“Tornerò” prometteva Arnold Schwarzenegger nei panni di Terminator nella celebre saga di James Cameron degli anni ’80. E ha mantenuto la promessa con il nuovo Terminator Genisys, nelle sale italiane da oggi per la regia di Alan Taylor. “Ho 67 anni ma non sono ancora pronto per andare in pensione, se lavora ancora Sly (Sylvester Stallone) perché non posso farlo io?”.

Dopo aver diretto molte serie tv come Il Trono di Spade e I Soprano, Alan Taylor è stato al timone del recente Thor: The Dark World e ha accettato la sfida di un reboot non facile da realizzare, se non altro per le aspettative dei fan e della critica pronti a fare paragoni inevitabili con l’originale. Scritto da Patrick Lussier, Terminator Genisys è ambientato in gran parte in un futuro dove tutti sono costantemente connessi, attraverso smartphone, tablet e computer sempre più sofisticati, e il progresso si trasforma in una minaccia per la privacy e la sicurezza personale e globale, di nome Skynet.

John Connor, interpretato da Jason Clarke, è il leader della resistenza umana e spedisce il sergente Kyle Reese indietro nel 1984 per proteggere Sarah Connor e salvaguardare il futuro. Però un evento inaspettato crea una frattura nella linea temporale e il sergente Reese si trova in una nuova e sconosciuta versione del passato, dove incontra improbabili alleati, tra cui il Guardiano, nuovi pericolosi nemici, e una missione imprevista: un futuro diverso.

Dopo la parentesi poco riuscita di Terminator Salvation diretto da McG nel 2009, questo film può considerarsi il vero sequel della celebre saga di Cameron, anche se vive di una sua identità non del tutto legata all’immaginario costruito in precedenza. Infatti, pur mantenendo delle componenti fondamentali e alimentando l’effetto nostalgia, soprattutto nelle prime scene del film che appaiono come un esplicito omaggio alle origini del 1984, Alan Taylor cerca di lasciare una sua impronta alla storia.

“I film di Cameron hanno creato un immaginario impossibile da evitare, una metodologia specifica con cui ci dobbiamo confrontare ogni volta che si cerca di descrivere il futuro. Io ho cercato di mantenere le cose che amo di più di quei film” ha detto. I viaggi nel tempo rendono questo nuovo film molto più futuristico degli altri e donano un ritmo dinamico, scandito da un’ azione degna di un film di Die Hard, tra inseguimenti acrobatici, esplosioni e scontri corpo a corpo.

La spettacolarità e la tecnologia 3D aiutano senza dubbio a confezionare un film di puro intrattenimento, ma non permettono di andare oltre. I personaggi si muovono dal 1984 al 2017, costruendo una sceneggiatura che gioca con le variabili della realtà e degli avvenimenti. Come diceva Jean-Luc Godard “un film deve avere un inizio, un centro e una fine, ma non necessariamente in quest’ordine”. La fantascienza, più di ogni altro genere, è la culla di queste storie improbabili ma affascinanti, però Taylor mantiene solo in parte le redini della narrazione. La regia concentrata e attenta lascia da parte l’insurrezione delle macchine, concentrandosi di più sulle relazioni personali tra i personaggi, tra cui tuttavia non si crea una convincente alchimia.

Il T-800 di Schwarzenegger conferma la sua umanità nei panni di un papà/nonno cyborg dal cuore di metallo, al quale spettano le migliori battute e gag con citazioni. Accanto a lui un cast completamente nuovo, tra cui Emilia Clarke, la star della serie tv Il Trono di Spade, nei panni della combattiva Sarah Connor, Jay Courtney come Kyle Reese e Jason Clarke nei panni di John Connor. Difficile rimpiazzare il mitico motto “Hasta la vista, baby” con il nuovo “Vecchio, ma non obsoleto”, ma come è accaduto per il recente Jurassic World, riportare in vita vecchie glorie è sempre un’impresa che, da una parte aiuta a ricordare e rivalutare il passato, ma dall’altro denuncia una carenza di idee e la predominanza del marketing sulla creatività.

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