“Io dimettermi perché indagata? Intanto lei impari a fare l’attore”. Parla la sottosegretaria ai Beni culturali Francesca Barracciu che su Twitter se la prende con l’attore Alessandro Gassmann. Negli ultimi giorni, dopo le dimissioni del ministro Maurizio Lupi, il nome della politica sarda del Pd è tornato a riempire le pagine dei giornali: indagata nell’ambito della maxi-inchiesta della Procura di Cagliari sui fondi ai gruppi regionali, l’opposizione chiede che faccia un passo indietro. Ma lei non ne ha nessuna intenzione. Proprio l’avviso di garanzia per peculato le costò più di un anno fa la candidatura alle Regionali, dopo la vittoria appena conseguita delle primarie di centrosinistra.

Protagonista dello scontro su Twitter questa volta è stato l’attore romano che, dal suo profilo, ha attaccato i quattro sottosegretari indagati del governo Renzi. “Uno per tutti, tutti per uno. Buona giornata con gli indagati che non mollano la poltrona”. Poi si è rivolto direttamente alla Barracciu. La domanda di Gassmann è stata diretta: “Sottosegretario, intanto che chiarisce, lascia la poltrona pagata da noi ? Grazie”.

E subito ecco la risposta: “Chiarirò tutto a fondo. Lei intanto che impara a fare attore, può evitare far pagare biglietto cinema per i suoi ‘film’”. Sono seguiti risposta e ‘omaggio’ del figlio d’arte: un’immagine di un raschietto su fondo bianco e scritta rossa. Si tratta dello “Staccapol – il raschietto che stacca il politico indagato dalla poltrona”, accompagnato da un ennesimo Tweet: “Cinema… ahhahaha. La vedo tesa. Un piccolo omaggio”. Da lì Tweet impazziti scritti in gran parte da sostenitori di Gassmann. Sarcasmo soprattutto sulla risposta del sottosegretario con varie ipotesi tra cui “un complotto del T9” o quella di un “messaggio in codice”. E’ intervenuto anche l’attore comico Luca Bizzarri: “Ma è sottosegretaria ai beni culturali di che Paese? Dalla prosa non si capisce”.

Non è la prima volta che la sottosegretaria Barracciu è al centro della discussione in rete per le sue gaffe. A dicembre 2014 durante un convegno per le celebrazioni del centenario della morte del poeta Sebastiano Satta, lo ha ripetutamente confuso con Salvatore Satta, giurista noto per aver scritto il romanzo “Il giorno del giudizio”.