Forse non è solo una questione interna al palazzo del pallone l’ennesimo meccanismo opaco del calcio italiano, che antepone gli interessi politici al merito, il quieto vivere allo sviluppo del sistema. Forse la gestione discutibile delle risorse della Fondazione per la mutualità ha configurato degli illeciti penali su cui adesso la Procura di Napoli vuole vederci chiaro. Secondo quanto riporta La Repubblica, infatti, i magistrati campani stanno passando al setaccio le carte che documentano come e a chi sono stati assegnate le risorse che dai diritti tv la Legge Melandri destina alla promozione di settori giovanili, sicurezza e impianti.

È uno degli aspetti collaterali, ma più importanti, dell’inchiesta aperta dopo la famosa intercettazione di Lotito, in cui il presidente della Lazio affermava di voler fare “un’operazione sui progetti approvati dalla Fondazione” per salvare il bilancio della Lega Pro, messo in ginocchio dai tagli dei contributi federali. L’ente, però, dovrebbe servire solo a veicolare risorse verso progetti per lo sviluppo del movimento. E allora i pm hanno deciso di approfondire i meccanismi di questa Fondazione. Come scrive il quotidiano romano, nell’ultima stagione sono stati distribuiti circa 37 milioni di euro (ovvero il 4% dei soldi incassati lo scorso anno dalla Lega per i diritti tv, secondo quanto previsto dalla normativa). Di questi, poco meno di 20 milioni sono finiti in Serie B, 9 milioni ai Dilettanti, 4,6 milioni al Coni (e 900mila euro alla Lega Basket), 3 milioni alla Lega Pro.

Proprio su quanto accaduto in terza divisione si sono accesi i fari degli inquirenti: in un primo momento, infatti, la Lega presieduta da Mario Macalli aveva chiesto ai club di comunicare l’esistenza di progetti su infrastrutture con ricaduta sul territorio. E aveva anche cominciato a raccoglierli, allestendo un apposito portale all’avanguardia (Lega-PROject). Erano stati presentati piani per 34 milioni di euro complessivi (di cui circa 4 di spese già rendicontante), ma all’ultimo momento la Lega aveva scelto di cambiare completamente rotta: niente più progetti individuali, solo lavori sui vivai, con un piano identico per ogni club e la spartizione aritmetica delle risorse. Una mossa chiaramente dettata da un accordo interno, dalla volontà di destinare a tutti una parte uguale dei fondi disponibili.

Ma questo è solo uno dei punti opachi del sistema, su cui proseguiranno le indagini. La Legge Melandri (da cui deriva la Fondazione), infatti, istituiva un meccanismo premiale per i progetti che avrebbero potuto portare migliorie alla base del movimento e per questo degni di finanziamento, prevedeva una fase di valutazione ed una si assegnazione delle risorse. Vincolava, insomma, ricavi di carattere privato a un interesse pubblico. Tutte condizioni che sembrano aver lasciato il posto ai soliti accordi di palazzo fra i padroni del pallone. Sicuramente la gestione della Fondazione negli ultimi tre anni ha tradito lo spirito per cui essa era nata. Se è incorsa anche in reati penali saranno i magistrati a stabilirlo.

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