Dunque, ieri c’è stato questo tizio un po’ pingue e molto goffo, tal Matteo Renzi, quello convinto di essere Frank Underwood quando è al massimo un Jerry Calà minore, che ha arringato i sottoposti alla direzione Pd.

In pochi minuti il Duce Calà ha detto che se Grasso riapre la discussione lui “fa convocare Camera e Senato” (neanche in guerra una roba così) perché “è una situazione inedita”, e ovviamente ha detto una bischerata enorme perché è già successo nel ’93 (Napolitano Presidente della Camera) e soprattutto perché è l’art.72 della Costituzione a imporlo. Ha detto “anche ‘sto Varoufakis ce lo semo tolti di torno“, poi ha parlato del famosissimo “tannel di Calais” (dev’essere vicino al tunnel della Gelmini pieno di neutrini transumanti) e ha ribadito che “la riforma della Costituzione la aspettano tutti (tutti chi?) da 70 anni” (giova umilmente ricordare che la Costituzione ne ha 67).

Il Duce Calà ha poi zimbellato Corbyn e i laburisti, i soli che “vogliono perdere sempre come i Washington Generals nel basket, ah ah ah” (ah ah ah), e nel dirlo ha insultato un partito (e un paese) che siede pure accanto al suo Pd in Europa; ha lodato Tsipras, ma solo perché ormai è uno Tsipras dimezzato come il visconte di Calvino. Ha parlato a casaccio della legge Tatarella del ’95, fingendo di aprire sull’art 2 (quello che nega l’elettività dei senatori e lo trasforma in un dopolavoro per nominati spesso inquisiti e sempre protetti da immunità). Ha parlato di “designazione” dei neo-senatori, una finzione che basterà alla cosiddetta minoranza dem (sempre più ridicola) per cantare vittoria (peccato che i “senatori” saranno sempre nominati dai partiti ed eletti da nessuno: l’elettore al massimo ratificherà quanto già deciso da Renzi stesso).

Il Duce Calà ha detto che molti hanno cambiato idea strada facendo, e probabilmente si riferiva a se stesso, che in un’altra vita aveva promesso il dimezzamento di parlamentari e indennità (il super-jet da quasi un milione a settimana in affitto rientra chiaramente in questa ottica), oltre ad elezioni con preferenze e mai più nominati (2/3 della nuova Camera e tutto il finto Senato nominato rientrano chiaramente in questa ottica). Infine, ma è forse la cosa più bella, il Duce Calà ha detto che le riforme vanno fatte perché, “ce lo chiedono dalle cucine delle Feste de l’Unità” (giuro, non è una battuta: l’ha detto sul serio). Ecco: l’Italia è nelle mani di un uomo così. Auguri.