Liberalizzare le canne. Da lunedì 16 marzo ci stanno lavorando 60 senatori e deputati, della maggioranza (come Roberto Giachetti e Giuditta Pini) e della minoranza Pd (da Pippo Civati a Nico Stumpo), del Movimento 5 Stelle, di Sel e del Misto.
Alla fine, da questo “gruppo bipartisan” dovrà uscirne una proposta di legge, per adesso senza il supporto del governo.
A promuovere l’iniziativa è stato il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova che, sulla sua pagina Facebook, ha chiarito: “Il problema non è più dichiararsi favorevole o contrario alla legalizzazione, piuttosto è regolare un mercato che è già libero” perché – spiega – “la repressione, finora, ha avuto costi altissimi. E non è servita a contenere i consumi di hashish e marijuana”.
Lo stesso giudizio che ha dato la Direzione nazionale antimafia nell’ultima relazione presentata lo scorso 25 febbraio davanti al Parlamento: “Si ha il dovere di evidenziare che, nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si registra il totale fallimento dell’azione repressiva“.

Secondo i dati contenuti nell’ultima relazione annuale al Parlamento dal Dipartimento politiche antidroga, i 16enni che consumano cannabis sono il 21%. Inoltre, ne fanno uso il 76% degli studenti tra i 15 e i 19 anni, con un incremento dell’1,9% nel periodo 2013-2014. Nel 2012 sono state coltivate 4 milioni di piante e nell’ultimo anno l’uso di tale sostanza è aumentato dell’1,9%.

Silvio Garattini: “Uso terapeutico ok, ma fumare alla lunga fa male”

Sugli effetti negativi della cannabis si discute da anni. Per avere un’idea di quali potrebbero essere le conseguenze sulla salute degli italiani se la legge va in porto, abbiamo interpellato Silvio Garattini, scienziato di fama internazionale e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

Con la liberalizzazione della marijuana si assisterà a un aumento dei consumatori?
A essere sincero non lo so. Dipende dal contenuto della proposta, dai limiti che metteranno, dalla concentrazione consentita del principio attivo, il tetraidrocannabinolo. Al momento, quindi, è difficile fare un ragionamento, criticare o consentire, perché mancano ancora i dettagli del progetto. Ma di sicuro rendendo legale una sostanza che è anche tossica non si fa un favore al popolo italiano.

Dicono che vogliono imitare il caso del Colorado, dove la droga è stata legalizzata nel 2012 e ha portato nelle casse dello Stato più soldi.
A danno della salute, però. È vero, gli effetti collaterali non sono più alti di quelli del tabacco o dell’alcol, ma non possiamo far finta che non ci siano.

“Non c’è quasi nessuna possibilità che la norma entri in vigore. E’ da una vita che gruppi parlamentari ci provano e alla fine, per fortuna, è caduto tutto”

Quali sono?
Bisogna distinguere tra l’uso occasionale e quello abituale. Chi si fuma le canne tutte le sere per dieci anni riduce le sue capacità di apprendimento e di concentrazione, peggiora la sua interazione con l’ambiente esterno, si espone al rischio di tumori, e soprattutto può soffrire di ansietà, depressione e psicosi. Per avere queste reazioni basta un livello normale di tetraidrocannabinolo, che varia dal 2 al 4 per cento. Con la super-cannabis, che ha una concentrazione pari al 15 per cento, i pericoli sono maggiori, uno studio inglese parla anche di allucinazioni visive. Chi invece ne fa un uso saltuario, sviluppa controindicazioni personali, che dipendono dalle sue caratteristiche psicofisiche.

A Firenze è partito il progetto pilota per la produzione nazionale di sostanze a base di cannabis per il trattamento dei malati. E la Regione Umbria ha da poco istituito un comitato scientifico per la somministrazione a uso terapeutico dei farmaci cannabinoidi. Cosa ne pensa?
Non ho nulla in contrario. Se serve per alleviare i sintomi dei pazienti, va bene. Anche se a oggi non ci sono abbastanza prove per attestare che i benefici siano superiori agli effetti tossici. Servirebbe uno studio comparativo con gli altri prodotti.

Secondo lei, ci sono buone probabilità che questa legge un giorno entri in vigore ?
Per me poche, anzi quasi nessuna. È da una vita che gruppi parlamentari ci provano e alla fine, per fortuna, è caduto tutto. Pensi che perfino il metodo Stamina, così controverso e insensato, è stato votato da più di 60 persone. E molti di quei senatori e deputati che oggi sostengono la legalizzazione della cannabis di sicuro, ieri tifavano anche per Stamina. Comunque, prima di scrivere un testo su un tema così delicato, devono per forza consultare gli esperti del settore.

Marco Rossi: “Meglio regolare l’uso con le leggi del mercato”

La fine del proibizionismo ha ricadute positive per il mercato e per lo Stato: è quello che pensa Marco Rossi, docente di Economia politica all’Università Sapienza di Roma, che nel 2012 ha pubblicato una ricerca sugli effetti economici della legalizzazione della cannabis.  

Quindi tassare gli spinelli è meglio che proibirli?
Assolutamente sì. Lo strumento fiscale è molto più efficiente di un divieto di produrre, vendere e consumare una sostanza. Il mercato della marijuana è sempre esistito, anche sotto la dura legge Fini-Giovanardi. La logica del mercato si sottrae a tutto il resto. Credere che non sia così è da stupidi. Non possiamo cancellare un dato di fatto. Meglio dunque metterlo in regola applicando le imposte sulle vendite, come è stato fatto con il tabacco e con l’alcol.  

Questo a suo parere si traduce con dei vantaggi per le casse dello Stato.
Io non posso che ragionare da economista. Se alziamo il prezzo della cannabis per scoraggiarne il consumo, proprio come è successo per le sigarette, si avrà un maggior gettito fiscale, che potrà essere speso per curare i danni sui consumatori. L’Inghilterra lo dimostra: le tasse pagate sul tabacco sono servite a pagare le terapie per i dipendenti da nicotina.  

“Alzare il prezzo per scoraggiare il consumo, come per le sigarette: il maggior gettito fiscale (oltre 4 miliardi l’anno) servirà a curare i danni sui consumatori”

Nell’ipotesi che si avveri anche da noi, quanto si riuscirebbe a riscuotere?
Parecchio. I miei studi risalgono agli anni 2006-2008, in base al calcolo che feci allora risultavano all’incirca quattro miliardi di euro all’anno in più di entrate fiscali. A cui va aggiunta la somma che deriva dall’indotto. Consideri che in Italia si contano circa cinque milioni di consumatori. Una cifra stabile almeno da 15 anni. Quelli abituali sono una parte modesta, circa 500 mila, ma da soli assorbono i due terzi della domanda. Il target è molto ampio, va dai 15 ai 65 anni. Il volume di affari annuo si aggira sui cinque/sei miliardi di euro. Ma lo Stato in parte ci sta già guadagnando .  

Spieghi meglio.
Tutti trascurano un dato importante: l’autoproduzione di cannabis, che è in costante crescita in Italia. Per la coltivazione domestica infatti servono delle lampade, ma la luce la vende l’Enel e la tassa viene riscossa sulle bollette dell’energia elettrica. Il ruolo della criminalità organizzata invece è sopravvalutato.  

Perché?
Il consumo di erba è diffuso su tutto il territorio nazionale, anche dove non ci sono i clan. Ci sono una miriade di piccoli trafficanti e c’è anche il fai da te.  

Qual è il sistema di legalizzazione da imitare?
Senz’altro quello olandese, che prevede il libero commercio della sostanza nei coffee shop. Quello spagnolo è insufficiente: se si tollera la produzione per un consumo personale tanto vale trattare l’erba come un bene qualsiasi. Dal punto di vista economico, la legalizzazione completa è la più valida perché favorisce la produzione su larga scala, diminuendo i prezzi e la tassazione.

Aggiornato da Redazione Web