Possiamo capire tutto. Davvero. Stiamo parlando di una tv commerciale che con i propri soldi può fare quello che vuole. E va bene. Stiamo parlando di una fiction che nelle sue tre precedenti stagioni ha avuto un certo successo e che quindi si è meritata sul campo la riconferma. E va bene. Stiamo parlando di un Gabriel Garko. Che piace alle zie, alle sorelle, alle nonne, alle cugine. Che piace a mia madre. E va bene. E visto che la prima puntata della quarta stagione ha vinto la serata con 4.205.000 telespettatori e il 20,32% di share, forse dovremmo finirla qui e non lanciarci nella solita critica televisiva che somiglia sempre più a Don Chisciotte e alla sua lotta contro i mulini a vento.

Poi, però, ti ricordi che in tv qualcosa di decente si può ancora vedere, anche sul fronte dell’intrattenimento, e senza scomodare Sky, visto che per captare il segnale di Murdoch tocca pagare un abbonamento. La settimana prossima, per esempio, comincia Pechino Express su RaiDue, che è intrattenimento leggero e che è intelligente assai. Su RaiUno torna Tale e Quale Show, che è intrattenimento ultraleggero ma è gradevole, senza troppe pretese, spensierato. E nell’epoca delle serie tv americane, è sul fronte della fiction che in Italia continuiamo a dover sopportare i Garko, le Torrisi, le Arcuri. Non che sulla Rai vada meglio, per carità. Le fiction per il pubblico di massa in Italia sono quasi tutte indegne. Forse perché i signori della televisione credono davvero che il pubblico sia formato da perfetti decerebrati, forse perché di autori di talento in giro ce ne sono davvero pochi. E nessuno venga a parlarci del bisogno di “evadere”, dopo una lunga giornata di lavoro e di noie quotidiane, perché, appunto, c’è evasione e evasione. Il pubblico andrebbe rispettato un po’ di più, a cominciare dalla scelta degli attori.

Gabriel Garko, dicevamo, piace tanto al pubblico femminile. E sui social, così come nei trafiletti indignati vergati dai critici sui giornali (o sui siti, come stiamo facendo noi in questo momento) ci si limita a fare ironia sulle scarse doti attoriali del ragazzotto piemontese. Ma voi lo avete davvero visto “recitare”? Avete mai assistito all’indegno spettacolo di una lunga serie di espressioni tutte uguali, al ridicolo accento siciliano che da anni Garko prova a dare ai suoi personaggi mafiosi fallendo miseramente? Quella virilità esageratamente e forzatamente ostentata. Quegli scatti d’ira improvvisi dalla credibilità nulla. Fa quasi tenerezza, il bel ragazzo dalla pelle levigata, senza espressioni e senza talento che riceve una barca di soldi per regalare al pubblico una prova d’attore che farebbe impallidire persino la mitica Corinna della serie cult Boris.

Personalmente non ci divertiamo nemmeno più, a sfottere Gabriel Garko. Non fa ridere. Non deve fare ridere. Deve fare arrabbiare chi la tv la ama davvero. Perché non ci si deve arrendere al declino mortifero di un mezzo di intrattenimento che potrebbe ancora dare tanto, se solo i padroni del vapore non ignorassero bellamente la dignità del pubblico. Qualche mese fa, per molto meno, su queste stesse pagine web avevamo criticato ferocemente Tea Falco, la Bibi Mainaghi di 1992. Ebbene, rispetto a Garko, la Falco sembra Meryl Streep. Sul serio. E il fatto è che a Canale5 non albergano di certo frotte di dirigenti lobotomizzati, quindi dalle parti di Cologno sanno perfettamente che Garko è uno dei peggiori attori italiani dell’ultimo ventennio. E allora, la scelta è solo di target di rete? Davvero la televisione deve essere solo ed esclusivamente la vendita degli spazi pubblicitari a peso d’oro? Davvero chi si occupa della fiction in casa Mediaset non arrossisce quando, in anteprima rispetto all’ignaro e incolpevole pubblico di massa, visiona le cassette di questi orribili feuilleton fuori tempo massimo?

Sarà pur vero che la tv generalista non è ancora morta e che lo zoccolo duro del pubblico “basso” continua a preferire questi “prodotti” e questi media alle nuove frontiere dell’intrattenimento online. Ma Netflix sta arrivando anche da noi e prima o poi arriverà anche il ricambio generazionale del pubblico, persino in un paese per vecchi come l’Italia. E quando tutti saremo abbonati a Netflix, si spera che Gabriel Garko si dedichi al teatro, organizzando recite speciali dedicate esclusivamente ai tanti dirigenti della tv generalista che, allora, avranno sicuramente un sacco di tempo libero.