Contro la propaganda dell’integralismo islamico bisogna iniziare a rinunciare a un po’ di privacy e chi fa intelligence deve poter entrare “negli spazi privati di tutti noi”. A dichiararlo è stato, sorprendentemente, Mak Chisty, musulmano, uno dei massimi dirigenti di Scotland Yard e responsabile per la polizia londinese delle politiche di integrazione delle varie comunità. In un’intervista esclusiva rilasciata al Guardian, Chisty è stato chiaro: “Dobbiamo essere meno esigenti circa il nostro spazio privato. Questo non è invadere il nostro pensiero intimo, ma è capire che è appunto in questi spazi riservati che l’estremismo ha origine. L’obiettivo di questa ‘invasione’ deve essere quello di coinvolgerci, indagare, spiegare, educare e sradicare l’odio e l’estremismo, che non sono accettabili nella nostra società”.

Una propaganda integralista, ha spiegato Chisty al quotidiano progressista, che è talmente forte e capace di infiltrarsi al punto da condizionare anche bambini di cinque o sei anni, che ora definiscono senza mezzi termini il Natale, per esempio, “haram”, proibito. Così, ha spiegato il comandante, bisogna stare attenti anche ad altri segnali. Dai giovani che iniziano a cambiare abbigliamento, evitando quello troppo occidentale, a quelli che nel Regno Unito boicottano la catena di supermercati Marks & Spencer, che leggenda popolare vuole sia guidata da imprenditori di origine ebraica. Tutti segnali facilmente rilevabili, “anche se le comunità musulmane britanniche avrebbero dovuto muoversi e impegnarsi già da tempo”. Perché l’integrazione nel Regno Unito forse ora più che mai è a rischio, considerando che anche Scotland Yard già da tempo sostiene che ormai la domanda non è più se un altro attentato avverrà a Londra, ma quando avverrà.

Poi quei circa 700 giovani britannici che secondo le stime starebbero già combattendo al fianco dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. E secondo Chisty poco è stato fatto finora per capire le vere ragioni del fascino per i terroristi che piazzano bandiere nere un po’ ovunque nel mondo islamico. Per quanto riguarda coloro che sono attratti dall’Isis, “alcuni sono annoiati, altri sono troppo qualificati per questo mercato del lavoro, altri sono sottoccupati. Non è solo una questione di guerra santa”, ha affermato. I tanti motivi dietro all’integralismo e alla radicalizzazione degli spiriti, quindi, andrebbero capiti meglio e per fare questo, appunto, occorre controllare la sfera privata delle persone, sostiene il super-poliziotto.

Così, in una città come Londra dove già oggi ci sono molte più telecamere a circuito chiuso che abitanti (al momento 9 milioni di individui popolano la capitale, contro gli oltre 20 milioni di sistemi di videosorveglianza), Chisty definisce anche che cosa sia questa sfera privata da monitorare: “Più o meno, è tutto, dal camminare per strada al guardare il proprio telefonino, da qualcuno che nella sua stanza naviga su Internet a qualcun altro che parla in un bar dove si fuma il narghilè”. Un rischio, quello della “società del controllo”, che non spaventa il musulmano numero uno di Scotland Yard. Anche perché, per sua stessa ammissione, persino Chisty ha paura per i suoi figli. “Troppo pervasiva è la propaganda fra le comunità islamiche londinesi”. E persino un poliziotto in vista teme per quello che potrebbero arrivare a pensare, un giorno, famigliari e conoscenti.