Sono oramai varie, e alcune abbastanza autorevoli, le voci che si levano a denunciare i pericoli autoritari insisti nella resistibile ascesa di Matteo Renzi. Da ultimo un grande vecchio certamente poco sospettabile di estremismo come Eugenio Scalfari. Ma anche, fra gli altri, Salvatore Settis, il quale afferma senza mezzi termini che «la riforma di Renzi è contraria alle regole più elementari della democrazia» e che quindi, occorre fermare la «svolta autoritaria» del governo, perché il progetto di riforma costituzionale tanto voluto dal premier è «affrettato, disordinato e assolutamente eccessivo».

Il progetto di Renzi è chiaro: ridurre il potere di libera scelta degli elettori mediante il premio di maggioranza, la soglia di sbarramento e la forte limitazione della possibilità di esprimere preferenze; liquidare completamente il Senato trasformandolo in un organismo privo di poteri; limitare fortemente i poteri di controllo e normativi del Parlamento, peraltro ridotto a un’assemblea in buona parte composta da nominati.

Bisogna operare affinché, come già avvenne per il progetto per molti versi limiti adottato a suo tempo da Berlusconi, tale progetto sia sconfitto senza appello dal referendum popolare. E’ questo il passaggio decisivo cui prepararsi.
Tenendo conto del fatto che, come ricorda Oliviero Beha, questa riforma autoritaria è non a caso pienamente conforme ai desideri della finanza internazionale, e in particolare di uno dei suoi reparti più significativi come la J.P. Morgan, la quale in un suo oramai famoso documento di quasi due anni fa, chiedeva, fra le altre cose, il rafforzamento degli esecutivi a scapito dei Parlamenti.

La natura antidemocratica di questi poteri forti è d’altronde resa oggi del tutto evidente dalla loro reazione alla vittoria della sinistra in Grecia. Se i popoli votano in un certo modo, si tratta di un incidente di percorso da riassorbire, perché, come è avvenuto anche da noi in occasione del referendum sull’acqua, è evidente che l’elettorato non è sufficientemente maturo per poter scegliere da solo e deve essere guidato dai poteri forti.

Ma l’agenda di questi signori è totalmente inadeguata e mira solo al rafforzamento del loro potere. Come richiesto da vari giuristi, occorre invece porre all’ordine del giorno le seguenti questioni:
1) “Salvare la Grecia e salvare l’Europa. Se la Grecia viene abbandonata, come i barconi degli immigranti nel mare Mediterraneo, l’Europa del sogno comunitario è finita; solo l’euro, il vincitore, potrebbe sopravviverle in alcuni Paesi.
2) Scongiurare la guerra in Europa impedendo la ricostituzione della cortina di ferro più a est, tra l’Ucraina e la Russia; tornare allo spirito degli accordi di Helsinki del 1975, che sulla rinunzia a modificare con la forza i confini hanno assicurato la pace in Europa, almeno fino alla guerra contro la Jugoslavia e per il Kosovo.
3) Ripristinare l’operazione Mare Nostrum evitando all’Italia la ripetizione del reato di ecatombe e di strage.
4) Promuovere un’azione ai sensi del cap. 7 della Carta dell’Onu per debellare il Daesh (Isis) al fine di ristabilire “la pace e la sicurezza internazionale”.
5) Avviare un piano straordinario di interventi pubblici per creare nuove opportunità di lavoro, a cominciare dai giovani.
6) Ripristinare la dignità e la serietà formativa della scuola, per cambiare il futuro”.

L’appello prosegue affermando che “I nostri vecchi ci hanno detto che i migliori articoli della nostra Costituzione sono stati scritti sulle montagne da quanti resistevano e combattevano per una Patria migliore. Noi non vorremmo che ora fossero cambiati nel tumulto del Parlamento e nello sconcerto dei cittadini, e vorremmo che se ne potesse discutere non solo nei Palazzi e nelle Camere ma sulla stampa, in Tv, nelle fabbriche, negli uffici e in tutti i luoghi in cui ci incontriamo nel Paese; altrimenti noi cittadini, soprattutto i più giovani, saremmo vittime di un’esclusione dalle stanze della conoscenza e della decisione politica”.

Un messaggio di forte razionalità e unità che si contrappone alle inaccettabili forzature che Matteo Renzi, un bulletto che aspira a diventare un Leviatano, vorrebbe imporre al nostro Paese e al nostro popolo per conto dei poteri forti che stanno portando il mondo alla deriva.