Certo a Napoli non manca l’inventiva, la fantasia e l’arte dell’arrangiarsi figlia illegittima dell’atavica disperazione. Debutta in città il sindaco-sospeso. Il copyright è partenopeo come il caffè. E non poteva essere diversamente. Luigi de Magistris sarà un diversamente primo cittadino: meno scartoffie, più contatto diretto con i problemi dei cittadini. Chissà potrebbe diventare un nuovo modo di amministrare la cosa pubblica. Paradossalmente la coda velenosa giudiziaria che si è abbattuta come un macigno sull’inquilino traballante di Palazzo San Giacomo sembra averne quasi ritemprato e rafforzato il consenso tra i partenopei. Non mancano incoraggiamenti spontanei ad “andare avanti”, “a non mollare”, “a tenere la schiena dritta”, “a non gettare la spugna”. 

La condanna a un anno e tre mesi del sindaco De Magistris pare – insomma – aver avuto l’effetto di svegliare e ridestare i suoi sostenitori, quelli della prima ora, dell’annunciata e mai attuata “rivoluzione arancione”. Si conferma un dato: il modello sindaco-masaniello, sganciato dai partiti, anarchico e folle piace ai napoletani. Il de Magistris-furioso che si scaglia con impeto e ironia contro il mondo cattivo, pronto a scassare intercetta un alto gradimento e non solo tra i suoi fans. Il “fenomeno De Magistris” alla fine è una chiara spia che segnala quel vuoto pneumatico della politica a Napoli. La stessa clamorosa vittoria di Luigi de Magistris – senza partiti – di tre anni fa – ha evidenziato – la crisi funesta che attanagliava le formazioni politiche in Campania. Appunto sono trascorsi tre anni e la situazione non sembra molto cambiata. Uno stallo clamoroso, un’inadeguatezza generalizzata della politica nel affrontare le sfide vere della capitale del Sud.

Lo sguardo impietoso è concentrato sul partito del premier Matteo Renzi. Il Pd – al di là della “Fonderia delle idee” e dell’ incoraggiante e genuina voglia di fare di tanti giovani – non faremo prigionieri – sembra però in mano ai soliti “signorotti delle tessere”. Contraddizioni, nonsense e lifting. L’agenda politica è  decisa inevitabilmente sempre dagli stessi o loro interposti rappresentanti. La vecchia generazione – insomma –  non ha intenzione di sloggiare e fare i bagagli. Vincenzo De Luca, sindaco eterno di Salerno è già pronto a candidarsi per la seconda volta alla Regione Campania per cancellare la sconfitta di cinque anni fa. L’eurodeputato Andrea Cozzolino non contento dell’essere stato protagonista delle scellerate primarie al Comune di Napoli che nei fatti aprirono la strada allo stesso de Magistris oscilla tra il giocarsi la partita della Regione o attendere qualche mese e lanciare la sua autocandidatura per l’elezioni a sindaco di Napoli. Per la verità solo Antonio Bassolino, ex governatore, ex sindaco non si è fatto avanti con una candidatura – ci mancherebbe – ma partecipa attivamente a dibattiti, incontri giusto per dare un contributo di esperienza. Ed giusto così.

Il film -insomma – ha sempre gli stessi titoli di coda. Sempre le stesse facce di gomma, le stesse logiche di potere per il potere, gli stessi discorsi demagogici. Il “cambia verso” renziano in Campania e in particolare a Napoli non è mai arrivato. Drammaticamente non si capisce se il Pd sia carne o pesce. Discorso che non vale solo per il partito di Renzi chiariamo ma anche per le forze di centrodestra. Appunto un tragico stallo. E c’è da giurarci che qualcuno in segreto ha tirato un bel sospiro di sollievo sapendo che a Napoli è nato il sindaco-sospeso.

Twitter: @arnaldcapezzuto