Il sindaco della cittadina abruzzese di Sulmona sostiene che l’omosessualità “è un’aberrazione genetica”. Lo fa in pubblico durante una trasmissione elettorale. Il video finisce su Youtube. Molti utenti s’indignano. Uno di loro, studente all’Università Bocconi di Milano, definisce il primo cittadino “brutta testa di cazzo”. Il politico si sente diffamato. Querela 36 persone. Tra queste c’è anche lo studente e il suo caso finisce alla Procura di Busto Arsizio. Il pm Francesca Parola legge e chiede l’archiviazione perché “nell’immediatezza del fatto, di fronte a dichiarazioni rese in pubblico da un soggetto politico di spicco, quei commenti rappresentano l’immediata reazione, anche sin troppo contenuta rispetto alla gravità delle affermazioni di chiaro stampo omofobo”. Insomma insultare un sindaco si può solo a patto che questi sia omofobo dichiarato e dichiarante. Questa in sintesi la vicenda raccontata sul blog giustiziami.it.

La storia inizia nel 2006 quando Fabio Federico, medico e all’epoca consigliere comunale a Sulmona, si lascia andare durante una trasmissione. Cosa disse? Ecco come il pm riassume il suo intervento: “Affermava che l’omosessualità sarebbe una patologia di carattere genetico, come la sindrome di down, che gli omosessuali sarebbero persone da curare in quanto avrebbero fatto una scelta contraria rispetto alle determinazioni della natura”. Nel 2011, poi, il video viene postato su Youtube. Nel frattempo, Federico ha fatto carriera. Ha lasciato le file di An per indossare la casacca Pdl. Ma soprattutto è diventato sindaco di Sulmona. Il filmato gira su internet. Tra le varie cose il sindaco sostiene che “se hai i cromosomi x e y fai il maschietto, se hai gli xx fai la femminuccia. Il contrario è un po’ fuori natura”.

In molti commentano. Non tutti sono d’accordo con lui. Non lo è lo studente della Bocconi che posta la sua risposta: “Fai la femminuccia… fai il maschietto… come se fosse una scelta! Ma brutta testa di cazzo… il problema della società è la tua ignoranza e il fatto che tu sia sindaco!”. Fabio Federico legge e denuncia 36 persone per diffamazione aggravata. Gli inquirenti di Sulmona aprono il fascicolo e lo spacchettano per le varie procure. Una è proprio Busto Arsizio. Per il pm non vi è reato. Di più la reazione del giovane davanti a tale frase è stata contenuta. Dopodiché, ragiona, il magistrato “sussiste nella sua massima estensione l’attenuante della provocazione, come meglio illustrato nella memoria difensiva” dell’avvocato Barbara Indovina, legale del bocconiano. Insomma, nessuna diffamazione. È andata peggio, invece, a un uomo residente a Milano ma sposato in Spagna (dove l’omofobia è reato) con il suo compagno. Per lui il sindaco è “un verme”. E per questo il pm di Milano Enrico Pavone ha chiesto il rinvio a giudizio.

da Il Fatto Quotidiano del 9 ottobre 2014