Mario Adinolfi contro George Michael. No, non è un film demenziale tipo Totò contro Maciste, ma l’ennesima guerra santa del direttore de La Croce. Ieri è toccato al cantante inglese, ex leader degli Wham, idolo di una generazione e poi protagonista di una lunga e proficua carriera da solista. Il casus belli sono gli scatti che ieri hanno invaso il web, con il cantante non proprio in gran forma, con qualche chilo di troppo e un’aria dimessa e imbolsita che non rende giustizia a uno dei sex symbol degli anni Ottanta.

In un colpo solo, Adinolfi gioca due dei suoi argomenti preferiti: la (condivisibile) difesa delle persone sovrappeso e l’attacco frontale alle droghe leggere, visto che George Michael non ha mai fatto mistero di fumare cannabis. Sul suo profilo Facebook, Mario Adinolfi si è così espresso: “Sono uscite queste foto del cantante George Michael in cui tutti, ma proprio tutti i giornali e i siti titolano sul fatto che è “ingrassato” e “fuori forma”. Insomma, il problema è che il bel ragazzo che trent’anni fa ci faceva ballare con gli Wham ed era tanto carino, non è più così carino. Il problema è che è ciccione. Nessuno e dico nessun giornale o sito riporta nella titolazione la vera parola chiave del crollo che è: cannabis. Per la cannabis è finito in prigione cinque anni fa, per la cannabis ha combinato infiniti casini, ha giurato di “non toccarla più da un anno e mezzo”, poi a giugno si è ricoverato in una clinica svizzera specializzata in disintossicazioni da cannabis. Ragazzi, farsi le canne fa molto male. Il problema di George Michael non è che è ciccione e prima era carino. È la cannabis”.

Secondo Adinolfi, in pratica, il problema di George Michael sarebbe la cosiddetta “fame chimica”. Riesce difficile immaginare il cantante inglese strafogarsi di Nutella e Oreo dopo la cannetta della sera. In realtà, secondo i tabloid inglesi, l’aumento di peso sarebbe la conseguenza proprio del rehab nella Kusnacht Practice in Svizzera, una delle più costose strutture di disintossicazione al mondo. La droga fa me, la disinformazione pure.