Rock in love” (Arcana), scritto da Laura Gramuglia, è un viaggio appassionato nel subcontinente rosa, ma pur sempre torbido e oscuro (e con molto sex) del rock. Nel libro vengono passate in rassegna 69 storie d’amore, più o meno epocali, tutte interne, molto interne, alla musica. Spesso a mettersi insieme e poi lasciarsi, o sposarsi, il più delle volte dannarsi, sono musicisti: entrambi famosi, oppure uno è più famoso dell’altro, o magari a un certo punto della liaison l’ago della bilancia della celebrità tra i partner cambia clamorosamente verso. Altre volte tocca a un’ammiratrice o a un ammiratore ordinario, o a un artista con o senza apostrofo di altri arti e mestieri l’ingrato compito. Molto spesso sono invece le groupies a fare il grande passo, e a diventare loro stesse compagne, amanti fisse, mogli. Muse per un mese, un anno o tutta la vita: ben oltre la canonica notte nel backstage o nel pulmino o nella suite d’albergo della gloriosa band di turno. Tra droghe, alcol e i rituali di libertà estrema figli di quel tempo irripetibile.

69 storie in cui si rincorrono favola e disperazione, romanticismo e cupio dissolvi, follia e speranza, droga e idee di redenzione. Storie dove vittime e carnefici mettono in scena una perenne pièce a ruoli intercambiabili. Storie diversamente d’amore che premevano per essere raccontate. Ognuna di loro ha la sua canzone regolarmente incisa, magari balzata al primo posto in classifica, e dire che era stata scritta per quei particolari occhi, da quel particolare cuore selvaggio. Che coppie, queste coppie. A cominciare dal re e dalla regina-bambina, Elvis e Priscilla. Si incontrarono per la prima volta a una festa il 13 settembre del 1959. Presley aveva 24 anni, lei 10 in meno. Si sposarono il primo maggio del 1967. Priscilla rimase incinta, “ma un nuovo intralcio si pose sulla via dei freschi sposi. Elvis si dichiarò impossibilitato ad adempiere ai propri doveri coniugali con una donna che ha avuto un figlio”.

Johnny Cash e June Carter. Il primo avvistamento reciproco il 7 luglio del 1956, ma erano entrambi sposati. Nel 1962 l’inizio della loro irrefrenabile relazione clandestina. “Per Johnny, June è una compagna, una collega, una complice, un’amica, un’amante, ed è incredibilmente materna”. Cinque anni dopo “the man in black”, durante uno storico concerto nell’Ontario, chiede la mano alla sua June. Un matrimonio che durerà, splendidamente, fino alla fine. Moriranno a distanza di 4 mesi l’uno dall’altro. “Hurt”, lo struggente videoclip testamentario. Syd Barrett e Gayla Pinion. Da Syd non si guarisce. “Gayla è a fianco di Syd dalla fine del ’69 e ci resta per più di un anno”. Barrett si è appena messo in proprio e non è ancora diventato del tutto un “diamante pazzo”. Ma il fidanzamento non dura. “Gayla non riesce a stare accanto a un uomo che abbandona la musica e l’intero mondo conosciuto fino a quel momento”. Per diventare immortale.

Jim Morrison e Pamela Courson. “Una delle storie d’amore rock più celebrate e invidiate di tutti i tempi è in realtà una sequenza di abusi, dipendenze, tradimenti e pratiche sadomasochistiche”. Jim e Pam, “la coppia più enigmatica degli anni sessanta”. Entrambi collezionano schiere di amanti e “non ne fanno mistero”. Jim morirà come sappiamo, a Parigi, in una vasca da bagno, nel 1971. Pamela lo raggiungerà tre anni più tardi, a Los Angeles, nel 1974. Mick Jagger e Marianne Faithfull.Una delle prime storie d’amore del rock’n’roll. La coppia regnante della Swinging London. Keith Richards e Anita Pelenberg. Love story scoppiata nel 1967. Nel 1969 però Anita è la protagonista del film “Performance”, insieme a Mick Jagger, e tra i due le scene di sesso vengono replicate anche privatamente. Richards non verrà a saperlo se non molto tempo dopo. Paul McCartney e Linda Eatstman. Solo la morte di lei poté separarli. John&Yoko, e Kurt&Courtney, naturalmente. Ike e Tina Turner; Serge Gainsbourg e Jane Birkin (“Je t’aime… Moi non plus”); Bob Dylan e Joan Baez; Sonny & Cher, Ike e Tina Turner; Bob Geldof e Paula Yates, Sid Vicious e Nancy Spungen (i “Romeo e Giulietta del punk”); Tom Waits e Rickie Lee Jones, Lou Reed e Laurie Anderson, Nick Cave e P.J. Harvey, Prince e Kim Basinger, Sean Penn e Madonna, Thurston Moore e Kim Gordon, Jack White e Meg White, Bill Callahan e Cat Power, Pete Doherty e Kate Moss.

E Jimi Hendrix e Kathy Etchingham. Jimi divora migliaia di relazioni occasioni nel corso dei suoi appena quattro anni di carriera. Gropies e “Plaster Caster”, “ragazze conosciute nell’ambiente per essere solite intrufolarsi nei camerini dei concerti e andarsene col calco del membro del rocker prescelto”. Filtra persino con Brigitte Bardot. Ma ogni volta torna da Kathy, che lo aspetta. “È lei la mia fidanzata attuale, quella passata e probabilmente anche quella futura. Mia madre e mia sorella e tutto questo insieme. La mia Yoko Ono inglese”. Nell’ultimo anno di vita del leggendario chitarrista, i due si trasformano in amici. Kathy lo incontra per caso pure nel suo ultimo giorno. “Lo incrociai per caso al mercato dell’antiquariato di Kensington. Mi invitò al suo hotel. Io gli dissi che forse sarei andata, ma non lo feci. Non lo vidi mai più. La mattina dopo era morto. Più avanti pensai che, se fossi andata, magari non sarebbe morto”.
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