Raid dal cielo e il lancio di aiuti umanitari non bastano, in Iraq scendono in campo i marines e le forze speciali. Più di 100 soldati Usa sono già atterrati sul Monte Sinjar per organizzare una via di fuga per i 30.000 civili Yazidi minacciati dai jihadisti dell’Isis. Lo fa sapere il Pentagono definendo la missione temporanea. I militari sono giunti sul monte da Arbi, capitale della regione autonoma del Kurdistan iracheno. L’area si trova una sessantina di chilometri a ovest di Mossul e a una trentina dalla frontiera con la Siria. Intanto continua il caos sul fronte politico, dove il primo ministro Nuri al Maliki  ha ribadito che non si dimetterà fino a quando la Corte Federale non si sarà espressa sul suo ricorso alla nomina del nuovo premier Haydar al Abadi, che lo stesso Maliki giudica come “una violazione della Costituzione”. Fin dall’inizio dell’operazione in Iraq, Barack Obama era stato chiaro sull’uso di truppe via terra: “Non torneremo a combattere in Iraq ma porteremo avanti solo azioni militari mirate e precise” per fermare l’avanzata dei miliziani jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Azioni militari che fino a mercoledì 13 agosto si sono concretizzate esclusivamente in raid aerei.

Ma oggi il vice consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Ben Rhodes aveva precisato: “Un’eventuale missione militare Usa per salvare gli sfollati avrebbe un carattere strettamente umanitario e non costituirebbe un ritorno alle operazioni di combattimento”. Il presidente Obama, aveva aggiunto, prenderà una decisione dopo avere ascoltato il parere dei 300 consiglieri militari inviati nella regioneL’esercito britannico sta fornendo aiuti umanitari ai profughi insieme alle forze Usa e Rhodes ha riferito che ci sono state offerte di assistenza da parte di Francia, Canada e Australia. Di mercoledì 13 agosto anche la decisione dell’Eliseo di inviare non solo aiuti umanitari, ma anche armi ai curdi, mentre è stata fissata per il 15 agosto la riunione del Consiglio esteri straordinario dell’Unione Europe.  

Dopo Usa, anche l’Eliseo invierà armi e aiuti umanitari ai curdi. “Al fine di rispondere alle necessità urgenti espresse dalle autorità regionali del Kurdistan”, il presidente francese Francois Hollande “ha deciso, in accordo con Baghdad, di inviare delle armi nelle prossime ore”, per “sostenere le capacità operative delle forze impegnate contro lo Stato islamico” riferisce l’Eliseo in una nota. Prima della Francia solo gli Stati Uniti avevano deciso di inviare armi. Citando la “catastrofica” situazione nella regione, l’Eliseo ha sottolineato che “la mobilitazione a sostegno del Kurdistan e di tutto l’Iraq deve continuare”. Da Parigi è stato annunciato anche l’invio di un secondo carico di aiuti umanitari nel nord del Paese, destinato alle minoranze religiose perseguitate dai militanti sunniti. Il ministero degli Esteri francese ha comunicato in una nota che il carico di 20 tonnellate di farmacitende e kit per il trattamento dell’acqua arriverà oggi a Erbil. Gli aiuti, ha riferito il ministero in una nota, sono sufficienti a fornire assistenza a 50mila persone. Altre operazioni saranno avviate nei prossimi giorni “per aiutare le popolazioni in grave pericolo”.  

Al Maliki non si dimette. Scoppiano autobombe a Baghdad: 16 morti. Il primo ministro iracheno Nuri al Maliki ha ribadito che non si dimetterà fino a quando la Corte Federale non si sarà espressa sul suo ricorso alla nomina del nuovo premier Haydar al Abadi, che lo stesso Maliki giudica come “una violazione della Costituzione”. Lo riferisce Al Jazeera, dopo che ieri Barack Obama e il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Shamkhani, si sono congratulati con il premier incaricato. Mentre gli stati europei organizzano gli interventi e gli aiuti umanitari, continuano gli attentati nella capitale irachena. Fonti della polizia riferiscono che a Baghdad sono esplose quattro autobombe, provocando almeno 16 morti e 46 feriti.

Mogherini: “Serve un’azione comune e forte”. Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, “apprezza la decisione dell’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton, di convocare il Consiglio Affari Esteri” per il 15 agosto. Lo comunica una nota della Farnesina. “Dal vertice deve uscire una decisione su un’azione comune forte e coordinata“, ha aggiunto il ministro. 

Parigi: “900 jihadisti francesi in Siria e in Iraq”. Mercoledì 13 il ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve, ha fatto sapere che ci sono “circa 900 jihadisti francesi in Siria, e, probabilmente, in Iraq“. Già lo scorso mese Cazeneuve aveva fatto notare che il numero dei francesi partiti per aderire alla jihad in Medio Oriente era enormemente cresciuto negli ultimi mesi. All’epoca aveva parlato di un incremento del 56% per un totale di circa 800 persone. “Sono determinato a fare tutto il possibile per evitare le partenze e smantellare le filiere” aveva detto il ministro.

Jihadisti distruggono il principale tempio yazidi. Oltre che sui membri della minoranza degli yazidi, la furia dei miliziani dello Stato islamico si è abbattuta anche sul loro luogo di culto più sacro. Secondo il quotidiano iracheno Al Sabah, il tempio di Lalish, 60 chilometri a nord di Mosul, è stato fatto saltare in aria, come era già successo a diversi altri monumenti storici e religiosi del nord dell’Iraq. Nel tempio di Lalish è sepolto lo Sheikh Adi ibn Musafir, principale figura spirituale di questa minoranza di lingua curda i cui membri seguono una religione sincretica con elementi di Islam, cristianesimo, zoroastrismo e credenze locali e sono considerati “adoratori del diavolo” da parte dei jihadisti dello Stato islamico.  

Il Papa: “Attacchi violenti risveglino tutte le coscienze”. Nella lettera inviata a Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, Papa Francesco rivolge “un appello urgente alla Comunità internazionale ad intervenire per porre fine alla tragedia umanitaria in corso”, incoraggiando “tutti gli organi competenti dell’Onu, in particolare quelli responsabili per la sicurezza, la pace, il diritto umanitario e l’assistenza ai rifugiati, a continuare i loro sforzi, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite”. Bergoglio sottolinea che “gli attacchi violenti che stanno dilagando lungo il nord dell’Iraq non possono non risvegliare le coscienze di tutti gli uomini e le donne di buona volontà ad azioni concrete di solidarietà, per proteggere quanti sono colpiti o minacciati dalla violenza e per assicurare l’assistenza necessaria e urgente alle tante persone sfollate come anche il loro ritorno sicuro alle loro città e alle loro case”.“Le tragiche esperienze del XX secolo e la più elementare comprensione della dignità umana -scrive al segretario generale dell’Onu- costringono la comunità internazionale, in particolare attraverso le norme e i meccanismi del diritto internazionale, a fare tutto ciò che le è possibile per fermare e prevenire ulteriori violenze sistematiche contro le minoranze etniche e religiose”.

Bergoglio: “Cuore carico di angoscia per la situazione dei cristiani”. Francesco si rivolge al segretario generale dell’Onu con il “cuore in mano“, sottolineando di mettere davanti a lui “le lacrime, le sofferenze e le grida accorate di disperazione dei cristiani e di altre minoranze religiose dell’amata terra dell’Iraq, dove i cristiani e le altre minoranze religiose sono stati costretti a fuggire dalle loro case e ad assistere alla distruzione dei loro luoghi di culto e del patrimonio religioso”Papa Francesco termina la sua lettera, affermando di essere ”fiducioso che il mio appello incontrerà una risposta positiva”.