Tanino Liberatore viene dall’Abruzzo, ha vissuto nella “migliore, più libera Roma di sempre” a cavallo tra gli anni settanta e ottanta e da più di trent’anni risiede e lavora a Parigi. È tra i nostri illustratori e vignettisti più famosi nel mondo, “ma ultimamente ho scoperto le grandi tele”. E si è cimentato da par suo anche nel cinema, nel cult-movie “Ghostbusters” soprattutto. Per dirne un’altra, nel 1983 ha creato la copertina di un memorabile album di Frank Zappa, “The man from utopia”. Prima di migrare all’ombra della Torre Eiffel, aveva contribuito a plasmare il mito di riviste irriverenti e anarco-geniali come Il Male, Cannibale, Frigidaire. Salvezza dell’anima e liberazione della mente, forma e sostanza: tutto sembrava essere a portata di matita e macchina da scrivere, allora. A quel tempo la satira italiana faceva scuola nel globo: i suoi amici e compagni di strada artistica erano Filippo Scòzzari, Andrea Pazienza, Stefano Tamburini… Fu con quest’ultimo che Tanino produsse il suo personaggio di carta più famoso: Ranxerox, un androide coatto, muscoloso e facinoroso costruito con rimasugli di fotocopiatrici. Ranxerox, il fumetto, sbancò ai quattro angoli del pianeta. Poi venne Lucy, una storia che vedeva protagonista il celeberrimo australopiteco ritrovato negli anni ’70 in Etiopia, così chiamato in omaggio alla canzone dei Beatles.

Come molto spesso accade con i nostri migliori intellettuali e artisti, Parigi lo ha rapidamente adottato: in Francia è tuttora molto amato sia in qualità di autore (L’Echo des Savanes, Chic) che di illustratore (Transfert, Métal Hurlant, A Suivre). I recenti fatti lo hanno sconvolto, e non solo perché quelli di Charlie Hebdo facevano (più o meno) il suo stesso mestiere. “Charlie nei suoi momenti di massimo fulgore vendeva anche 400 mila copie. Ultimamente stentava. Anche noi ai tempi de Il Male e del primo Frigidaire avevamo un successo pazzesco. Loro hanno resistito, noi chiudemmo baracca: in Italia mutò, dall’oggi al domani, il clima generale. Il cielo si tinse di riflusso e di “controriforma”. Ma la nostra è stata comunque una stagione molto fertile, nel bene e nel male. Partii per Paris nel 1982, per un viaggio di mero piacere, non avevo programmato nulla. Non sono più tornato”. Quelli di Charlie Hebdo, Tanino Liberatore li conosceva bene. “La maggior parte dei giornali italiani non ha nulla a che vedere con lo spirito di Charlie. La libertà di espressione la si esercita, non è una teoria del giorno dopo. Stravedevo per Wolinski. Ci ho anche lavorato insieme”. Il mondo si è stretto intorno ai superstiti di Charlie Hebdo. “Questa ondata di solidarietà a un certo punto si placherà, si normalizzerà. E i pericoli riprenderanno. Ci sono tantissime teste calde in giro per Parigi”. La paura si taglia a fette. La Ville Lumiere sta cambiando pelle. “Oggi si percepisce un clima molto più cupo. Atterrai a Parigi per una scelta, strada facendo, di vita; ma in trent’anni ne sono successe di cose. C’è stata la mondializzazione, sia del modo di muoversi che di comunicare. E senza la crisi degli ultimi anni, dubito che Al Quaeda e l’Isis riuscirebbero a fare proseliti nelle banlieues parigine, nelle periferie di tutta Europa”. I giornalisti e i vignettisti di Charlie Hebdo sono degli eroi? “Assolutamente sì. Di coraggio”. A cosa stai lavorando ultimamente, Tanino? “Sto illustrando un’edizione di Les fleurs du mal di Baudelaire. Per lo stesso editore ho già fatto Apollinaire. Ma dalle micro-dimensioni sto passando alle maxi-superfici, ai quadri dalle dimensioni importanti: un’esperienza che avevo sempre desiderato fare”. Renzi ti piace? “Chi?”. Renzi. “Quello che ha ridato vita al condannato?” . Della politica italiana cosa salvi da Parigi? “Tutti ce l’hanno col Movimento 5 Stelle, ma sono gli unici che hanno provato a fare qualcosa”. Oppure, a Roma o a Bruxelles, al Quirinale o alle prossime primarie del Pd… votate Ranxerox.