Che il debito pubblico italiano, rispetto al Pil, sia il secondo dell’Unione europea dopo quello della Grecia, non è una novità. Ma i dati diffusi dall’Eurostat mercoledì mostrano che nel primo trimestre di quest’anno il rapporto è salito di ben tre punti percentuali, dal 132,1 al 125,1% del prodotto interno lordo: il maggiore aumento dopo quello registrato dal Belgio, che ha visto il debito/pil salire di 4,5 punti. Atene nel corso dei tre mesi ha registrato invece una riduzione dell’8,3%, al 168,8% del Pil.

debito pil nuovoDall’ultimo bollettino di Bankitalia risulta che a maggio, quindi due mesi dopo il periodo preso in considerazione dall’ufficio statistico dell’Unione, il debito ha sforato i 2.200 miliardi di euro e dall’inizio del 2015 è cresciuto di 83,3 miliardi. Un picco che si spiega in parte con il fatto che il Tesoro nella prima metà dell’anno ha “messo fieno in cascina” portando le proprie disponibilità liquide a quasi 101 miliardi di euro dai 46,3 del dicembre 2014.

Al terzo posto dopo Italia e Grecia c’è il Portogallo, a quota 129,6 per cento, mentre i debiti più bassi sono quelli di Estonia (10,5%) e Lussemburgo (21,6%). Nel complesso, il rapporto fra debito e Pil dei Paesi dell’area euro è salito al 92,9%, con un incremento di 0,9 punti rispetto al quarto trimestre del 2014, mentre nell’Unione europea è passato dall’86,9 all’88,2%.

Opportuno ricordare che dal prossimo anno scatta per l’Italia l’obbligo di rispettare la regola del debito prevista dal Fiscal compact, che prevede la riduzione di un ventesimo l’anno della parte di “zavorra” che eccede il limite del 60% del Pil. Il governo Renzi, secondo quanto emerso negli ultimi giorni, intende però chiedere un’interpretazione flessibile della norma per guadagnare spazio di manovra e poter tagliare le tasse come promesso dal premier. La decisione spetta a Bruxelles: è la Commissione Ue a stabilire se aprire nei confronti di un Paese una procedura per debito eccessivo.