Prendiamo il polso alla società. La diagnosi si ripete: l’ignoranza emotiva è ancora alta. Primo perché capire noi stessi (passaggio obbligato per capire gli altri) è l’impresa più difficile della vita. Secondo perché è raro che qualcuno te la insegni a scuola o in famiglia. Terzo perché la seduta dallo psicologo per molti è ancora un tabù. Quindi vai dal callista per farti togliere i calli. Vai dal cardiologo per farti curare l’ipertensione. Dal dermatologo per un’allergia alla pelle. Dal gastroenterologo, ginecologo, andrologo, per altri problemi. Ma se hai fame nervosa? Stress accumulato? Paura di diventare un padre o una madre? Se sei insofferente ai limiti, incapace di valorizzarti, difficile al contatto fisico, cosa fai? Domande delicate, inesplorate, insabbiate, a cui prova a dare una risposta il primo festival in Italia dedicato alla psicologia: “Stiamo fuori”, martedì 23 e mercoledì 24 giugno, a Roma.

Un’idea dell’ordine degli psicologi del Lazio per invitare i cittadini a prendere più sul serio i disagi che li tormentano, a volte senza neppure saperlo, e spezzare lo stereotipo dello strizzacervelli. “Di solito lo psicologo viene consultato in casi estremi, spesso è l’ultima figura a cui una persona si rivolge quando ha una difficoltà, ma non deve essere così – spiega Nicola Piccinini, presidente dell’organizzazione -. È un facilitatore del quotidiano vivere e lavorare, è un agente di crescita interiore e di benessere. Aiuta la persona ad autodeterminarsi, a rimettersi in gioco a scuola, in famiglia e in ufficio. Non bisogna per forza soffrire di una psicopatologia, come depressione, ansia, attacchi di panico, manie ossessive, per prendersi cura di sè. In questi casi si consiglia una psicoterapia”. Il Festival serve anche per imparare a distinguere tra psicologia e psicoterapia. In quali contesti è utile la prima e in quali la seconda.

“Stiamo fuori” perché il luogo scelto per gli incontri sono dieci piazze all’aperto della Capitale, i luoghi più social in assoluto. Dieci gazebo diversi e in ciascuno troverete tre esperti a disposizione. Nessun ospite vip, luminari della scienza, niente dibattiti, libri o filmati. L’unico protagonista è chi decide di fermarsi. In piazza della Rotonda, zona Pantheon, si parla di alimentazione. Si potrà chiedere un parere a Paola Medde, psicologa, che chiarisce la distinzione tra fame nervosa, “quando si mangia per ottenere un conforto psicologico, per riempire i vuoti, per sfogare la rabbia”, e quella naturale “che arriva quando abbiamo esaurite le energie”. Poi mette in guardia dalle diete. “Noi viviamo nel mondo delle diete, ma sono destinate a fallire perché impongono uno stile rigido che non tiene conto di come siamo fatti. Allora spunta la sindrome dello yo-yo, prima uno dimagrisce tantissimo e poi si lascia andare e aumenta di peso. I soggetti si attribuiscono la responsabilità del fallimento. Ma è sbagliato. I meccanismi alla base dell’eccessivo controllo verso noi stessi o della mancanza di regole sono altri e vanno capiti per avere un rapporto normale col cibo”. La sessualità è il tema che verrà affrontato in piazza del Popolo. Lo sport per gestire meglio il carico di fatica quotidiana in Piazza della Repubblica. Lavoro, ansie da prestazione, sottovalutazione di sè, in Viale Europa, zona Eur. Alla perinatalità (dolce attesa, nuovo arrivo, sonno, allattamento, gelosia, capricci) è dedicato uno stand in Piazza Farnese. Di scuola e voglia di mollarla in Piazza Gimma. Infine, se siete colpiti da stress causato da imprevisti a casa o in ufficio fate tappa in Largo Giovanni XXIII. Il programma è online su festivalpsicologia.it.

“Come ti vedi da qui a tre anni in ambito vita o lavoro?” è la domanda di partenza dello psicologo di turno. E poi, per chi vuole, foto polaroid e sotto un commento lungo un tweet. “Lo scambio dura dai cinque a dieci minuti – prosegue Piccinini -. Lo scopo è stimolare la persona a riflettere, farla tornare a casa con qualche spunto. Noi non siamo dei maghi con le ricette pronte, ma possiamo aiutare gli altri a vedere la realtà con altri occhi e, in certe situazioni, consentire un risparmio al Sistema sanitario nazionale”. E fa un esempio: “Un paziente che soffre di una malattia cronica, come diabete o cardiopatia, deve assumere diversi farmaci, seguire un certo regime alimentare, cambiare le sue abitudini, fare attenzione all’attività fisica, insomma ha una lista di compiti che potrebbero impattare sul suo umore e su quello dei parenti. Ma se viene aiutato a gestire lo stato emotivo e a prendere confidenza con il suo corpo, allora sarà più incline a rispettare la terapia e di sicuro il sistema sanitario non ci rimette altri soldi”.