“Il testo del disegno di legge di Stabilità 2015, corredato di relazione illustrativa è stato presentato dal Ministero dell’economia e delle Finanze al Consiglio dei ministri che lo ha discusso il 15 ottobre, approvandolo salvo ulteriore affinamento tecnico“. Ad alzare un velo sull’infinito parto della manovra d’autunno a sei giorni dal suo varo, è stato lo stesso ministero del Tesoro che martedì sera ha così ammesso una volta per tutte che il testo approvato dal Consiglio dei ministri mercoledì 15 era tutt’altro che definitivo. Smentendo di fatto se stesso. O meglio, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che subito dopo il Cdm aveva promesso la diffusione del documento “nelle prossime ore, già stasera”, mentre il premier Matteo Renzi era stato leggermente più cauto parlando di “domani mattina“. 

Poi i giorni sono passati nell’imbarazzo generale dei vari portavoce che di ora in ora hanno spostato sempre più in là la scadenza, fino a quando, martedì, il documento è arrivato al Quirinale. Privo, però, della bollinatura della Ragioneria di Stato, cioè la certificazione della disponibilità delle coperture per la manovra lievitata in pochi giorni da 20 a 36 miliardi di euro e arrivata sul tavolo dell’esecutivo a una manciata di ore dalla scadenza del termine per la consegna a Bruxelles che a sua volta dovrà esprimersi in merito. Anzi, solo sui saldi, che si suppone ragionevolmente siano rimasti invariati, mentre la strada per arrivarci è stata senz’altro cambiata più volte. Come testimoniano anche le continue novità emerse nei giorni successivi ala riunione del Consiglio dei ministri.  Come l’aumento retroattivo delle aliquote Irap e di quelle sui fondi pensione. Resta da capire, oltre ai dettagli della manovra, se i conti tornano ancora, visto l’attardarsi della Ragioneria di Stato sulla certificazione delle. Un problema non da poco se si pensa che Renzi con questa manovra si sta giocando il tutto e per tutto a Bruxelles.

“Completato l’affinamento, il testo è stato messo definitivamente a punto dal Gabinetto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, in stretta intesa con il Ministro per i Rapporti con il Parlamento e con il Dipartimento degli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio – ha ammesso ancora il Tesoro – , e sono attualmente in fase di completamento la relazione tecnica e le tabelle di accompagnamento. In attesa della bollinatura, prevista per domani, l’articolato legislativo è stato anticipato al Quirinale“. Dove, nonostante la sua incompletezza, sarà “oggetto di un attento esame” da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale nei giorni scorsi si era spinto al punto di elogiare pubblicamente la manovra che però ancora non aveva visto la luce. E che, dovendo firmare la legge di Stabilità prima dell’invio alle Camere, deve aver chiesto chiarimenti a Renzi e Padoan. Tanto da voler vedere il testo prima della bollinatura. Ma è chiaro, viste le lungaggini, che il passaggio in Ragioneria non è stato indolore e che la legge si è rivelata poco solida sul fronte delle coperture. Tanto più alla luce delle promesse fatte dopo il 15 dal premier e dal ministro dell’Economia che domenica in Rai ha parlato di “800mila posti di lavoro” che dovrebbero essere creati dalla decontribuzione delle nuove assunzioni.