“È stata una bella partita. Quello che è successo dopo è immondizia”. Ha ragione Roberto Donadoni ad indignarsi. Perché nel calcio italiano l’onestà può persino diventare un problema. Il Napoli, alla disperata caccia di una qualificazione in Champions League, non va oltre il pareggio in casa del già retrocesso e fallito Parma. E la colpa non è dei propri limiti ma dei giocatori avversari, rei di “essersi impegnati troppo”. Tanto da scatenare insulti, sfottò e pure una mezza rissa finale.

In serata da casa Napoli sono arrivate le precisazioni. La società ha scritto su Twitter (solito canale di comunicazione nei momenti più difficili e di silenzio stampa) che il parapiglia finale sarebbe da attribuirsi ad altre cause. “Tutte le proteste di fine partita erano rivolte esclusivamente alle continue perdite di tempo. Nessuna di queste proteste riguardava l’impegno del Parma che è stato ovviamente encomiabile”, ha postato il club attraverso il proprio account ufficiale. Higuain, tra i più polemici a fine gara, avrebbe mandato anche un messaggio di scuse a Mirante, protagonista indiscusso nel match con almeno tre parate decisive nel finale. Troppo tardi e poco convincente: le parole dei giocatori del Parma pesano come macigni: “Abbiamo ascoltato frasi scandalose dai colleghi e soprattutto dai dirigenti del Napoli”, ha raccontato Palladino (che gioca nel Parma, ha segnato, ma è pure napoletano). “Ci dicevano che siamo falliti, che siamo retrocessi, che non dovevamo giocare con cattiveria e determinazione”.

A febbraio, quando esplose il caso Parma e la Lega decise di salvare il club per salvare il campionato (e in fondo anche se stessa), tanti si chiedevano se la regolarità del torneo non fosse ormai compromessa, con una squadra fallita costretta a giocare in condizioni proibitive. Si temeva che i giocatori, demotivati, non si sarebbero più impegnati. Evidentemente qualcuno se lo aspettava, forse se lo augurava persino. Succede del resto in Serie A molto più che altrove. Squadre che a fine stagione regalano punti. Dopo aver raggiunto la salvezza inanellano all’improvviso sconfitte in serie. Magari lasciando in panchina i calciatori migliori, pezzi pregiati del prossimo mercato. O semplicemente non trovando più le giuste motivazioni.

Non il Parma, però. Da quando la squadra è tornata in campo, con la certezza di poter finire la stagione senza alcun futuro assicurato, ha onorato pienamente il campionato: 14 punti nelle ultime 13 partite, quasi una media salvezza (se non fosse per il disastroso girone d’andata e i 7 punti di penalizzazione). Con alcuni risultati di assoluto valore: la clamorosa vittoria contro la Juventus scudettata, nella più classica delle sfide tra Davide e Golia, simbolo del piccolo miracolo ducale. Ma anche i pareggi contro Roma, Napoli e Inter. Il Parma può decidere la corsa Champions, e anche quella all’Europa League. Proprio come una ‘squadra vera’.

A Napoli, piuttosto che a lanciare accuse, dovrebbero pensare ai propri errori. A una rosa costruita male, senza un portiere affidabile che sarà costato almeno dieci punti da inizio stagione (ieri anche Andujar, subentrato in corso d’anno a Rafael, ha fatto rimpiangere Pepe Reina). Ai continui cali di concentrazione di alcuni giocatori. Al turnover di Benitez che non ha mai funzionato. Ma del resto non è la prima volta che il club di Aurelio De Laurentiis cerca altrove i capri espiatori della propria stagione in bilico fra successo (in caso di qualificazione alla Champions e vittoria dell’Europa League) e fallimento totale (come sarebbe con l’eliminazione dal Dnipro e il quarto posto). Basti pensare alle polemiche con Sky, o ai proclami di campionato falsato per un paio di errori arbitrali. Stavolta tocca ai malcapitati giocatori del Parma. Colpevoli solo di aver giocato a pallone, di aver fatto il proprio dovere, ciò per cui sono pagati (anzi no: gli stipendi neanche li prendono). In fondo l’ “immondizia” del dopo partita di Parma-Napoli ci fa apprezzare ancora di più la loro lezione.

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