“Chi sbaglia paga”. Questa perla di saggezza popolare è sacrosanta. Ma dovrebbe valere per tutti, nessuno escluso.
Adesso ad esempio si fa un gran parlare di responsabilità civile dei magistrati.
E giusto un magistrato – Alessio Liberati – trattando l’argomento da queste pagine, sollevò invece qualche tempo fa il problema della responsabilità dei politici: “se proprio si vuole parlare di inasprimento delle norme sulla responsabilità dei giudici (che già esistono), bisognerebbe quantomeno risolvere prima la quaestio della responsabilità civile dei politici, che, invece, oggi di responsabilità non ne hanno nessuna.”

Liberati faceva riferimento al cattivo legiferare. Io vorrei estendere invece il tema della responsabilità alla realizzazione di opere inutili o dannose per il territorio e per chi vi abita. E qui mi rifaccio ad un post sempre proveniente da queste pagine di Marco Ponti: “sprecare miliardi è anche peggio che rubare”, riferentesi in particolare all’alta velocità ferroviaria. Il post si conclude con una frase pronunciata in un convegno Pd dall’ex ministro Maurizio Lupi:  “Per le grandi opere non serve che ci sia traffico, si fanno e poi il traffico arriverà”.

La stessa frase fu pronunciata qualche tempo fa dal sindaco di Torino Piero Fassino riguardo alla Tav. Prima si fa l’opera e poi si attende che venga utilizzata. Trovo queste frasi di una gravità sconcertante e trovo altresì che derivino dalla perfetta consapevolezza che, intanto, loro, i politici, godono di piena impunità. È così che hanno ragionato con la Tav. Il traffico merci sulla tratta quasi non esiste; essa è ben lungi dall’essere saturata; il governo italiano non fa nulla per trasferire il traffico merci dalla strada alla rotaia. Ma la linea si fa ugualmente, anche se è palesemente falsa l’affermazione che il traffico arriverà, una volta realizzata l’opera. Loro lo sanno: mentono sapendo di mentire. Intanto l’opera si fa. Per far girare dei soldi, non perché è utile alla collettività.

Devo dire che poco mi importa se dietro quel far girare dei soldi i politici ne intascano a suon di tangenti. O se concepiscono addirittura le opere per intascarle. È probabile, come gli scandali relativi alle grandi opere dimostrano ampiamente. E come è dimostrato, in pratica, dal fatto che una linea AV in Italia costa quattro volte tanto che in Francia. Del resto, fu proprio un politico, Nino Andreatta, che affermò: “i politici che promuovono questi grandi investimenti sono interessati solo alle loro tangenti“. Ma, ripeto, a mio modo di vedere, quello che conta è sul piano civilistico, ed è l’errore marchiano che i politici fanno concependole. Errore non già a titolo di colpa, ma a titolo di dolo, come appunto la Tav dimostra. E come dimostrano altre opere che non sono per nulla o sono scarsamente utilizzate. Esempi. Il Passante autostradale di Mestre ha una capacità di 120.000 veicoli giorno ma ne transitano solo 25.000. Malpensa ha una capacità di 40 milioni di passeggeri all’anno, ma ne transitano solo 18 milioni. La Brebemi vede transitare ogni giorno circa 11.000 veicoli contro gli 80.000 previsti.

Sbagliano, sapendo di sbagliare, ma non pagano. Sbagliano, sapendo di sbagliare, perché non pagano.