Il Milan in testa alla classifica di Serie A e Di Natale in vetta a quella dei cannonieri, sembra di essere tornati agli anni ’90. E invece no, (per fortuna?) siamo nel 2014 ed è solo la prima giornata di campionato, con i rossoneri davanti a tutti grazie alla vittoria sulla Lazio e alla migliore differenza reti e Di Natale autore di una doppietta per l’Udinese contro il “suo” Empoli. A far loro compagnia le favorite della vigilia: la Juve e il Napoli che passano in trasferta con Chievo e Genoa, molto più convincente la partita della Juve, e la Roma che tramortisce in casa la Fiorentina pur con qualche eccessiva sofferenza nell’ultima mezz’ora. In testa ovviamente anche l’Udinese di Di Natale e Stramaccioni, quasi coetanei, e il neopromosso Cesena, che sconfigge il Parma privo di Cassano. Fermato sul pari l’Inter in casa del Torino, hanno preferito non farsi male nemmeno Atalanta e Verona, Sassuolo e Cagliari, Palermo e Sampdoria. E così la prima domenica sera del calcio italiano in sei partite ha prodotto dieci gol, giusto uno in più di Everton-Chelsea di sabato pomeriggio. Meno male che il calcio, spiega chi lo possiede, è un prodotto da esportare.

IL BUONO

I tre punti conquistati da Allegri in avvio, quasi un record personale dopo che in Serie A ne aveva fatti 0 e 1 nelle prime cinque giornate a Cagliari e al Milan la sua miglior partenza portò 5 punti nelle prime quattro. In realtà la Juve post Conte vince e domina contro il Chievo ben oltre il risultato minimo di 1-0. Per ora si è visto ancora il 3-5-2 marchio di fabbrica del passato, ma dopo la sosta si vedrà meglio la mano del nuovo tecnico. Eccellente l’esordio del 18enne Coman. Buono anche il mercato di Walter Sabatini, sublimato dall’ottima prestazione del giovane difensore greco Manolas, a Roma da meno di una settimana per sostituire Benatia: grande protagonista della telenovela estiva ed ennesima plusvalenza del ds giallorosso. La Roma con la Fiorentina ha convinto in tutti i reparti, la Viola insomma. Bella l’esultanza sfrenata di Inzaghi, all’esordio su una panchina di Serie A, al primo gol della sua squadra: lo stesso entusiasmo di quando segnava uno dei suoi gol, frutto di cinismo e perseveranza, le due qualità messe in mostra dal Milan nell’esordio contro la Lazio. E ancor più bello il ritorno di El Sharaawy ai livelli che aveva fatto intravedere a inizio carriera. Bene hanno fatto anche Rodriguez, non il famoso colombiano del Real ma il misconosciuto spagnolo del Cesena, e Dybala, l’argentino del Palermo: due gol all’esordio che vengono dalla Serie B, due gol di ragazzi seri, giovani e perbene, al di là del fatto che siano italiani o stranieri.

IL BRUTTO

Brutto è stato vedere nuovamente gli spalti vuoti in Serie A. A Milano erano in 36mila, a Genova in 20mila, a Palermo e Torino in 15mila. Evidentemente né il decreto “più Daspo per tutti” né l’operazione “Campo Praticabile”, con l’utilizzo di 4mila agenti per ogni turno di campionato, sono serviti a riportare le famiglie allo stadio, nonostante i proclami di Alfano. Brutto anche il clima che si respirava alla viglia a Napoli fuori e dentro lo spogliatoio, chissà se il gol vincente di De Guzman in pieno recupero ha risollevato l’ambiente, e il pari dell’Inter a Torino, quando giocare con una sola punta e non vincere spesso viaggiano insieme. Ancor più brutta la polemica via social network tra Sabina Gandolfi e Paola Ferrari, rispettivamente neo ed ex conduttrice della Domenica Sportiva su Rai Due. Se gli utenti sembravano aver parteggiato per la prima, c’è da dire che la visione del “nuovo” programma – tra soliti commentatori ingessati e la presenza come ospite d’onore di Claudio Lotito, a celebrare il potente più potente di turno – non pare aver entusiasmato gli spettatori. Una degna cornice al declino strutturale del calcio italiano, ben evidenziato in fase di presentazione del campionato.

IL CATTIVO

Più terribile di Lee Van Cleef, cattivo per eccellenza dei western di Sergio Leone, l’immagine della tribuna d’onore a San Siro dove si alternavano Galliani, Lotito, Tavecchio e Berlusconi, i “Quattro dell’apocalisse” che tengono in mano il calcio italiano. I primi due sono i grandi trionfatori dell’estate, i registi dell’operazione Tavecchio (il terzo) portato fino alla poltrona della Figc. Il quarto è la mente di Infront, advisor per i diritti televisivi che decide del pallone nostrano. Insieme a loro anche Antonio Conte, neo ct che decide di segnare in questo modo la sua vicinanza e contiguità con il potere. Assai cattiva è stata infatti anche la decisione federale di non convocare Balotelli per le prime due partite del nuovo corso azzurro (l’amichevole Italia-Olanda del 4 settembre e poi il 9 settembre Norvegia-Italia, valida per le qualificazioni a Euro 2016). Usato come capro espiatorio dalla Figc già durante la figuraccia del Mondiale di Brasile 2014, la medesima funzione di parafulmine gli è stata appiccicata al momento delle convocazioni. Eppure è stato un piacere vederlo dialogare con Sturridge, Sterling e Gerrard nel Liverpool vittorioso a Tottenham, scambiarsi il cinque con compagni e avversari e prendere e dare calci sempre con il sorriso sulle labbra. La sua fuga verso un calcio migliore è una delle grandi sconfitte del nostro circo pallonaro.

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