“Perché Patrizia Moretti Aldrovandi ha deciso di ritirare le querele contro i suoi molestatori di sempre? Ha forse gettato la spugna anche Lei?”, queste le domande di un amico di fronte alla scelta di Patrizia di mettere fine a tutte le cause da lei intraprese contro i Giovanardi e persino contro chi, dopo aver contribuito alla morte di Federico, ha continuato ad insultarla, dentro e fuori le aule dei tribunali, persino sotto le finestra di casa. Non possono accettare che una donna abbia deciso di sfidare omertà, depistaggi, complici silenzi, per reclamare verità e giustizia per il figlio morto dopo un pestaggio eseguito da poliziotti che hanno oltraggiato la Costituzione e lo Stato di diritto.

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A Patrizia, e alla sua famiglia, sono stati riservati insulti terribili, oltraggiosi. Federico è stato definito “cucciolo di maiale“, hanno persino cercato di far credere che quel corpo sfigurato e quel volto sanguinante fossero il frutto di un fotomontaggio. Di fronte al muro del silenzio, Patrizia decise di aprire un suo blog, raccontò le sue verità, incontrò avvocati, cronisti, cittadini e persino qualche poliziotto che comunicarono a strillare il loro “non ci sto“, sino alla condanna definitiva degli autori.

Persino dopo quella condanna hanno continuato ad insultarla e a diffamarla, perché si era permessa di manifestare la sua amarezza per la decisione del tribunale prima e del ministero poi, di rimandare i 4 condannati a fare i poliziotti a Ferrara, così magari un giorno potrebbero pure chiedere i documenti ai familiari di Federico.

Patrizia ha ritirato le querele non perché si sia rassegnata, ma perché non li vuole più vedere, non vuole più sentire ingiuriare il figlio dentro le aule dei tribunali, non ha più intenzione di offrire spazi di propaganda ai seminatori di odio. Chi volesse saperne di più può leggere l’intensa e appassionata intervista realizzata per il sito di Articolo 21, da Filippo Vendemmiati, giornalista ed autore del docufilm È stato morto un ragazzo, opera civile e rigorosa dedicata al calvario di Federico, distribuita a suo tempo proprio dal Fatto.

Patrizia Aldrovandi Moretti non si è arresa, ma ha deciso di dedicare la sua vita all’impegno per impedire che ad altri ragazzi tocchi la sorte di Federico, per ripristinare la Costituzione anche nei luoghi di pena, per arrivare alla approvazione di una legge sul reato di tortura.
Il 25 settembre prossimo saranno passati 10 anni dalla morte violenta di Federico.

I suoi amici lo ricorderanno in piazza a Ferrara. Sarà il caso di segnarsi questa data e di essere in tanti non solo per ricordare Federico, ma anche per ringraziare chi, come Patrizia, ha deciso di trasformare un dolore devastante e privato in un quotidiano impegno per la dignità di tutte e di tutti.