La “signora di 62 anni che preferisce stare con il nipotino rinunciando a 20-30 euro di pensione dovrà mettersi l’animo in pace e aspettare ancora. Matteo Renzi, intervistato a Che Tempo Che Fa, si è infatti rimangiato la promessa fatta nel maggio scorso e ribadita dalle pagine de L’Unità a fine settembre dopo che l’ipotesi di un rinvio aveva fatto infuriare i sindacati. La flessibilità dell’età di uscita dal lavoro, aveva avvertito il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, avrebbe dovuto essere a costo zero per le casse dello Stato. E per farlo “non abbiamo ancora trovato la soluzione”, ha ammesso il premier. “Se si interviene sulle pensioni senza saggezza si fa danno, quindi la proporremo nel 2016 quando i numeri saranno chiari”. Di conseguenza l’attesa revisione della legge Fornero non finirà nella legge di Stabilità che il governo deve approvare giovedì 15. A pesare, probabilmente, è stato anche l’ammonimento del presidente dell’Inps Tito Boeri, che giovedì scorso aveva chiesto all’esecutivo di fare “un intervento serio” che sia “l’ultima riforma delle pensioni, non uno stillicidio di interventi parziali”. Le sigle sindacali però sono di nuovo sul piede di guerra e parlano di “errore gravissimo”. 

Nei giorni scorsi si erano rincorse le ipotesi sui possibili interventi da inserire nella manovra: dal prestito previdenziale a carico del datore di lavoro all’uscita anticipata con assegno ridotto. Ognuna però presentava punti deboli: il prestito aziendale rischiava di essere accessibile solo per i dipendenti delle grandi imprese, mentre la possibilità di andare in pensione prima di aver raggiunto l’anzianità contributiva minima avrebbe avuto costi elevati per l’Inps a meno di non tagliare le prestazioni di una percentuale corposa. Il problema, insomma, è di coperture. Anche se Renzi per giustificare la marcia indietro ha evocato il rischio di “fare danno” se si interviene sul tema “senza saggezza e senza cifre chiare“.

La leader della Cgil, Susanna Camusso, ha detto che è “sbagliato rinviare la scelta e pensare si tratti di qualche aggiustamento emergenziale, scaricando gli oneri sui lavoratori”. Anche la Uil considera un “errore gravissimo” aspettare fino al 2016. “Si continuano a penalizzare i lavoratori over 62 anni e i giovani che vedono ancora bloccato il turn over nel mercato del lavoro”, attacca il segretario confederale Domenico Proietti. “La Uil non si rassegna a derubricare questo tema e continuerà la mobilitazione in tutto il Paese”. La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha chiesto a sua volta “un segnale importante già nella legge di Stabilità”. “Vogliamo capire – ha proseguito Furlan – se per il governo, che ha fatto tante ipotesi e chiuso e riaperto più volte, questa è una cosa seria o se sono solo annunci a seconda degli spot televisivi, che poco importano agli italiani”.