Per una volta tanto il punto di vista sull’immigrazione è quello delle seconde generazioni. I figli di genitori stranieri nati in Italia o arrivati qui quando erano piccoli. “Welcome to Italy” è la prima web serie dedicata a loro, online su Youtube. Mettiamo da parte gli sbarchi, le morti in mare, le frontiere chiuse. L’urgenza in questo caso è l’integrazione. Assad, arabo, per paura di essere giudicato aggressivo, sceglie di avere un atteggiamento diplomatico e disponibile con tutti, anche quando è sotto minaccia. Jamal, di origine eritrea, a causa del colore della sua pelle fa fatica a essere considerato un cittadino italianoo. Milagros, peruviana, non riesce a fare dell’Italia casa sua perché è schiacciata dal senso di colpa della madre per aver abbandonato lei, gli altri figli, il marito e la sua terra. Jeffrey, nato da filippini, racconta l’avventura del ricongiungimento familiare che lo ha portato a Roma. Luba, dall’Ucraina, ha voglia di giustizia, di mettersi in regola alla svelta, di capire come funzionano le leggi italiane. Bashir, iraniano, eterno migrante, sempre pronto a partire se la fortuna non è dalla sua parte. E poi c’è Giorgio, romano, che all’inizio li accusa di essere dei “clandestini” e alla fine si scopre uno di loro. Otto puntate da dieci minuti l’una. La produzione è a cura di Etnos 2009, associazione di promozione sociale. Mentre la regia è affidata a Terry Paternoster, nota attrice teatrale, che per la prima volta si cimenta sullo schermo dopo aver vinto la XIV edizione del Premio scenario per Ustica con lo spettacolo “Medea Big Oil”. La serie fa parte del progetto InfoFilieraRoma.it, che mira a dare voce alle comunità straniere in Italia, finanziato dal ministero dell’Interno con il fondo europeo per l’integrazione dei cittadini dei paesi terzi.

Sette storie, sette attori professionisti di altrettante etnie diverse, e sei sceneggiatori (Andrea Beluto, Andrea Cancellario, Anna Moretti, Federico Cervigni, Antonio Riscetti, Doneatella Altieri e la stessa Terry Paternoster) che si sono sperimentati in un laboratorio multiculturale. “Abbiamo coinvolto quasi tutte le comunità straniere nella capitale, da quella cinese a quella sudamericana, per capire quali disagi vivono e cosa vorrebbero dire agli italiani – spiega Donatella Altieri, che ha supervisionato la scrittura dei dialoghi -. Dopo un lavoro di selezione e interpretazione abbiamo costruito le parti dei personaggi. È stato un vero lavoro di squadra”.

La trama è semplice e allo stesso tempo densa di messaggi. Il gruppo di seconda generazione gestisce una radio che si chiama “Baobab”. Il significato lo chiarisce Assad nel secondo episodio: “È una parola araba che significa ‘padre di molti semi’. Anche noi siamo tanti semi di uno stesso albero”. Il mezzo di comunicazione non è scelto a caso. “La radio è metafora del bisogno che gli immigrati hanno di raccontarsi, di farsi conoscere, di farsi ascoltare dagli italiani” continua Altieri. Ma quella radio rischia di chiudere. Si trova infatti dentro un centro culturale (in comodato d’uso) che qualcuno vuole trasformare in un parcheggio a pagamento. “Welcome to Italy” è anche un modo per guardarci allo specchio. Giorgio, l’italiano di turno, incarna la fobia per lo straniero. Con un sampietrino spacca la vetrina del locale e il giudice converte la pena in tre mesi di lavori sociali all’interno di radio Baobab. È resistente, diffidente, arrogante. Distrugge l’equilibrio del gruppo e facendolo ritrova se stesso. “Scatta un processo di crescita dal confronto con il diverso. È lui infatti il primo a sentirsi straniero in casa sua, tra suo padre e sua madre, con i quali ha un rapporto conflittuale. Per questo motivo se la prende con gli immigrati, che vivono il suo stesso dramma. È arrabbiato per il dolore che vive in famiglia e lo sfoga su chi sente simile a lui”. Gli episodi sono accompagnati da un “pacchetto informativo”: video testuali, infografiche, podcast con le istruzioni per sbrigare pratiche burocratiche (come il permesso di soggiorno) e accedere ai servizi (come sanità o finanziamento in banca) in nove lingue (italiano, cinese, bengalese, ucraino, cinese, spagnolo, tigrino, filippino, arabo).