Il caos regna a Baghdad, dove il presidente della Repubblica, Fuad Masum, ha incaricato un esponente sciita, Haidar al Abadi, di formare un nuovo governo che favorisca una riconciliazione con la comunità sunnita, ma il premier in carica Nuri al Maliki non dà segno di volersi dimettere. “Al-Ibadi rappresenta soltanto se stesso”, ha detto il portavoce del partito del premier, Khalaf Abdul-Samad, intervenuto in televisione nazionale, circondato ad altri membri di Dawa, tra cui lo stesso al Maliki, secondo cui la nomina di al Abadi “viola la Costituzione“. Dopo la tensione vissuta ieri nella capitale, le forze politica paiono tuttavia intenzionate a rasserenare gli animi. Nel pomeriggio al Maliki ha lanciato un appello all’esercito e alle forze di sicurezza ordinando loro di “non interferire nella crisi politica” e di continuare a “compiere il loro dovere di proteggere il loro Paese”. Al Abadi, da parte sua, ha definito al Maliki un “partner fondamentale nel processo politico” e ha sottolineato il ruolo avuto dal rivale “nel combattere il terrorismo“. E mentre gli Stati Uniti sono tonati a chiedere la formazione di un “governo inclusivo”, anche l’Iran si è schierato con al Abadi: il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Shamkhani, si è congratulato con il premier incaricato.

Obama si congratula con al Abadi
Poche ore dopo la nomina, il presidente Usa Barack Obama si è congratulato con il primo ministro incaricato, chiedendogli di formare al più presto un nuovo governo: “In base alla costituzione irachena -ha affermato- questo è un passo importante verso la formazioni di un governo che possa unire le diverse comunità dell’Iraq”. La Casa Bianca ha poi fatto sapere che Obama ha avuto un colloquio telefonico con al Abadi, nel corso del quale i due hanno concordato sull’importanza di formare un nuovo governo inclusivo, che rappresenti tutte le comunità, il più presto possibile. Il capo della Casa Bianca ha sottolineato che gli Stati Uniti sono pronti a rafforzare la cooperazione politica e di sicurezza con l’Iraq mentre i leader politici cercano di attuare le riforme politiche. In serata Obama ha avuto un colloquio telefonico con il premier italiano Matteo Renzi.

Vaticano: “Leader musulmani condannino la barbarie”
Dopo le prese di posizione di Papa Francesco, il Vaticano torna a farsi sentire. Si esige “una presa di posizione chiara e coraggiosa dei responsabili religiosi, soprattutto musulmani” contro queste “pratiche indegne per l’uomo”, “atti criminali indicibili” perpetuati in Iraq, “in nessun caso sara’ giustificata una tale barbarie” soprattutto per motivi religiosi sui cristiani e yazidi. I responsabili religiosi devono anche “esercitare la loro influenza sui governi”, e sottolineare che “il sostegno, il finanziamento e l’armare il terrorismo e’ moralmente condannabile”. E’ la dura dichiarazione del Consiglio Pontificio per il Dialogo interreligioso

Raid su Sinjar, “uccisi 73 terroristi”
Continua, intanto l’offensiva contro lo Stato Islamico. Un raid dell’aviazione irachena ha colpito il quartier generale dell’Isis a Sinjar, “uccidendo 73 terroristi, compreso il ‘nuovo governatore Ahmed Al Warchan ‘Abu Asmaà“, scrive l’agenzia egiziana Mena citando fonti dell’intelligence militare irachena. Anche gli Stati Uniti hanno fatto sapere di aver condotto “15 raid aerei mirati”. Lo ha fatto sapere il generale William Mayville, direttore delle operazioni dello Stato maggiore congiunto Usa, sottolineando però che l’operazione è limitata e ha fatto poco per diminuire le capacità di combattimento degli insorti. “Nelle zone in cui abbiamo concentrato i nostri attacchi – ha spiegato – abbiamo avuto un effetto molto temporaneo“. Il generale ha riferito che l’amministrazione sta invece valutando come rafforzare gli aiuti alle forze curde, che hanno bisogno di munizioni e armi pesanti per affrontare i militanti.

Onu: “Per gli Yazidi imminente pericolo di massacri”
Gli iracheni appartenenti alla minoranza degli Yazidi si trovano “di fronte all’imminente pericolo di massacri” nelle aree controllate dai jihadisti. E’ l’allarme lanciato dagli esperti di diritti umani dell’Onu Christof Heyns, Rashida Manjoo e Rita Izsak che citano notizie verificate provenienti dall’Iraq che riferiscono che i miliziani dell’Isil stanno dando la caccia ai membri della minoranza, ordinando loro di “convertirsi o morire”. Gli esperti dell’Onu chiedono che “vengano prese con urgenza tutte le misure possibili per evitare atrocità di massa e un potenziale genocidio nello spazio di pochi giorni o poche ore”.

Regno Unito, ancora aiuti agli Yazidi
Per ora dal cielo arrivano gli aiuti umanitari. Durante la notte aerei della britannica Royal Air Force sono tornati a paracadutare aiuti sulla zona del Monte Sinjar, nel nord dell’Iraq, dove restano migliaia di Yazidi assediati dai jihadisti. Il primo lancio di aiuti era stato effettuato nella notte di sabato, un secondo previsto per domenica era stato rinviato per motivi di sicurezza. Il ministro della Difesa britannico ha confermato ieri che invierà nella zona jet tornado da utilizzare con un ruolo di ricognizione nell’operazione che, ha ribadito Londra, resta al momento di natura umanitaria e non militare.

Governo italiano valuta l’invio di armi ai curdi
Il governo italiano sta delineando, con i ministri degli Esteri, Federica Mogherini, e della Difesa Roberta Pinotti, le possibili iniziative da mettere in campo. Ma serve “un’iniziativa europea” in accordo “con i principali partner”, ha spiegato la titolare della Farnesina che ha scritto una lettera all’Alto Rappresentante per la politica estera Ue per valutare la possibilità di fornire armi ai curdi. “Ho scritto ieri a Catherine Ashton per chiederle formalmente la convocazione di un consiglio Affari esteri che si dovrebbe occupare di Iraq, di Gaza e di Libia, tre crisi che riguardano direttamente tutta l’Europa”, ha spiegato Mogherini, sottolineando che “diversi paesi si stanno muovendo, ma serve che l’iniziativa sia europea”.

Fabius: “L’Ue torni dalle vacanze, la gente muore”
“Ho chiesto con la ministra italiana Mogherini che venga convocata d’urgenza” una riunione dei ministri degli Esteri Ue sull’Iraq “e mi aspetto che l’urgenza venga rispettata. So bene che in Occidente è periodo di vacanze, ma quando la gente muore, anzi crepa, bisogna tornare dalle ferie”, ha detto il ministro francese Laurent Fabius a Radio France Info. “Ancora non c’è una data – ha ribadito Fabius – e io torno a chiedere che venga convocata d’urgenza”. Ieri il ministro francese e la titolare della Farnesina Federica Mogherini hanno scritto all’Alto rappresentante per la politica estera Ue affinché i ministri dei 28 si riuniscano per discutere dell’eventuale fornitura di armi ai curdi. “Si tratta di aiutare i curdi, gli iracheni, ad avere i mezzi per resistere e, se possibile, sconfiggere” i jihadisti che vogliono “uccidere tutti coloro che non la pensano come loro, che non rinnegano la loro religione, con la tortura e stupri sistematici”.