Don Luigi Ciotti viene minacciato da Totò Riina. L’ex capo di Cosa Nostra, dal carcere duro nel quale è rinchiuso, non rinuncia al suo vecchio, insopportabile, prepotente modo di essere. Ma perché mai un prete fa tanta paura alla mafia? Quali poteri ha don Luigi contro una delle più potenti organizzazione malavitose d’Europa? La minaccia di Riina al fondatore di “Libera” dice più di quanto si possa credere.

Don Luigi e i suoi seguaci fanno paura perché si impegnano seriamente con animo sgombro da interessi personali per il bene del nostro Paese. E lo fanno con la ingenuità dei semplici. Lo fanno avendo a cuore l’uomo, chiunque esso sia. Don Ciotti non ha da far carriera. Non si è intrufolato in una qualche organizzazione dove non si rischia niente e si guadagna tanto. Al contrario. Non ha bisogno di fare alleanze e strategie con il potente di turno per ricavarne qualche beneficio personale. No, don Luigi è innanzitutto un uomo innamorato di Gesù, un uomo che – come va ripetendo papa Francesco – cammina con il vangelo in tasca, e in quelle pagine trova la forza e il coraggio per portare avanti una battaglia che sarebbe assurda e impari con le sole forze umane. Non credo di esagerare se mi permetto di paragonare don Ciotti oggi, come don Diana e don Puglisi, ieri, al giovane Davide che avanza verso Golia impugnando una semplice fionda. Sarà proprio quella piccola arma a mettere a tacere per sempre il filisteo. “Tu vieni a me con la spada, la lancia e con l’ asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti …”, gridò il giovane a Golia mentre gli lanciava la pietra. La semplicità, l’umiltà, la fiducia nel Signore dal quale sentiamo di essere mandati portano in sé una forza d’animo che spesse volte nemmeno l’ interessato sa di avere.

Don Luigi è innanzitutto e soprattutto un prete, un discepolo di Cristo, l’uomo – Dio che salva il mondo con la debolezza e l’obbedienza al Padre. In Italia, come nel resto del mondo, non c’è tanto bisogno di inventare grandi strategie per convivere serenamente, ma più semplicemente c’è estremo bisogno di uomini onesti. E se queste persone oneste e disinteressate occuperanno il posto giusto, il Paese tutto ne troverà giovamento. L’ antimafia si fa innanzitutto con la testimonianza della propria vita. Camorristi, ‘ndranghetisti, mafiosi vanno alla ricerca esasperata di gente con il tallone da Achille da occultare. Di gente con gli scheletri da nascondere negli armadi. Di persone ricattabili, di chi si vende per un piatto di lenticchie. I mafiosi sono disposti a pagare qualsiasi prezzo pur di incapsulare politici e industriali; colletti bianchi e gente comune.

La mafia è un cancro che sarebbe stato estirpato da tempo, se non avesse trovato di volta in volta gente disposta a farle da palo. La mafia è una palla al piede dalla quale il nostro Paese si libererà solamente con la presenza di uomini onesti e volenterosi che non si lasceranno comprare, ma che sapranno rigettare “un guadagno frutto di angherie” e sapranno scuotere “le mani per non accettare regali”. Don Ciotti è uno di questi. Questo prete sente bruciargli nel cuore il grido di tante vittime innocenti e dei loro familiari di questa associazione malefica, avvelenata e velenosa. Egli sa “che Il Signore rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”. Don Luigi è un uomo che arde dalla sete di giustizia. E si impegna. Cominciando da se stesso. Seminando semi di grano buono laddove il nemico getta zizzania a piene mani. E crede. Crede che una forza misteriosa e vera farà germogliare le messe. Continua a credere anche quando tutto sembra perduto. E spera. Sempre. Non può non farlo. Non può cedere alla rassegnazione, se lo facesse sarebbe come rinnegare se stesso e la propria identità. Come voltar le spalle a Cristo che ama e per il quale vive. Egli spera contro speranza e si lascia portare dal vento dello Spirito. Il Santo Padre, domenica scorsa, ci ha invitati a essere “cristiani, non mondani”. A non essere “come il vino annacquato”.

Il libro dell’Apocalisse ci invita a non essere tiepidi. I cristiani veri evidentemente fanno paura se riescono a togliere il sonno finanche a un vecchio mafioso in carcere per il quale, ne sono certo, don Luigi e tanti credenti amanti della vita, pregano perché possa pentirsi del male fatto e convertirsi prima che sorella morte lo chiami a fare i conti con la giustizia di Dio. L’ Italia degli onesti è tutta schierata con don luigi Ciotti. La chiesa italiana è fiera di questo suo figlio e non lo lascia solo. Ma deve essere soprattutto il mondo politico a difendere, sostenere, incoraggiare con i fatti e non a parole questi testimoni e profeti del nostro tempo, di cui abbiamo tutti estremo bisogno. Grazie, don Luigi caro. Siamo tutti con te.