Non c’è pace sulla tomba di Lady D. Allo scoccare del 19esimo triste anniversario della morte della principessa di Galles, avvenuta nel tunnel dell’Alma a Parigi il 31 agosto 1997, diverse testate giornalistiche anglosassoni riportano nuove rivelazioni sulla sua vita e sul giorno della sua tragica fine. Le vestali si chiamano Selina Scott e Ingrid Seward. La prima, una storica giornalista e conduttrice della BBC, ha appena rivelato la preoccupata confidenza datata 1996 dell’appena separata Diana Spencer dove, in buona sostanza, la principessa dà all’allora asfissiante corteggiatore Donald Trump dello stalker. La seconda, invece, è la biografa della famiglia reale inglese e autrice del libro che uscirà in Gran Bretagna il 27 agosto, The Queen’s Speech: An Intimate Portrait Of The Queen In Her Own Words, dove viene riportata la battuta di dubbio gusto sulla morte di Lady D. pronunciata dalla regina Elisabetta nelle concitate ore successive all’incidente di quel maledetto 31 agosto ’97: “Qualcuno deve aver ingrassato i freni”.

Diana, l’ultimo impossibile trofeo di Donald Trump. Sul Sunday Times di domenica scorsa la 64enne Selina Scott ha scritto per la prima volta di una confidenza fattale dalla Spencer appena divorziata dal principe Carlo. Correva l’anno 1996 e ad ogni ora a Kensington Palace pare arrivassero decine di mazzi di fiori con bigliettini al seguito firmati Donald Trump. L’attuale candidato alla presidenziali Usa per il partito repubblicano rimase letteralmente rapito dalla magnetica e affascinante presenza di Lady D. tanto da iniziare un corteggiamento un po’ affrettato e volgarotto, comunque tipico dei modi spicci e delle parole franche del miliardario statunitense. “Trump vide in Diana l’ultimo suo possibile trofeo come moglie”, ha scritto la Scott. “Come le rose e le orchidee accumulatesi improvvisamente nel suo appartamento, Diana si preoccupò molto di quello che avrebbe voluto rispondere a Trump visto che si sentiva come inseguita (“stalking her” ndr) da lui”. Quando poi l’approccio si fa stringente e l’invito a cena viene più volte formalizzato, Diana si confessa con l’amica giornalista e le dice: “Come devo fare? Quell’uomo mi fa accapponare la pelle”. La Scott taglia corto: “Basta gettare i suoi inviti nell’immondizia”. Detto, fatto. Nessuno ricorda la Diana conquistata da Donald, ma in molti ricordano il Donald affranto, seppur baldanzoso, modello adolescente in discoteca: “Ho un solo rammarico nel reparto donne: non essere riuscito a corteggiare Lady Diana. L’ho incontrata in diverse occasioni. Era incredibile come illuminasse con il suo fascino l’ambiente in cui si trovava”.

Diana è morta e la regina: “Qualcuno deve aver ingrassato i freni”. Della silenziosa diffidenza, se non addirittura di una visibile ostilità, tra la madre del principe Carlo, nonché regina Elisabetta II, e l’allora principessa Diana, sono pieni i libri dell’ultimo decennio. Ma forse della durissima e sprezzante reazione di fronte alla morte di Lady D da parte di Elisabetta II non si era mai fatta chiarezza come nelle pagine di The Queen’s Speech: An Intimate Portrait Of The Queen In Her Own Words. L’autrice, Ingrid Seward, importante biografa dei reali inglesi, riporta la battuta “Someone must have greased the brakes”. Umorismo british di pessimo gusto o alterigia reale fino al midollo? Elisabetta II, all’epoca 71enne, si trovava nella residenza scozzese di Balmoral. Fu lì che apprese della notizia della morte dell’oramai non più nuora. E fu lì, secondo la Seward, che pronunciò quelle poche parole di cinica circostanza come fosse in uno dei peggiori pub di Glasgow. Elisabetta rimase nella dimora di Balmoral fino al 5 settembre, ufficialmente per proteggere dal caos mediatico londinese i due nipoti appena informati della morte della madre. Una volta a Buckingham Palace, tutta vestita di nero, assieme al principe Filippo visitò l’immensa distesa di fiori e regali che gli inglesi depositarono alla memoria di Lady D. Quando si rivolse in diretta tv alla nazione disse di Diana: “Era un essere umano eccezionale e dotato. Nel bene e nel male, non ha mai perso la sua capacità di sorridere e ridere, né di ispirare gli altri con il suo calore e la gentilezza”. Della reazione di Elisabetta II alla morte di Diana c’è anche una poetica versione firmata Stephen Frears nel film The Queen. In molti ricorderanno il momento in cui la regina alla guida di una jeep nel bosco scozzese nell’attraversare un torrente rimane vittima di un incidente. L’auro si ferma, lei scende, si toglie il fazzoletto, poi all’improvviso si gira e vede un cervo. Prima timorosa, poi lentamente si scioglie: sorride e accenna un pianto.