È passata alla storia come il palazzo dei veleni, ha visto muovere tra le sue stanze magistrati come Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, ha portato alla sbarra potenti come Giulio Andreotti, è finita al centro di roventi polemiche dopo l’apertura dell’inchiesta sulla Trattativa Stato – mafia. Adesso però, la procura di Palermo è rimasta senza un capo: è scaduto ieri, infatti, l’incarico di Francesco Messineo alla guida dell’ufficio inquirente siciliano dal 2006.

L’addio di Messineo dopo otto anni a capo della Procura. Una mail di commiato ai colleghi, i saluti al personale della procura e poche parole di congedo ai giornalisti: l’ormai ex procuratore capo di Palermo è ufficialmente in ferie, poi andrà in pensione, dopo otto anni trascorsi nella stanza al secondo piano del Palazzo di giustizia palermitano. Un periodo in cui la procura di Palermo è stata scossa da polemiche e attacchi concentrici: per mesi hanno tenuto banco le inchieste condotte dagli stessi inquirenti siciliani a carico del cognato di Messineo, Sergio Sacco, accusato di intestazione fittizia di beni.

Polemiche, provvedimenti disciplinari e il conflitto di attribuzione. L’anno scorso, poi, lo stesso Messineo è stato coinvolto nell’inchiesta della procura di Caltanissetta, poi archiviata, aperta dopo che il magistrato era stato “beccato” al telefono con Francesco Maiolini, ex dirigente di Banca Nuova, al centro di un’indagine della procura palermitana. La vera spada di Damocle per la procura di Palermo è però rappresentata dall’inchiesta sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra. Una delle indagini più delicate degli ultimi anni che è già costata alla procura di Palermo il conflitto d’attribuzione sollevato dal Quirinale davanti la Consulta nell’estate del 2012, dopo le quattro telefonate intercettate tra Nicola Mancino e Giorgio Napolitano. Polemiche roventi, condite dai provvedimenti disciplinari aperti nei confronti di Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, che prima di darsi alla politica era stato il coordinatore delle indagini sul Patto Stato – mafia, attualmente oggetto di un processo in corso davanti la corte d’Assise. Nell’ultima udienza lo stesso Messineo ha indossato la toga per assistere all’interrogatorio del procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani: dopo la pausa estiva il processo a politici e boss mafiosi riprenderà il 25 settembre prossimo. Periodo in cui la procura di Palermo potrebbe essere ancora priva di un capo.

In pole position c’era Lo Forte, ex braccio destro di Caselli e pm del processo Andreotti. Dopo l’addio di Messineo, l’interim spetterà infatti all’aggiunto Leonardo Agueci, mentre il Consiglio Superiore della Magistratura non ha ancora eletto il nuovo procuratore capo del capoluogo siciliano. E ad oggi è difficile capire quando accadrà. Due settimane fa, la commissione incarichi direttivi di Palazzo dei Marescialli aveva indicato con tre voti l’attuale procuratore capo di Messina Guido Lo Forte, sostenuto da Unicost. Un voto a testa è andato invece al procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari (sostenuto da Area, la sinistra dell’Anm) e al magistrato di Eurojust Franco Lo Voi (Magistratura Indipendente). Sarebbe bastato che il plenum si fosse espresso nell’ultima seduta del 30 luglio e probabilmente il successore di Messineo alla guida della procura più esposta d’Italia avrebbe già un nome: Guido Lo Forte, negli anni ’90 braccio destro di Giancarlo Caselli e pubblico ministero del processo Andreotti . Dal Quirinale però è arrivato il pollice verso. Dieci giorni fa, il segretario generale Donato Marra (che di recente ha testimoniato in aula proprio al processo sulla Trattativa) ha infatti inviato una lettera di Napolitano a Palazzo dei Marescialli: una missiva, in cui il capo dello Stato chiede ai consiglieri di eleggere “in via prioritaria” i procuratori degli uffici giudiziari rimasti da più tempo senza titolare. Il capo dello Stato in pratica ha chiesto al Csm di seguire un criterio cronologico nell’elezione dei nuovi procuratori: e la poltrona di procuratore di Palermo è in fondo a quella lista, dato che è vacante soltanto da oggi. Il Quirinale ha motivato la sua richiesta con la necessità di “evitare scelte riferibili a una composizione del Csm diversa da quella del Consiglio che sta per insediarsi”.

La lettera di Napolitano al Csm ha bloccato di fatto la nomina. L’incarico di molti consiglieri del Csm è infatti scaduto: per Napolitano bisogna quindi aspettare che s’insedi il nuovo plenum per rimettere all’ordine del giorno la nomina del nuovo procuratore capo di Palermo. “Questa è la dimostrazione, ancora una volta, che siamo un Csm sotto tutela: nessuno ha indicato i posti ancora vacanti quando votammo i capi delle Procure di Firenze, Torino e Bari” ha tuonato Antonello Racanelli, consigliere togato di Magistratura Indipendente. Il vicepresidente del Csm Michele Vietti, dal canto suo, ha girato la lettera del Capo dello Stato al presidente della commissione incarichi direttivi Roberto Rossi: come dire che anche l’indicazione di Lo Forte da parte della quinta commissione è carta straccia.

Con il nuovo Csm potrebbe essere nominato Lo Voi. Sarà il nuovo Csm e la nuova commissione che dovranno esprimersi sulla procura palermitana. Solo che ad oggi non è dato sapere quando il nuovo plenum potrà insediarsi completamente rinnovato. Ad oggi sono stati eletti soltanto i sedici membri togati: il Parlamento infatti non ha ancora indicato gli otto membri laici, dopo che più di una votazione è andata deserta. In attesa delle nuove nomine, i vecchi consiglieri sono stati al momento prorogati di diritto. Ma vista la composizione del Parlamento, unita al numero dei togati già eletti, è facile prevedere come cambieranno le maggioranze dentro al plenum del Csm, in vista della nomina di procuratore capo di Palermo: Lo Forte rischia di perdere il vantaggio maturato con la prima indicazione della quinta commissione, mentre Magistratura Indipendente passerà da tre seggi togati a quattro, cercando poi probabilmente alleanze strategiche per rilanciare il nome di Lo Voi, nominato in Eurojust dal ministro Angelino Alfano.

Napolitano teste nel processo sulla Trattativa in autunno. Il Pd potrebbe invece ottenere quattro degli otto seggi laici: alleandosi con Area (che da sei consiglieri togati passerà a sette) potrebbe quindi spingere Lari fino al secondo piano del Palazzo di giustizia di Palermo. A quel punto i giochi sarebbero fatti. E a cambiare le carte in tavola, bruciando la nomina di Lo Forte sarebbe la lettera di Napolitano. Che il prossimo autunno dovrà essere testimone al processo sulla Trattativa. Per allora, probabilmente Palermo avrà il nuovo procuratore capo. Scelto dopo l’ultimo ordine scritto del Capo dello Stato.