1, 2, 3, via.

L’Expo è ormai ufficialmente partita e le polemiche – ancora fumanti – su Mc Donald’s e Coca Cola in veste di sponsor della manifestazione, devono lasciare spazio al cibo, quello vero. I 20 milioni di visitatori – forse più, forse meno – avranno modo di fare un viaggio intorno al mondo per degustare cibi e sapori sconosciuti ai più.

Frutta, verdura e cerali di tutto il mondo saranno presentati in infinite varietà mentre il vino ci lascerà sicuramente senza parole. Qualcuno scoprirà il topinambur, una sorta di tubero a metà tra patata e carciofo e molto amato dagli chef, qualcun altro proverà la quinoa, direttamente dalle Ande e vera manna dal cielo per i celiaci, mentre altri ancora scopriranno la manioca e la tapioca dal SudAmerica.

Da Africa e Medio Oriente arriveranno gli affascinanti profumi del cous cous, dell’hummus, dello shawarma e dello zighinì fatto con il berberè, un misto di spezie simile al curry. Le Seychelles  presenteranno il loro piatto nazionale: il pipistrello. Non male, provatelo.

L’India e il lontano Oriente proveranno a stupire i palati con l’uso delle spezie, dei germogli e le mille varianti di the mentre il sud est asiatico probabilmente offrirà in degustazione insetti cucinati in mille modi. La Corea del Sud proporrà il tipico kimchi, piatto a base di cavolo piccante e spezie, oppure la zuppa Sundubu.

Il Giappone speriamo ci ammali con i suoi bento, la cucina kaiseki , il seitan e con la carne di Kobe…vera delizia per gli amanti del genere.

Dalla terre dei Kanak nella lontana Nuova Caledonia, si potrà gustare il taro e l’ignam, due tuberi molto nutrienti che rappresentano la storia e la tradizione di un intero popolo che intorno a questi alimenti celebrano vere e proprie feste, stile sagra nostrana ma molto più spirituale…

Dalle Fiji a Samoa, dalla Polinesia a Tonga, dalle Isole Salomone alle isole del Pacifico in generale, arriveranno i frutti dell’albero del pane e il kava, una bevanda antichissima estratta dalla radice essiccata e ridotta in polvere della Piper Methysticum. Oltreché come pianta medicinale, la si usa nelle cerimonie sacre e funziona come un antidepressivo naturale, con effetti rilassanti ed estremamente positivi per il corpo intero. Viene masticata oppure mescolata fino ad ottenere una bevanda scura e molto densa che si beve, come da tradizione, da una ciotola comune che viene passata ad ogni convitato secondo un rituale stabilito.

Dall’Australia arriveranno carne di canguro, squalo e coccodrillo cucinate prevalentemente alla griglia e accompagnate da una vasta selezione di vini.

In tanti potranno scoprire, per la prima volta, piatti tipici come il goulash da Ungheria e Austria. La Francia dalla sua, non si presenterà certo senza champagne, formaggi e foie gras, con la Spagna che risponderà con le immancabili tapas, il gazpacho e la straordinaria paella.

Il Brasile, dopo piatti a base di feijoada e churrasco, offrirà bacche di acai e guaranà, mentre l’Argentina sfiderà il vicino Uruguay a base di carni asade condite con il chimichurri. Chissà se gli Stati Uniti punteranno sui tanto vituperati hamburger e l’hot dog… il Centro America, invece, metterà alla prova le nostre papille gustative con i sapori forti di tacos, burritos, nachos, chili e con l’immancabile e piccantissimo jalapeno.

E in Italia? Ci vorrebbe un elenco telefonico per raccontare tutti i prodotti nostrani, le eccellenze e le sigle di riferimento: IGT, IGP, DOC, DOCG…senza dimenticare i presidi Slow Food, i salumi come il Culatello di Zibello o il Prosciutto di Parma e gli immancabili Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Mozzarella o la grande produzione vinicola. Nella speranza, almeno stavolta, di contrastare l’italian sounding

Sembra, però, che pizza e pasta restino in testa come piatti simbolo del nostro Paese, sempreché  non arrivi un’altra pubblicità a mettere in discussione pure gli spaghetti, magari di fronte a un kebab.