Oggi era in programma all’Università di Roma Sapienza una giornata di lavoro sulla trasparenza e la lotta contro la corruzione, nel corso della quale sono stati presentati gli strumenti informatici finalizzati a facilitare l’accesso (ed il controllo) del pubblico alle attività dell’Ateneo. Erano presenti ospiti di alto rilievo istituzionale, tra i quali il Presidente della Suprema Corte di Cassazione, Dott. Giorgio Santacroce.

Soffermarsi sui dati presentati (l’Italia è il 69esimo paese al mondo per la corruzione, ed è all’ultimo posto in Europa) sarebbe scontato; semmai sarebbe più interessante investigare le aree nelle quali la corruzione è più frequente (l’intreccio tra politica e industria) o più pruriginosa (le storie d’alcova del nostro ex-Presidente del Consiglio). Anche sottoporre a critica le classifiche internazionali e scoprire da dove escano i dati potrebbe rivelare sorprese. Ovviamente molte parole sono state spese per esecrare il reato, che è grave, gravemente lesivo degli interessi dello stato ed è già ampiamente condannato nei nostri codici e leggi; ma anche questo è scontato.

Gli argomenti più interessanti che sono stati presentati dai relatori, a mio parere sono due: i costi della trasparenza e la difficoltà di rendere praticamente utilizzabile l’informazione fornita. In Italia tutte le amministrazioni pubbliche sono tenute alla trasparenza, per legge, ma secondo l’usuale clausola “senza sostenere costi”. Ovviamente la trasparenza ha costi: se io devo valutare i candidati di un concorso mi serve tempo ed il mio tempo ha un costo per lo Stato, non foss’altro perché mentre faccio una cosa non posso farne un’altra. Se della mia valutazione devo scrivere un verbale, questo è altro tempo, ed altro costo; se il mio verbale deve essere redatto in modo tale da poter essere consegnato ad un giudice in tribunale per un eventuale ricorso, ci vuole più tempo per scriverlo; e se deve essere pubblicato su un sito web e reso disponibile urbi et orbi questo è altro tempo da mettere in conto. Uno dei relatori ha citato un libro il cui titolo mi è sembrato interessante: The Cost of Rights: Why Liberty Depends on Taxes di Stephen Holmes e Cass R. Sunstein. L’ho ordinato; quando lo avrò letto forse scriverò un commento su questo blog. Il punto cruciale, ad ogni modo è chiaro: il diritto del cittadino alla trasparenza e all’onestà dell’amministrazione pubblica è sacrosanto ma non è gratuito: richiede lavoro all’amministrazione ed il lavoro deve essere pagato.

L’altro punto interessante che è stato sottolineato è la difficoltà di fornire i dati necessari alla trasparenza in forma leggibile: per legge infatti devono essere esposte sul sito web dell’Ateneo anche transazioni economiche piccolissime e, dati i bilanci, questo comporta un elenco di dati enorme, all’interno del quale l’informazione più che rivelata viene nascosta.

Io, come tutti, sono molto favorevole alla trasparenza della pubblica amministrazione: ma mi rendo conto che la trasparenza è costosa e difficile da ottenere, e che in molti casi è necessario cercare compromessi tra ciò che si vorrebbe e ciò che è ragionevolmente fattibile o utilizzabile. A volte sembra che molti in Italia coltivino l’idea che la soluzione del problema annoso e inveterato della corruzione sia semplice: che basti condannare corrotti e corruttori; io credo invece che si facciano pochi passi avanti su questa strada perché si sottovaluta la complessità del problema e quella degli strumenti necessari per combatterlo.