Era stata annunciata come l’estate della svolta. Meglio: della “volta buona”, una frase tanto cara a Matteo Renzi. Ma le novità contenute nel decreto Alfano, approvato oggi dal Consiglio dei ministri, e nelle misure decise dalla task force contro la violenza negli stadi non sono esattamente gol in rovesciata che cambiano la partita e strappano applausi. Ci sono i “gollonzi” dei biglietti last minute, degli sconti per giovani e anziani ma manca un vero approccio globale che – dopo gli scontri in occasione della finale di Coppa Italia – il presidente del Consiglio aveva annunciato di voler avere in questi mesi, incentivando le famiglie a tornare negli stadi. E invece la situazione non viene rivoluzionata. Gli sforzi si sono concentrati su un nuovo giro di vite nei confronti degli ultras, con sanzioni inasprite e alcune decisioni sulle quali gli avvocati Lorenzo Contucci e Giovanni Adami, tra i massimi esperti di Daspo in Italia, entrano in tackle bollandole come “norme già esistenti presentate come novità”. La grande svolta quindi non sembra esserci, anche perché l’aria che tira negli ambienti ultras italiani dopo la morte di Ciro Esposito tiene con il fiato sospeso il Viminale, che sta mettendo in campo un fitto lavoro di intelligence ma aveva anche urgenza di agire sotto il profilo normativo: “Abbiamo scelto la mano dura – conferma il ministro Angelino Alfano subito dopo l’approvazione – Ma questa scelta si giustifica perché quello che è avvenuto all’Olimpico non si verifichi più”.

Le promesse di Renzi e le ‘aperture reali’
Anche se proprio il premier era sceso in campo auspicando un nuovo modo di contrastare il problema, slegato dall’emergenza: “Dev’essere la volta buona. Finita la campagna elettorale, discutiamo. Facciamolo senza l’onda dei provvedimenti emotivi che non hanno sempre funzionato, anzi. Sarà la volta buona”, spiegava Renzi il 5 maggio in un’intervista al programma Tiki Taka. Poi l’assist al cittadino medio “che non capisce perché per portare uno striscione allo stadio ha bisogno di passare tornelli e perquisizioni, mentre entrano le bombe carta”. E lo scatto: “Dobbiamo cambiare le regole e andare verso un modello come quello di altri paesi”. Infine la conclusione in porta, tesa e precisa, con la promessa d’intervenire “in modo serio” per “rivedere le famiglie che rioccupano lo stadio con la gioia di partecipare all’evento sportivo”. In cosa si sono materialmente tradotti gli auspici del premier? In tre aperture (e mezzo), “la cui efficacia è tutta dimostrare”, avverte Contucci. Che consistono nella possibilità di acquistare i biglietti on line (anche da tablet e smartphone) fino a pochi minuti dall’inizio della partita (oggi è possibile entro il giorno prima); nella chance per chi non ha precedenti e possiede la tessera del tifoso di portare allo stadio due persone che ne sono sprovviste; una politica di sconti per under 16 e over 60 e pacchetti speciali per famiglie e stranieri. Oltre a una serie d’iniziative legate a educazione e prevenzione, già autorizzate dall’Ufficio per lo Sport della Presidenza. “Benvenute, per carità. La possibilità fornita dagli smartphone è un passo avanti – spiega Contucci – ma crediamo davvero che sposti i termini della questione, quando un biglietto di curva raggiunge ormai anche i 30 euro? Vedremo l’entità degli sconti, altrimenti sarà l’ennesima conferma che continuano a essere fuori strada”.

La parte repressiva
Viene punita più severamente la frode sportiva (fino a 9 anni) ed è previsto l’arresto in flagranza differita per l’inneggiamento all’odio razziale, etnico e religioso. Per il resto, il governo gioca la sua partita sulla repressione nei confronti degli ultras. Lo schema adottato da Alfano è semplice: si rinforzano gli strumenti usati dal 2007, in larga parte criticati da più fronti negli scorsi mesi. A iniziare dal Daspo, prolungato fino a 8 anni per i recidivi. “Il Tar ha più volte ribadito che bisogna valutare la condotta – afferma Adami – Accendere un fumogeno non è grave come usare armi o attaccare un poliziotto”. Si amplia inoltre lo spettro di comportamenti punibili con il divieto d’assistere a manifestazioni sportive e in caso di scontri e violenze possono essere colpiti indistintamente tutti i partecipanti (il cosiddetto daspo di gruppo, presentato oggi come “daspo di branco”) con una pena non inferiore ai 3 anni per i capi. E il ministro può vietare le trasferte a una tifoseria fino a un massimo di due stagioni. Un provvedimento che Adami definisce “la morte della tessera del tifoso”. All’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive toccherà il compito di valutare il grado di rischio di ogni incontro in una scala da 1 a 4 (Atalanta-Verona è la prima da “codice rosso”) e ha già stabilito che gli scontri diretti tra Napoli e Roma e il derby della capitale non si dovranno svolgere in orari serali e – come anticipato da Alfano a La Gazzetta dello Sport – l’incrocio tra partenopei e giallorossi potrebbe giocarsi senza il pubblico ospite.

Contucci: “Nulla di significativo”. Vacca (M5s): “Alzano un muro”
La sfida di riportare le famiglie allo stadio riparte dunque dai tackle duri contro gli ultras. Secondo Contucci però “non ci sono cambi di passo significativi. E soprattutto noto che, per come sono state presentate, alcune novità sono in realtà misure già esistenti”. L’avvocato, che boccia anche l’interpretazione di stampa sul daspo di gruppo (“Secondo alcuni dovrebbe scoraggiare i ricorsi al Tar, in realtà li facilita”), mette in fila tutte le misure in essere da tempo: “Chi subisce un daspo ha già, spesso, l’obbligo di firma. Quello di gruppo viene codificato ma, per fare un esempio, ho visto tutti gli occupanti di una macchina denunciati per alcuni fumogeni trovati nel bagagliaio. I livelli di rischio delle partite sono un ritorno al passato: il compito originario dell’Osservatorio era proprio quello”. Cosa resta quindi sul terreno di gioco per cambiare gli equilibri? La sorveglianza speciale prevista per i casi più gravi, una misura che solitamente colpisce i mafiosi: “Ha senso applicarla a una persona che compie un solo gesto in tutta la sua vita? – si chiede l’avvocato Adami – Le misure di prevenzione dovrebbero scattare per una pericolosità continuativa, quotidiana. Voglio leggere il testo, perché se venisse confermata mi pare un controsenso di fronte alla cosiddetta pericolosa domenicale dei tifosi”.

Quelle che sembrano delle promesse dimezzate si trasformano in un assist per l’opposizione. Alcuni parlamentari del Movimento Cinque Stelle avevano presentato una richiesta di modifica dell’articolo 9 della legge Amato, fulcro delle proteste ultras dal 2007, ma la discussione non è ancora stata calendarizzata in commissione. “Le regole già abbastanza repressive, che cedevano a profili d’illegittimità, le avevamo. Non si sentiva l’esigenza di inasprirle”, attacca il deputato Gianluca Vacca. Eppure il pressing dopo la tragica finale di Coppa Italia era necessario: “Per emarginare le persone che hanno comportamenti criminali mancano risorse e volontà di farlo. Così si potrebbe salvaguardare la cultura sana del tifo organizzato. Le nuove regole danno una risposta alle paure dei cittadini ma non risolveranno il problema”. Anche Paolo Cento, presidente dell’assemblea nazionale di Sinistra ecologia e libertà, critica il decreto Alfano: “Ancora una volta vengono riproposte ricette demagogiche e sostanzialmente inutili”. E la mancanza di confronto con il mondo delle curve, evocato da un fronte trasversale di parlamentari nella scorsa primavera, secondo Vacca “potrebbe ampliare e compattare le frange estreme, a discapito delle tifoserie sane. Ci troveremo purtroppo in una situazione di tensione, come avviene ormai da anni. La parte propositiva? Mi pare sia un insieme di palliativi e contentini. Ancora una volta si è alzato un muro”.

I timori legati a vendette per Ciro Esposito
E il clima che il nuovo pacchetto di misure deciso dal Viminale dovrà combattere è surriscaldato dagli sviluppi degli scontri avvenuti il 3 maggio prima della finale di Coppa Italia. La morte del tifoso napoletano Ciro Esposito e la mancata presa di posizione della curva della Roma nei confronti di Daniele De Santis, accusato di averlo ucciso a colpi di pistola, hanno fatto scattare l’allarme rosso. Negli ambienti ultras era atteso un segnale distensivo dei giallorossi, che non è arrivato. E rischiano di cadere nel vuoto i numerosi appelli della madre della vittima. Al di là delle due partite di campionato, sono temuti incroci in autostrada o con tifoserie gemellate. Anche perché le frange estreme del tifo napoletano “l’hanno giurata” ai romanisti e anche sabato sera, durante l’amichevole contro il Paok al San Paolo, la Curva A ha intonato per tutto il primo tempo numerosi cori di minaccia rivolti ai giallorossi. Una linea, quella del romanista “infame”, sposata anche da altre curve italiane perché i fatti di maggio sono lontani da qualsiasi “codice” ultras e i giallorossi avrebbero dovuto prendere le distanze. Escluse piccole realtà della Sud, è successo l’esatto contrario. Si è così alzato il livello di tensione e si contano già due romani aggrediti a Napoli presumibilmente per ‘vendetta’. Tra pochi giorni si scende in campo e ogni spostamento degli ultras giallorossi è considerato potenzialmente a rischio, tanto che a luglio era circolata l’ipotesi che tutte le trasferte dei tifosi della Roma sarebbero state vietate. Una decisione che in virtù del decreto potrebbe prendere lo stesso Alfano. Nel frattempo c’è una certezza: a fine agosto si gioca. Con quanta gente in più sugli spalti, si vedrà.

Twitter: @AndreaTundo1