Roma, Roma città tanto cara. In un duplice senso, ovviamente. Ed anche martoriata dalla speculazione, che ha creato orrendi quartieri dove la gente vive malissimo e a volte per sfogare la propria rabbia anziché prendersela con i diretti responsabili, se la prende con i poveri immigrati. Dove continuano ad agitarsi gruppuscoli neonazisti, come Casa Pound, Forza Nuova, Militia Christi, appunto per dirottare la giusta indignazione popolare verso falsi bersagli, seguendo in questo l’atavica ispirazione dei fascisti, da sempre servi del padrone e attrezzo in mano alla rendita peggiore.

Roma, città antifascista. Che, nei quartieri di San Lorenzo, Trastevere, Testaccio e Trionfale rese la vita difficile ai delegati del Congresso del Partito nazionale fascista il 21 novembre 1921. Che l’otto settembre si scontrò, armata di fuciletti scarsamente funzionanti (lo ricorda mio padre nel suo libro Vagabondaggio di guerra), con i panzer di Kesslering. Che diede vita, dal centro storico alla Garbatella al Quarticciolo, a una resistenza armata contro i nazifascisti. Che manifestò, nel luglio 1960, contro il tentativo del governo Tambroni di imbarcare i neofascisti del Msi.

Questa memoria non è perduta e non è inutile. Alla faccia delle vittime di Alzheimer politico che oggi proclamano la fine della distinzione fra destra e sinistra. Oggi rivive nelle tantissime occupazioni di spazi pubblici inutilizzati o destinati ad operazioni speculative, dal Teatro Valle al cinema Palazzo, dal cinema America alle tante case occupate. Occupazioni multietniche nelle quali si portano avanti importanti sperimentazioni interculturali e si costruisce un’efficace integrazione sociale fra Italiani ed immigrati, che già sono parte integrante e fondamentale della nuova Italia.

Su questa memoria vivente, rinfrancata, arricchita e consolidata dalle nuove esperienze di lotta va costruita la Roma di domani. Che non potrà essere certo opera di un sindaco e di una giunta, per quanto bravi. Ma va costruita sulla base della partecipazione popolare e dell’inclusione sociale, così come su quella della salvaguardia dei diritti individuali e collettivi.

Di questa Roma che resiste e al tempo stesso guarda a un futuro nel quale a tutti i suoi residenti siano garantiti tali diritti e una pacifica e fruttuosa convivenza, Nunzio D’Erme è senza dubbio un simbolo e un emblema. Una persona da molti anni impegnata nella lotta per la democrazia e la soddisfazione dei bisogni sociali e dei diritti umani. Che di mestiere fa il maestro di nuoto nel quartiere del Tufello.

Come scrive Marco Calabria: “Conosciamo Nunzio D’Erme da molti anni. Ne abbiamo apprezzato in tante e diverse occasioni la generosità, la tenacia, la simpatia. Ne conosciamo l’allegria, qualche debolezza, l’incedere scanzonato, imprudente, spontaneo. Nunzio è refrattario alle astrazioni, alle gerarchie, alle definizioni rigide, alle classificazioni. Per questo gli vogliamo bene, per questo gli affidiamo i nostri figli. Non crediamo si sia mai pensato come un’avanguardia di lotta, come un leader. Nemmeno quando la sua popolarità, grazie al tasso di spettacolo che ogni maledetta competizione elettorale comporta, ha raggiunto livelli considerevoli”.

Sottoscrivo in pieno queste affermazioni, perché anch’io ho avuto la fortuna di conoscere Nunzio. Ora Nunzio è in carcere, per essersi opposto al tentativo di un gruppo neofascista ed eversivo, Militia Christi, di interrompere un’assemblea promossa dal decimo municipio, a Cinecittà, sulla questione della salvaguardia delle differenze e della lotta all’omofobia.

Nunzio D’Erme, quindi, ha difeso il diritto costituzionalmente garantito alla riunione pacifica e quello alla differenza. Sulla lotta ai diversi, siano essi immigrati, lgbt, o altro, tentano tristemente di costruire oggi le proprie fortune i gruppi neofascisti, approfittando, come dicevo sopra, del senso di frustrazione indotto dalla crisi per indurlo a risposte sbagliate e controproducenti. Fra tali gruppi Militia Christi, noto per il carattere fondamentalista incline al mantenimento, anzi al peggioramento dello status quo e a bloccare ogni vera lotta per il cambiamento.

Anche per questi motivi, oltre che per la totale infondatezza sul piano dei fatti, delle accuse mossegli, e sull’insussistenza di ogni motivi legale di mantenimento della carcerazione – a mio parere – , Nunzio D’Erme va liberato subito.