Negli ultimi anni sono stati versati fiumi di inchiostro per spiegare l’irresistibile ascesa delle serie televisive americane per qualità, cast, regia e ascolti. È più o meno dai tempi di Lost, che il genere ha riacquistato una dignità che non aveva da tempo, o che forse addirittura non aveva mai avuto. La tv è la nuova Hollywood, a quanto pare. Grandi registi, grandi attori, autori e sceneggiatori diventati più potenti dei loro colleghi cinematografici. Un boom in piena regola che sembra non abbia la minima intenzione di affievolirsi. Quindi non dovrebbe essere una sorpresa clamorosa l’ennesima produzione degna di nota, che sta andando in onda anche da noi (su Fox) in differita di pochissimi mesi rispetto agli Stati Uniti: il legal drama How to get away with murder (in italiano è stato usato il meno efficace Le regole del delitto perfetto). Stavolta il merito di un prodotto televisivo degno delle migliori produzioni cinematografiche non è della rampante Netflix o della nuova arrivata Amazon, ma molto più tradizionalmente della stagionata ABC, che già può contare su una programmazione di grande successo per quanto riguarda le serie tv: da Once upon a time a Modern Family, da Revenge a Agents of S.H.I.E.L.D., passando per Nashville, Castle e soprattutto per i gioielli di Shonda Rhimes Grey’s Anatomy e Scandal.

Viola Davis, attrice afroamericana che dopo una gavetta lunga quindici anni (da segnalare la nomination agli Oscar nel 2009 per Il dubbio) è esplosa nel delizioso The Help, ottenendo una seconda nomination, stavolta come migliore attrice protagonista

E anche How to get away with murder (che letteralmente vuol dire “Come commettere un omicidio e farla franca”) ha a che fare con la zarina della tv americana, visto che è prodotto da Shondaland, la casa di produzione fondata dalla Rhimes, ed è stato ideato da Peter Nowalk, uno dei più attivi collaboratori e sceneggiatori dell’impero di Shonda. Le premesse, dunque, erano più che buone. Ma il valore aggiunto di questa serie (il cui episodio pilota in America è stato visto da 14 milioni di persone, mentre i successivi si attestano su una media di 9 milioni) è la presenza di una stella di prima grandezza nel ruolo della protagonista Annalise Keating. È Viola Davis, attrice afroamericana che dopo una gavetta lunga quindici anni (da segnalare la nomination agli Oscar nel 2009 per Il dubbio) è esplosa nel delizioso The Help, ottenendo una seconda nomination, stavolta come migliore attrice protagonista.

Le complicate vicende legali e giudiziarie di How to get away with murder passano quasi in secondo piano, fagocitate da una prova d’attrice sontuosa, intensa, credibile. Annalise Keating è un avvocato senza troppo pelo sullo stomaco, pronta a tutto pur di vincere le cause, imbrigliata in un matrimonio dai contorni foschi, che tiene il corso “How to get away with murder” alla Scuola di Legge. Ed è proprio grazie a cinque studenti scelti per lavorare nel suo studio legale che prende le mosse l’evento principale di tutta la serie, grazie al quale, attraverso un ricorrente e sapiente uso del flashback, vengono raccontati allo spettatore gli ultimi mesi della vita degli ambiziosi, misteriosi, per nulla candidi protagonisti della serie.

Annalise Keating piange spesso, forse addirittura troppo spesso, ma questa esasperata ed esasperante altalena di emozioni e di atteggiamenti tratteggia un personaggio complesso, sfaccettato, multiforme che conquista lo spettatore anche quando ricorre a mezzi moralmente ed eticamente discutibili

Viola Davis ha portato sullo schermo una donna forte nel proprio lavoro, un vero e proprio caterpillar che non si ferma davanti a nulla. La stessa donna, però, che smessi i panni di avvocato di grido mostra tutte le sue fragilità. Nel chiuso della sua stanza, Annalise Keating piange spesso, forse addirittura troppo spesso, ma questa esasperata ed esasperante altalena di emozioni e di atteggiamenti tratteggia un personaggio complesso, sfaccettato, multiforme che conquista lo spettatore anche quando ricorre a mezzi moralmente ed eticamente discutibili. Tutto sembra sacrificato in nome del raggiungimento di un fine più alto di qualsiasi remora morale, seguendo un po’ il cliché a stelle e strisce dell’avvocato-squale, ma ponendo l’accento anche sulla tormentata umanità della protagonista.

L’intreccio narrativo è complesso e ricco di colpi di scena, a volte anche poco verosimile, ma in fondo poco importa. Quando hai una Viola Davis così in forma, persino le vicende intricate e piene di sfumature diventano secondarie. How to get away with murder è un gioiello della serialità televisiva, forse non il più brillante in questa sfolgorante età dell’oro del piccolo schermo, ma sicuramente uno dei più preziosi. È necessario, però, avvertire le schiere di scatenati fan di Shonda Rhimes: è tutt’altra cosa rispetto a Scandal e ancor più rispetto a Grey’s Anatomy. E non è detto che sia un male.