Bisogna essere dotati della massima fantasia e creatività per coniugare la passione per l’arte con quella della cucina, a sua volta declinata quest’ultima con gli umori, i disagi e le angosce di tutti i giorni. Sentimenti che ognuno di noi vive soprattutto quando, per piacere o più probabilmente, visti i tempi, per costrizione, si trova fuori dai nostri italici confini. Stiamo parlando di Isabella Pedicini, storica dell’arte e appassionata di cucina e scrittura, e del suo ultimo libro “Ricette umorali. II bis” (Fazi Editore, pp. 153, euro 12,00).

Appunto una “seconda volta”, perché questo divertente volume fa seguito ad un altro uscito nel 2012 dove le delizie gastronomiche facevano il paio con i disagi esistenziali delle persone. Un bis che ora affronta i problemi di chi, girando per il mondo, provenendo dal Belpaese ed essendo magari a corto di spirito di adattamento, sente immediatamente la nostalgia della nostra cucina e reagisce a questo disagio con i modi più vari ai quali deve corrispondere appunto un piatto diverso, appropriato insomma all’umore. Un lavoro realizzato proponendo ricette di fantasia senza mancare di riguardo alla geometria, sì proprio a quella materia spesso incubo di tanti studenti, tanto da dedicare ogni capitolo ad un solido partorito dalla mente di Euclide.

A proposito dello spirito di adattamento va detto però che questa capacità di adeguarsi che noi auspichiamo va a farsi benedire pur avendo le migliori intenzioni di fronte a veri e propri scempi che la cucina italiana subisce fuori dai nostri confini e che la nostra autrice non esita a stigmatizzare. E’ il caso, e qui entriamo nel merito, della “Pizza à la Bolognaise” che la scrittrice cita inorridita, tanto da gridare rivolta al cielo alla stregua del Nazareno in agonia, “Carlo Petrini, perché mi hai abbandonato?” trasformando il fondatore di Slow Food in una sorta di divinità del cibo. Un qualcosa di orrido questa pizza “prodotta in un remoto angolo del pianeta” che ognuno di noi può trovare bella surgelata in qualsiasi supermercato del mondo.

Scherzi a parte, dietro il divertente aneddoto si nascondono due problemi seri: la globalizzazione del cibo che rende la vita difficile ai produttori che potremmo definire, tanto per capirci, doc. E poi il dramma di chi, per trovare lavoro e gratificazione, fugge all’estero rinunciando così alle delizie locali. Non c’è però solo sofferenza nelle ricette raccontate dalla nostra viaggiatrice. C’è anche molta voglia di abbattimento delle frontiere e di integrazione tra culture ed età diverse. E’ il caso dei “cavoletti di Bruxelles gratinati” non a caso preparati “per 4 persone cosmopolite”. La ricetta è quasi banale ma lo è molto meno il contesto dove si fronteggiano, forchette alla mano, N. di due anni, belga-tunisino-francese e con una tata siriana, nato a Roma ma residente a Francoforte sul Meno e J. che ha novant’anni, già sceneggiatore a Cinecittà e belga anche lui. Oltre ovviamente alla nostra autrice e appunto ad una baby sitter proveniente da un Paese in guerra. Tra i due principali protagonisti di questa tavola corrono ottantotto anni, origini diverse malgrado il comune accento francese e tante storie, nel vero senso della parola, da raccontare soprattutto da parte del potenziale nonno.

Non manca un piatto per chi, dubbioso ma più probabilmente angosciato, ha il cosiddetto “groppo alla gola” che Isabella Pedicini cucina con gli ingredienti fondamentali della vita di tutti i giorni, un pallone da rugby, un po’ d’ansia, d’angoscia, di senso di colpa e di paranoia. Oppure una “pastiglia di propoli” per chi, donna, si ostina a girare nel rigido inverno parigino vestita elegantissima a patto ci sia un ospedale a portata di mano. Insomma avete capito che non si tratta di un libro di ricette come un altro. Noi ne abbiamo elencate solo tre. Non vi resta che aprire il libro e leggere tutte le altre trentatré. Più l’ultima dedicata al mitico liquore Strega, diventata la postfazione del divertente volume.