A proposito della strage in Tunisia, una mia carissima amica lì residente ha postato due foto degli attentatori morti e coperti di sangue con la didascalia: “nessuna pietà”. La rabbia è comprensibile. Tuttavia io invece temo che di pietà e compassione ce ne vogliano a tonnellate, se no non ne usciremo mai più. È proprio questo desiderio di vendetta uno dei fattori che ci hanno portato dove siamo ora. Disgraziatamente è del tutto umano reagire con violenza e i violenti DEVONO essere fermati. Altrettanto umano provare sentimenti di rivalsa. Ma purtroppo proprio questi sentimenti andrebbero controllati e non si dovrebbero alimentare affatto, poiché sono quelli che coprono di macerie emotive quanto è contenuto nelle nostre coscienze e che potrebbe illuminare il buio nel quale ci troviamo.

In questa sede posso solo dire che mi occupo seriamente da 30 anni di come fare a dare il mio modestissimo contributo al miglioramento di situazioni di disagio, anche limite. Io sono in Brasile. Nessun terrorista, ma migliaia di narcotrafficanti ferocissimi, con i quali abbiamo a che fare. Da 25 anni la Ong, che ora dirigo, opera sui bambini con programmi educativi di solidarietà, amicizia, amore, con risultati buoni, anche se di sicuro non si salvano tutti. Da un anno stiamo sperimentando, con risultati sorprendenti, la meditazione infantile e, da qualche tempo, anche con adulti. E affinché tutto questo non vi sembri una fantasia utopistica ereditata dagli anni ’60, vorrei inserire le mie affermazioni in un quadro di impegno professionale, anche di carattere tecnico. Contemporaneamente continuiamo con assidue attività per lo sviluppo dei programmi scolastici, della solidarietà, della coscienza e della creatività. Ovviamente non significa affatto aver trovato soluzioni generali, bensì di prove, esperimenti, progetti pilota. La guardia va tenuta altissima e occorre difendersi, senza sbandierare a destra e a sinistra l’uso della violenza che andrebbe ridotta al minimo. Il governo brasiliano che, come tutti i governi, non ha uno straccio di idea, è costretto a lasciare in strada ad ammazzarsi i trafficanti da una parte e una polizia corrotta e violentissima dall’altra. La chiamano “Pace armata”. Figuriamoci. Il problema di fondo è di cultura e coscienza.

La sensazione è che si stia arrivando a una sorta di resa dei conti. Questo sistema NON PUO’ andare avanti così ancora per molto. I marines, le polizie speciali e i reparti antisommossa dovranno, prima o poi, cedere il passo alla gente comune che DEVE risvegliarsi e alzarsi e cominciare ad amare in primo luogo se stessa e poi la vita e il mondo in generale. In caso contrario credo che ne riparleremo chissà quando su un altro pianeta.

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Nella foto un nostro collaboratore, Rogerio Barros, insegnante di yoga e meditazione qualificato, in una seduta nel nostro centro Para Ti, con alcuni dei bambini della comunità (tanto per chiarire) stra-povera di Vila Canoas, a Rio de Janeiro.

Ci è accaduto qualche volta di dare rifugio anche a bambini che a 12 anni sono già capi del narcotraffico. In molte zone delle metropoli brasiliane non è infrequente incontrare ragazzini di 15 anni che hanno già ucciso dieci o venti volte.

Nel narcotraffico, come nel terrorismo l’educazione al male agisce là dove ci sono i vuoti lasciati dalla mancanza d’amore e dall’abbandono.

In un prossimo post cercherò di raccontare in che razza di buchi da ratto vivono questi bambini (a milioni in Brasile), anche se belli e dignitosi al vederli. E racconterò di come, approfittando di tali carenze croniche, insieme ad altri innumerevoli fattori, chi è totalmente privo di scrupoli, ingranaggio anch’esso di un mondo senza speranze, “costruisce un trafficante”.