Molti di noi, almeno una volta nella vita, hanno sognato di pagare il mutuo e le bollette grazie al cazzeggio. L’esperto massimo in materia è Marcello Macchia, meglio conosciuto come Maccio Capatonda, il re del cazzeggio all’italiana, il fenomeno cult della comicità di casa nostra. Classe 1978, Macchia ha inventato un nuovo modo di ridere e far ridere, circondandosi di spassosissimi e improbabili attori non professionisti e confezionando prodotti innovativi e stralunati, grotteschi e spesso “rustici” ma mai volgari.

Ora, dopo anni di successi in tv (la serie Mario su Mtv è un fenomeno di culto), il comico abruzzese tenta il grande salto: dal 29 gennaio, infatti, è nelle sale Italiano medio, il primo film di Macchia, nato da uno dei suoi leggendari finti trailer di qualche anno fa. L’attesa è tanta, ma lui tenta di volare basso e non si aspetta nulla.

Il salto dalla tv al cinema per un comico è sempre un momento cruciale. Hai paura?
Sì, perché oltre a essere un salto di qualità è anche molto difficile. Fare un film non è facile, farlo bello è ancora più difficile. È il primo film ma parto con la consapevolezza di essermi impegnato al massimo, cercando di lavorare sulla trama, raccontando qualcosa che funzionasse per 95 minuti. Ora non ho aspettative.

Fino a oggi sei stato un fenomeno di culto, forse un po’ di nicchia. Ti è venuta voglia di diventare mainstream?
Non sono io a decidere se essere mainstream o meno. Spetta al pubblico. Io rimango esattamente quello di prima, la differenza è che il mio prodotto viene diffuso in maniera mainstream come non lo era mai stato prima. Il pubblico è pronto a considerarmi mainstream? Io ho fatto quello che ho potuto, con il mio stile che negli anni è rimasto più o meno lo stesso.

I tuoi personaggi sono sempre un po’ “scemi”, stralunati, disadattati, perdenti. Lo vedi così l’italiano medio?
Io vedo molte cose: i perdenti e i vincenti. La mia opinione è che alla fine siamo un po’ tutti perdenti. Mi piace raccontare i poveri disgraziati, rendono di più. Mi piace raccontare i problemi, forse perché ne ho molti anche io.

Che effetto ti ha fatto quando, qualche tempo fa, eri diventato un protagonista del gossip?
Avvertivo la sensazione di entrare in un mondo a cui ero estraneo, un mondo che in precedenza non conoscevo, temevo e criticavo. In realtà io non ho fatto nulla, è stato il mondo del gossip a entrare dentro di me. Questa cosa mi spaventava, era un’intrusione. La capivo, perché so che funziona così, ma non la accettavo perché secondo me non dovrebbe essere legale spiare la gente. Essere personaggi pubblici non deve voler dire che puoi essere pedinato.

Grazie al cielo è finita…
Sì, ma è servita come esperienza.

Da qualche tempo ti sei “rifugiato” su Mtv. Dopo il successo di Mario e con il film in uscita, sei pronto a tornare sulle reti generaliste o preferisci restare in realtà più piccole dove magari puoi essere più libero?
Ho sempre lavorato in piena libertà, sia su Italia1, che su RaiTre e La7. Non ho mai avuto restrizioni o imposizioni dall’alto. Io faccio il mio lavoro come sempre, e poi va in onda su qualche rete. Che sia generalista o Mtv, l’importante è rimanere liberi.

Ai comici chiedono sempre cosa pensano della politica. Non posso esimermi: la segui?
Quasi per niente, anche per motivi di tempo. Ed è un errore, visto che un comico può attingere molto da quel mondo. Quindi ho un’opinione molto superficiale per tutto ciò che riguarda la politica. La vedo come un qualcosa che passa in tv alla stregua di una fiction. Per me la politica è associata allo spettacolo. Faccio fatica a distinguere Beautiful dal Tg5. Sono contenuti che passano nella stessa scatola e spesso si mischiano.

In questo momento l’Italia ha un premier che ha solo 3 anni più di te. Che pensi di Renzi?
È l’italiano medio. Quello che in questo momento incarna di più i desideri degli italiani.

Ho sempre pensato che molti tuoi personaggi potrebbero tranquillamente essere elettori grillini. Mi sbaglio?
Nel film c’è tutta la prima parte in cui il protagonista Giulio Verme è un possibile grillino, molto impegnato, sempre sul pezzo.

Tutti ti chiedono sempre a chi ti ispiri. Io preferisco chiederti, invece, se pensi di avere inventato qualcosa di nuovo nella comicità italiana…
Ho uno sguardo molto personale. Io non me ne rendo conto, ma lo capisco da quello che mi dicono. Ho dato un punto di vista diverso, anche se in fondo lo fanno tutti i comici. Ho solo raccolto tutto quello che ho incontrato nel corso degli anni. Sono un prodotto della televisione, dei media, e ora sto risputando tutto sotto forma di comicità. Non sono io a dover dire se ho inventato qualcosa. Di sicuro ho inventato il mio modo di essere comico.

Guardi la tv? E cosa non riesci proprio a guardare?
Se c’è qualcosa che mi fa schifo la guardo tantissimo. Sono un amante del brutto e della tv spazzatura. Ovviamente anche della tv bella e utile. Sono facce della stessa medaglia. Anche la tv brutta serve, perché ti insegna come non fare le cose o a prenderle in giro. Più che il brutto, è la noia a essere totalmente inutile.

Successo televisivo e adesso film. Molti ti paragonano a Checco Zalone. Ti spaventa?
Sì, soprattutto perché dal punto di vista dell’incasso è irraggiungibile. Lui è bravissimo, arriva a tutti ed è mainstream. Io sono al primo film e non ho nessuna intenzione di competere. Siamo un’altra cosa. Il paragone ci può stare perché abbiamo più o meno la stessa età e abbiamo tentato di fare un cinema diverso dalla solita comicità italiana. Però siamo molto diversi.