I graffiti di Roma dentro una guida online. Per la prima volta la Capitale mappa i murales che colorano i quartieri della sua periferia. Come il bambino in piedi su una scala a pioli arcobaleno con la testa immersa in una chiazza di cielo sulla facciata di un palazzo di quattro piani in via Tor Marancia. O i poligoni irregolari disegnati su un edificio della direzione Atac (l’azienda del trasporto pubblico) all’Ostiense. Due delle oltre 330 opere di street art presenti in 150 strade e sei stazioni della metropolitana. Da Testaccio a San Lorenzo, dal Pigneto a Tor Bella Monaca, dalla Garbatella alla Magliana.

Un percorso di arte urbana disponibile da qualche giorno sul sito web turismoroma.it, come ce ne sono a Parigi, Londra, New York e San Paolo. E stampato su 50mila cartoline distribuite in tutti i punti turistici informativi della città. “È un nuovo museo, gratuito, a cielo aperto, sempre in evoluzione, per riscoprire la città” così lo ha definito l’assessore alla Cultura Giovanna Marinelli. Non ha un nome ma uno slogan: “Cambia prospettiva, la strada è il tuo nuovo museo”. La street art riguarda 12 municipi su 13. In aiuto dei visitatori c’è un’app realizzata dal magazine Artribune: si chiama “StreetArt Roma”, si scarica gratis su AppStore e Google play, in versione italiana o inglese. Colloca l’opera più vicina e calcola il percorso per raggiungerla. L’agenzia romana Nufactory invece ha in cantiere la digitalizzazione della mappa su Google cultural institute, integrandola con approfondimenti critici su opere e artisti.

Il bando “Roma creativa”, indetto dall’assessorato alla Cultura, ha messo a disposizione 160mila euro (grazie al supporto della Fondazione Roma) per finanziare 40 murales, realizzati tra gennaio e febbraio da 120 artisti, di cui 64 italiani, come Hitnes, Alice Pasquini, Sten Lex, Agostino Iacurci, Jerico. La location scelta: Tor Marancia. Il resto dei graffiti sono spuntati sui grattacieli nel tempo, in sordina, un po’ per scherzo o passione. Ma da adesso sono ufficialmente patrimonio pubblico. “Non è un tentativo di istituzionalizzare la street art, per essenza libera – assicura l’assessore -; piuttosto è un modo per valorizzarla, renderla fruibile ai turisti e farla crescere. È un arte in movimento e in evoluzione. Affideremo la gestione della mappa al Macro, il museo d’arte contemporanea, interlocutore perfetto per l’arte urbana. Per il futuro – avverte – sarà necessaria la collaborazione del privato. Il Comune da solo non ha abbastanza risorse”.  La periferia è il futuro delle città. Lì è dove oggi si trasferiscono le giovani coppie, lì è dove cresceranno gli adulti di domani. L’arte che nasce dal suo spleen è partecipativa. Il primo maggio gli abitanti di Tor Marancia faranno da ciceroni ai turisti. Ed è solo l’inizio.