Era assessore al Comune di Pescara già quando il sindaco era Luciano d’Alfonso. E ora Paola Marchegiani (Pd), che è sempre al suo posto, s’è appena vista approvare un finanziamento pubblico da ben 150 mila euro dalla Regione Abruzzo, guidata proprio da D’Alfonso (Pd), oggi governatore, per ristrutturare un’antica proprietà di famiglia nell’incantevole paesaggio di Città Sant’Angelo (Pescara). Altrettanto incantevole è il suo candore quando descrive l’iter burocratico della vicenda.

L’assessore Marchegiani ha il pregio di non nascondere né le sue emozioni, né le sue intenzioni, soprattutto se riguardano D’Alfonso e le sue – ormai tutte archiviate – vicende giudiziarie. “La notte che fu arrestato – racconta in un’intervista a Il Centro in marzo – la passai in lacrime e feci un fioretto. Mi chiesi: cosa posso fare per soffrire anche io un po’ come lui? Così pensai che avrei dovuto sentire freddo e dal 2008, fino alla sua prima assoluzione del 2013, non ho più calzato scarpe chiuse: infradito anche sotto la neve”. Ora la bufera è passata. E D’Alfonso governa la Regione.

Ma torniamo al bando, che assegna 16 milioni e riguarda gli “interventi di sostegno regionale alle imprese operanti nel settore del turismo”. Un settore inedito per l’assessore Marchegiani, medico, titolare di un laboratorio di analisi e di una ditta individuale dedita alla raccolta dei cereali (escluso il riso, recita la visura camerale). Nel luglio 2014 spedisce la richiesta di finanziamento per il “progetto di riuso della ex rigattiera Coppa Zuccari a complesso turistico-ricettivo (country house) a Città Sant’Angelo”. Trattasi di un’antica proprietà di famiglia ereditata dal padre. Il quotidiano online Abruzzo Independent pochi giorni fa pubblica le graduatorie: la sua pratica, registrata al numero 32, giunge 45esima su 146 approvate. Altre centinaia, invece, vengono respinte. Finanziamento richiesto, 150 mila euro. Finanziamento ottenuto, 150 mila euro.

Il lato più sorprendente – sempre che l’assessore, durante la nostra intervista, non si sia sbagliata – è però un altro. Il bando, all’articolo 6, prevede che a beneficiare dei finanziamenti siano soggetti di due tipologie: o le “piccole, medie e micro imprese” oppure le “associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni… dotate di personalità giuridica”. Non il singolo cittadino, insomma, a titolo di persona fisica.

Sarà tutto regolare, ma si può dubitare dell’opportunità politica di rivestire il ruolo di assessore comunale (del Pd) e, nello stesso tempo, di imprenditore che ottiene un finanziamento dal governo regionale (a maggioranza Pd) guidato dall’ex sindaco. L’abbiamo chiesto all’assessore Marchegiani. Ha registrato un’impresa – chiediamo – per accedere alla pratica? La risposta è disarmante. “No. Assolutamente no. Non so quello che farò, perché ancora la destinazione d’uso non è stata definita”. Non è stata definita? “No, ma sarà una struttura ricettiva con spazi per il turismo…”. Quindi ha chiesto il finanziamento a titolo personale, come persona fisica? “Sì, almeno credo. Ha fatto tutto mio marito… vuole parlare con lui? È lui che va sul cantiere tutti i giorni”. Preferiamo parlare con lei: è lei, l’intestataria della pratica.

“Ah, giusto, capisco. Il progetto riguarda un intero borgo che risale alla fine del Settecento, un’antica bigattiera dove si allevavano bachi da seta, per ora abbiamo fatto solo lavori di mantenimento. Diventerà una residenza, 6 o 7 piccoli appartamenti, sale per matrimoni, ma come le ho detto non abbiamo ancora una vera e propria destinazione d’uso”. Interessante. E chi gestirà la struttura? “Le mie figlie. Ma è sicuro che non vuole parlare con mio marito?”. Sicuro. “I conti comunque sono tutti trasparenti, è tutto tracciato: cifre finora spese da mio marito, perché io non avrei potuto mettere tutti questi soldi”. Non trova inopportuno, da assessore, accedere a questo finanziamento? “La domanda l’ho fatta quando era presidente Giovanni Chiodi (Fi)”. La pratica però è stata sbloccata con il governo guidato da Luciano d’Alfonso.

Non ho mai chiesto niente a nessuno. Ho un ruolo pubblico, sì, ma non è un conflitto d’interessi. Ho un laboratorio clinico, ma quando è stata fatta una gara per analisi del sangue, non mi sono presentata: lì c’era un conflitto d’interessi, qui no. Ho ereditato un bene da mio padre, non voglio farlo crollare, abbiamo un’opportunità, grazie ai fondi pubblici regionali, perché non dovrei usufruirne?”.