“Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?”. Era il 28 luglio 2013 quando Papa Francesco, sul volo di ritorno dal suo primo viaggio internazionale, quello in Brasile per la Giornata mondiale della gioventù, pronunciò questa frase destinata ad alimentare il dibattito dentro e fuori la Chiesa e a dividere soprattutto i vertici ecclesiastici. Dopo quasi due anni arriva l’attacco durissimo del Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, dopo il sì al referendum sulle nozze gay in Irlanda: “Sono rimasto molto triste di questo risultato, la Chiesa deve tener conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l’evangelizzazione. Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani, ma di una sconfitta dell’umanità”.

Parole che appaiono in controtendenza, anche nei toni durissimi, con le aperture manifestate più volte da Papa Francesco nel corso dei suoi primi due anni di pontificato. Non a caso Bergoglio aveva chiesto di “prestare orecchio ai battiti di questo tempo e percepire ‘l’odore’ degli uomini d’oggi perché altrimenti il nostro edificio resterebbe solo un castello di carte e i pastori si ridurrebbero a chierici di stato”. Non è neanche un mistero che recentemente, durante il dibattito a porte chiuse con i vescovi italiani, il Papa, attaccato da alcuni presuli sulle sue aperture in favore dei divorziati risposati e dei gay abbia rassicurato i presenti spiegando che su questi temi lascerà al Sinodo dei vescovi in programma nell’ottobre prossimo ogni tipo di decisione.

Non a caso Parolin, nel suo duro attacco alle nozze gay, si è richiamato proprio al Sinodo affermando che “dobbiamo fare di tutto per difendere, tutelare e promuovere la famiglia perché ogni futuro dell’umanità e della Chiesa anche di fronte a certi avvenimenti che sono successi in questi giorni rimane la famiglia. Colpirla – ha proseguito il Segretario di Stato vaticano – sarebbe come togliere la base dell’edificio del futuro”. La spaccatura nella Chiesa sul tema dei diritti degli omosessuali si era resa evidente durante il Sinodo dei vescovi straordinario sulla famiglia dell’ottobre 2014. Niente maggioranza qualificata sull’ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti e sui diritti dei gay. Divisioni che si erano evidenziate anche nella traduzione inglese dei documenti finali.

Il maggiore dietrofont al Sinodo si era visto proprio sul tema degli omosessuali. Dopo le aperture del relatore generale, il cardinale di Budapest Péter Erdö, nella relazione intermedia dei lavori dell’assemblea, la parola gay era totalmente sparita dal messaggio finale dei padri sinodali, il primo dei due documenti conclusivi dei lavori. Erdö, invece, era intervenuto in aula pronunciando parole di grande apertura: “Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana” e si era domandato se la Chiesa è “in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle comunità”. E in un altro passaggio chiave il relatore generale aveva precisato che “senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner”.

Affermazioni che furono duramente criticate dalla maggioranza dei padri sinodali, che le avevano bollate come “facile populismo”. Ora, a pochi mesi dall’apertura del Giubileo straordinario della misericordia indetto da Papa Francesco, arriva la durissima chiusura di Parolin che sembra anche voler tirare fuori dal dibattito sinodale il tema degli omosessuali. Nelle risposte al questionario voluto da Bergoglio in vista del primo Sinodo, la maggioranza dei cattolici del mondo si era espressa chiaramente a favore dei matrimoni gay.

Una posizione che aveva trovato la netta opposizione dell’episcopato mondiale che chiedeva, però, un “atteggiamento rispettoso e non giudicante nei confronti di queste persone”. Non a caso, durante questa fase intermedia del dibattito sinodale, diverse chiese locali hanno manifestato significative aperture verso gli omosessuali, tese soprattutto a manifestare concretamente l’accoglienza verso di loro espressa sempre da Bergoglio. La domanda resta una sola: la posizione di Parolin è davvero quella di Papa Francesco? Da Casa Santa Marta c’è chi a caldo commenta le dichiarazioni del Segretario di Stato di Sua Santità facendosi una sola domanda: “Le nozze gay sono peggio della pedofilia che ha rovinato la società irlandese?”. La risposta è eloquente.