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La Mostra del Cinema di Venezia si è appena conclusa tra le polemiche sottovoce sulle possibili preferenze sudamericane del presidente di giuria Alfonso Cuarón e i tanti premi assegnati, alcuni anche a film italiani. Tra questi luccica Per amor vostro, del regista partenopeo Giuseppe Mario Gaudino. Negli anni ci ha abituati al suo stile grazie non solo ai tanti documentari visti nei festival di mezzo mondo, ma stavolta l’impresa era quella di raccontare una storia piena di sottotracce, ricchissima di spunti, ma soprattutto cucita addosso alla città di Napoli.

Controverso e turbinoso nella versione di Gaudino, il capoluogo campano si popola di facce da incubi felliniani sugli autobus, mariti violenti, attorucoli innamorati, ex-colleghi insistenti e figli vitali e segretamente maturi. Anna è una donna di mezz’età bella quanto insicura, lavora scrivendo i gobbi per una soap locale e prende tutti i giorni un’auto a dir poco surreale, quando non gocciolante. Non conosce, per scelta ignava, certe attività di suo marito e non ha neanche il coraggio di aspirare a una vita diversa. Valeria Golino a vederla tra quel bianco e nero dai contrasti tenui sembra il negativo di quella solare Amelie Paulain che faceva sognare sorridendo. Ma dal suo balconcino sul mare (non siamo a Parigi) i colori squarciano la scena sulla sua Amelie al veleno: stretta dalla vita ma viscerale nell’amore per i tre figli. L’attrice, mai così ispirata come questa volta, aveva vinto la Coppa Volpi anche nell’86 con La storia di Mario, ma quello che riesce a raggiungere con Gaudino la conferma come un buon vino per il cinema italiano che negli anni acquisisce sempre nuove note. Lei le suona accompagnata anche da Massimiliano Gallo, dagli ottimi talenti Elisabetta Mirra, Daria D’Isanto e Edoardo Crò, e da un Salvatore Cantalupo che rappresenta una scheggia d’Italia con un personaggio intriso dalle ceneri di Pulcinella. Insieme, Anna e i ragazzi cantano sulle note del Quartetto Cetra intorno al figlio sordomuto. Sono sequenze piene di affetto, tanto quanto ignobili le incursioni dell’odioso marito Gallo.

Contrasti. Si vive di contrasti fortissimi come solo a Napoli possono essercene. Un vulcano silente respira dalle solfatare in alcune scene chiave mentre l’altro sottosuolo, quello dei cimiteri e delle catacombe ingoia alcuni incontri segreti. Gaudino acciuffa riti arcaici a metà tra religione e scaramanzia. Mescola rappresentazioni angeliche e devozioni giurate su altarini casalinghi con una storia attuale e lucidamente verosimile per restituire al pubblico immagini urbane e oniriche. L’idea di accompagnare prologo, epilogo e intermezza con tre ballate folk dialettali composte dagli Epsilon Indi è magnifica nella declinazione in cui il gruppo (abituali collaboratori di Gaudino) utilizza un magma di strumenti provenienti dalla musica popolare antica. È grazie a loro che la poetica del film decolla cullandoci in una dimensione partenopea mai dipinta in questo modo. E a proposito di dipingere, anche i colori aggiunti in postproduzione a mo’ di santini sono enfaticamente carichi, ma azzeccati per l’anima barocca della città.

Il mare stesso è visto dal regista sia come rassicurazione che come aspirazione alla liberà, pur sempre salata. Può diventare nemico, e sotto i flutti, con citazioni pittoriche vicine a Bosch ipotizza visionarie bolge infernali. Ma è la grazia divina incarnata in una madre ciò a cui mira Per amor vostro. Il titolo suona come il verso di una preghiera e spezza il mondo falsato del set, dove l’attore col fare caloroso di Adriano Giannini si compiace del suo piccolo essere star. I suoi duetti con Golino hanno punteggiature attoriali perfette. Ancora conflitti tra aspirazioni e cruda realtà, tra famiglia e violenze, successo e videopoker, nuovo lavoro e soldi a strozzo, fresche lenzuola stese e un turbinio di preoccupazioni quotidiane.

Il film, in uscita il 17 settembre e distribuito da Officine Ubu, vanta una sinergia di produzioni tra Italia e Francia. Si va da Buena Onda (produttrice degli ultimi tre film di Paolo Sorrentino) a Eskimo (con il suo Bagnoli Jungle anch’esso alla Mostra del Cinema), dai Figli del Bronx (già produttori di Napoli, Napoli, Napoli di Abel Ferrara) a Gaudrì (casa produttrice del regista dedicata ai doc). E ci sono anche Bea Production Company (quelli di Pasolini di Ferrara), Minerva Pictures (famosi per Fortapàsc di Marco Risi) e Les Film de Tournelles (francesi bagnati d’Italia per Respiro di Emanuele Crialese e La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo). Destinato anche a buoni risultati di botteghino, magari anche all’estero? Molto probabilmente sì, lo meriterebbe.