Italia: l’ignoranza che alimenta il revisionismo storico. Quand’è che Adolf Hitler è diventato cancelliere della Germania? E perché un film sui sopravvissuti ai campi di concentramento è stato pubblicizzato in Italia con il titolo: “A quale X-factor partecipò Adolf Eichmann?” Entrambe le domande evidenziano in maniera diversa lo stato di ignoranza sulla storia nazi-fascista che è diventato un problema serio in Italia e che nutre l’onda di revisionismo storico che si sta espandendo nel paese.

La colpa non può essere attribuita solo alla destra. Al momento, un’amministrazione provinciale “rossa” sta contribuendo a trasformare il fascismo in eredità culturale per dare uno slancio all’industria del turismo. E’ come un Grand Tour dell’architettura fascista presentato in maniera simile ad un pellegrinaggio religioso. Non potrebbe succedere in Austria o in Germania con Hitler, ma sta succedendo in Italia con Mussolini, dove, per rincarare la dose, i monumenti situati in luoghi pubblici in ricordo delle atrocità del fascismo sono rari o inesistenti.

In primo luogo, trattiamo il tema dell’ignoranza. Lo scorso dicembre sul canale principale della Rai, l’emittente statale, quattro concorrenti presero parte ad un quiz show di fronte a 5 milioni di telespettatori. L’eredità va in onda nell’orario di massimo ascolto prima del principale telegiornale delle 20:00. La domanda era: “In quale anno Adolf Hitler viene nominato cancelliere della Germania?” Quattro le possibili date: 1933, 1948,1964 e 1979. Il primo concorrente ha scelto “1948”. Il secondo ha optato per “1964”. Il terzo ha tirato a indovinare e ha scelto “1978”. Il quarto ha potuto solo dire: “Ok allora penso debba essere il 1933“.

L’eredità non è un cabaret o un programma satirico. E’ considerato un quiz show serio, una sorta di Brain of Britain (un popolare quiz show inglese, N.d.T.) italiano. Il presentatore sembrava perplesso: “Forse dovremmo ripassare la nostra storia. Solo un pochino“. E non è tutto. E’ stata fatta un’altra domanda con le stesse date: “In quale anno Mussolini ha incontrato Ezra Pound?” Il primo concorrente pensava fosse il 1964; poi il secondo, memore della manche precedente, ha dato la risposta giusta.

Nessun grido di protesta da parte della stampa. La manifestazione di ignoranza non ha neanche dato vita ad un dibattito sullo stato dell’istruzione e dell’insegnamento della storia. Non è stata presentata alcuna interpellanza parlamentare. E’ stata la reazione muta suggerita da Roberto Faenza, un regista che sta per lanciare Anita B., basato sulla storia di Edith Bruck, una  giovane ragazza sopravvissuta ai campi di concentramento, a produrre un poster pubblicitario con un Adolf Eichmann sorridente e la domanda su X Factor.

Ho sentito che dovevo farlo perché ci si interrogasse sullo stato scioccante  di ignoranza in cui questo paese è caduto“, ha dichiarato Faenza, “almeno due dei partecipanti avevano una formazione universitaria. Bisogna aggiungere che dei livelli simili di ignoranza si trovano tra i deputati e i senatori quando vengono intervistati in televisione“.

Chiaramente, questo tipo di ignoranza fa parte di un contesto che alimenta il revisionismo storico e aiuta a mostrare alle nuove generazioni il volto presentabile del fascismo. Sotto alcuni aspetti questo processo implica “attività culturali” che non considerano i mezzi sanguinari che hanno portato all’avvento della dittatura, dando invece dimostrazione del fatto che il fascismo conteneva un pensiero ingegnoso con un’eredità estetica che bisogna apprezzare e godere.

Un esempio di questa situazione è un progetto finanziato con fondi pubblici, alcuni provenienti dal Consiglio europeo, in Romagna, un’area di 400.000 abitanti con capoluogo Forlì e la sua principale attrazione turistica Predappio, luogo di nascita di Mussolini, visitata da migliaia di neo-nazisti ogni anno. In entrambe le città il dittatore aveva fatto erigere palazzi in stile fascista nell’ambito del processo di glorificazione del regime e per la sua gratificazione personale. Le caratteristiche chiave di questa architettura erano le linee geometriche che suggerissero un ordine rigido e dei grandi ingressi con tetti alti in modo da far sentire la gente piccola e in soggezione nei confronti dello stato monopartitico.

Questa eredità macchiata di sangue di cui Forlì è ricca è parte di un progetto di restauro, accompagnato da mostre d’arte che hanno come intento quello di educare gli abitanti a rivalutare il fascismo come fonte di visione artistica e innovazione. Gli antifascisti hanno espresso una profonda preoccupazione durante il dibattito che ha avuto luogo a Forlì. Gianni Saporetti della fondazione locale Lewin, che prende il nome da una famiglia di ebrei tedeschi che ha trovato rifugio in Italia, semplicemente perché alcuni dei suoi membri erano stati giustiziati con altre 16 persone nel settembre del 1944 dai fascisti italiani e dalle SS tedesche, ha chiesto: “Cosa sta succedendo nella nostra città? Stiamo assistendo a un fiorire di mostre sull’architettura fascista, sull’arte e sulla vita durante il fascismo. Qualcuno ha perfino proposto di intitolare l’aeroporto a Mussolini. Siamo di fronte a un caso di sfruttamento commerciale del fascismo a beneficio dell’industria del turismo?“.

Saporetti ha evidenziato come il più noto critico d’arte italiano, mentre visitava l’ultima mostra locale intitolata Novecento dedicata ai quadri del periodo fascista ha esclamato “questo è meraviglioso ed estremamente fascista” prima di plaudire al tardivo ‘sdoganamento’ dell’arte fascista per tutti.

Durante lo stesso dibattito altri hanno descritto il revisionismo storico generato sotto le mentite spoglie dell’apprezzamento delle arti come un insulto a coloro che hanno combattuto nel movimento della Resistenza. Un vecchio partigiano che ricordava le atrocità nazi-fasciste all’interno e nei dintorni di quella regione ha condannato la mancanza di contestualizzazione e di informazione sui mezzi utilizzati da Mussolini per ottenere il consenso, tra cui torture e omicidi. Un giovane militante antifascista locale, Giacomo Cortesi, ha respinto la presunta neutralità politica nella rivalutazione estetica dell’arte fascista a scapito della verità: “Come è possibile che in questo tipo di iniziative non siano mai mostrate le immagini dei cadaveri

Nell’architettura fascista, Marcello Rosetti ha osservato come “è difficile distinguere tra arte e ideologia quando sono nello stesso contenitore“. Sergio Giammarchi, un altro partecipante, ha notato come lentamente ma costantemente la Provincia di Forlì sembri scivolare verso un modello turistico basato sul culto delle origini di Mussolini.

Niente di tutto questo avrebbe probabilmente potuto far cambiare idea a coloro che hanno calorosamente supportato il restauro degli edifici per il “percorso turistico”, che comprende la sala della gioventù fascista che contiene l’iscrizione del giuramento fascista. Infatti, pur condannando il regime, uno degli architetti ha illustrato il progetto inserendolo nel contesto di pellegrinaggi religiosi, come il famoso cammino di Santiago de Compostela.

Traduzione di Gaia Restivo e Michele Casellato per ItaliaDallEstero.info   

Articolo originale di Alfio Barnabei apparso su SearchLight Magazine il 28 Maggio 2014

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Riceviamo e pubblichiamo 

Mi chiamo Roberto Pasini, sono un architetto italiano e insegno disegno urbano all’Università di Monterrey. Sono anche un antifascista militante, un antirevisionista, nonché un lettore assiduo del vostro giornale. Scrivo in merito al Blog di ItaliaDallEstero apparso oggi 19 luglio 2014 sulla vostra edizione online. Mi sono sentito chiamato in causa come l’architetto a cui allude Alfio Barnabei in chiusura dell’articolo in considerazione di un mio intervento sul recupero dell’architettura totalitaria presso il Muse Franz Mayer di Città del Messico, disponibile online.

Aldilà dell’approssimativa traduzione italiana pubblicata, desidero rilevare alcuni fraintendimenti presenti nel testo originale inglese di Bernabei, fraintendimenti che fanno molto male alla causa di chi come lui desidera opporsi alla deriva revisionista. Innanzitutto esiste una deriva revisionista, ma essa non ha nulla a che fare con il restauro di capolavori dell’architettura del razionalismo italiano, come la Ex Casa GIL di Forlì dell’architetto romano Cesare Valle. La capacità di recuperare contenitori di qualità architettonica, prodotti da un regime detestabile in un periodo storico per molti versi tragico, per metterli al servizio della società democratica è una dimostrazione di vitalità e maturità delle istituzioni. A me pare molto meno democraticamente matura l’opzione di consegnare all’oblio marcescente architetture riconosciute dalla critica internazionale producendo luoghi di degrado nel cuore delle nostre città. 

ATRIUM poi, a cui fa riferimento Bernabei, è una rotta culturale europea che attraversa 11 paesi nella loro storia oppressi da dittature di segno opposto e non un percorso turistico romagnolo per nostalgici mussoliniani tra la casa natale e la rocca dell’aquila. L’acronimo significa infatti “Architecture of Totalitarian Regimes in Urban Management” e l’obiettivo è contribuire alla riconversione di un patrimonio materiale enorme di edifici sparsi sul territorio europeo, prodotto di un passato inequivocabilmente condannato, per proiettarlo nel futuro democratico del nostro continente. Con questa finalità ATRIUM è stata inserita nell’atlante del Consiglio d’Europa insieme al Cammino di Compostela e ad altre 27 rotte culturali di diverso tema. A questo proposito troverei molto più produttivo, per il progresso democratico e per il nostro futuro, discutere di quali siano le politiche concrete di promozione della micro-economia e del turismo lento sul territorio alla base del programma delle rotte culturali europee come di altri, di quali siano stati i risultati consolidati nei suoi quasi quattro decenni di operatività e magari anche di quali siano possibili strategie per renderlo più utile ed efficiente.

I molti riferimenti errati di cui è costellato il post di Bernabei, sia nominali (la Romagna non è un’area di 400.000 abitanti, ma di 1.000.000) sia di merito (identificare nella sparuta Predappio la principale attrazione turistica della Provincia di Forlì risulta per lo meno grottesco a fronte di bacini turistici come quello di Cesenatico), mi fanno pensare che il suo stesso richiamo “Let’s turn to ignorance first” risulti assai indicato anche a lui e non solo ai concorrenti dei quiz televisivi. Ma a parte i battibecchi, credo che la forza di rigenerare il patrimonio materiale del passato, per quanto sconveniente, per reimmaginare il nostro futuro sia la sostanza fondamentale per alimentare una matura coscienza democratica, antifascista e antirevisionista. 

Roberto Pasini