Anche il New York Times a favore della marijuana libera. In un editoriale pubblicato domenica, il quotidiano ne paragona il divieto all’epoca buia del Proibizionismo. “Ci sono voluti 13 anni prima che gli Usa capissero gli errori e ponessero fine al proibizionismo, 13 anni in cui la gente ha continuato a bere, onesti cittadini sono diventati delinquenti e le organizzazioni criminali hanno prosperato” si legge nell’intervento. Che una sorta di liberalizzazione possa avere effetti benefici negli Usa lo hanno capito con il caso del Colorado. 

“Sono passati 40 anni da quando il Congresso ha approvato il bando sulla marijuana, con gravi danni alla società, solo per proibire una sostanza che è meno dannosa dell’alcol. Il governo federale dovrebbe abrogare quel bando”. Precisando di essere arrivato all’editoriale dopo un lungo dibattito, ispirato da un movimento in rapida crescita tra gli stati per riformare leggi sulla marijuana, il quotidiano sostiene che i costi della cannabis per la società sono “immensi”. La penalizzazione, scrive, porta a un “risultato razzista colpendo in modo sproporzionato i giovani di colore, rovinando la loro vita e portando a una nuova generazione di criminali”. “Non ci sono risposte perfette alle preoccupazioni della gente sull’uso di marijuana, ma neanche sul consumo del tabacco o dell’alcol; crediamo che ad ogni livello – impatto sulla salute, sulla società e sulle questioni legali – la bilancia penda sul lato della legalizzazione nazionale. Questo poi consentirà ad ogni Stato di decidere se permettere l’uso della marijuana per trattamento terapeutico”, si legge nell’editoriale. E ancora “riteniamo che Washington debba fare un passo indietro mentre gli Stati continuano a sperimentare la legalizzazione dell’uso terapeutico dello ‘spinello’, riducendo dunque le pene”.

Secondo il New York Times, “i costi sociali della marijuana sono alti. Nel 2012, in base ai dati dell’Fbi, sono stati effettuati 658mila arresti legati al possesso di cannabis paragonati ai 256mila per eroina, cocaina e altri derivati. Il quotidiano sottolinea che “c’è un dibattito in corso tra gli scienziati per stabilire gli effetti della marijuana sulla salute, ma riteniamo che la dipendenza sia un problema minore, in particolar modo se paragonato all’alcol e al tabacco. L’uso moderato della cannabis non pone rischi per giovani adulti. Ci sono naturalmente preoccupazioni legittime sulle conseguenze per lo sviluppo delle menti tra gli adolescenti e per questo motivo sosteniamo il divieto di vendita l’uso ai minori di 21 anni”. L’editoriale del Nyt conclude dicendo che “la creazione di sistemi per regolare la produzione, vendita e commercializzazione della cannabis è complessa, ma non impossibile e lo si sarebbe potuto portare a termine se non fossimo stati una nazione impegnata a fare della produzione e uso di marijuana un reato federale”. Intanto a Seattle, dopo la legalizzazione, c’è chi ha pensato a sviluppare un’app per la consegna a domicilio.