Una pecora, anzi un montone, in formaldeide dentro una cassa trasparente come opera d’arte e ad Arezzo scoppia la polemica. L’ovino morto firmato dall’artista inglese Damien Hirst sarà visibile da domenica 15 giugno nella città toscana all’interno della mostra Icastica, al cui interno saranno presenti le opere di un’altra quarantina di artisti.

La presenza dell’affermato esponente d’arte contemporanea (le sue ‘composizioni’ valgono oltre i 70 milioni di dollari, ndr) ha scatenato le ire delle associazioni animaliste di Arezzo e della Toscana. “Non ci esprimiamo sul valore delle opere, anche se ricordiamo che la carriera di Hirst è stata dichiarata dai critici in parabola discendente, ma sul valore etico”, hanno spiegato le associazioni animaliste Enpa, Lav, Oipa, Wwf e Leal in una lettera spedita al sindaco di Arezzo che su Facebook ha sfiorato le 11mila condivisioni, “Usare gli animali per uno scopo economico o di celebrità è metodo che ci ripugna in quanto non rispettoso nei loro confronti. Ucciderli o sacrificarli per cosiddette “opere d’arte” messe in atto allo scopo di richiamare attenzione non ha, e non può avere, nessuna giustificazione artistica”.

Il 48enne artista di Bristol non è nuovo a questo genere di opere/installazioni in cui animali morti come mucche, vitelli e pecore vengono imbalsamati, immersi in formaldeide e diventano soggetti dell’opera. È del 2004 il simbolo della sua carriera artistica: “The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living”, consistente in uno squalo tigre di oltre 4 metri posto in formaldeide dentro una vetrina; o ancora nel 2012 alla Tate Modern Gallery di Londra, Hirst fu contestato dagli animalisti londinesi per aver inserito artificialmente, fatto crescere e morire più di 9000 farfalle in una stanza senza finestre. “Intanto Hirst non è l’unico artista di Icastica che è, oltretutto, un museo diffuso con decine di opere e location mostrate gratuitamente agli spettatori”, spiega a ilfattoquotidiano.it l’assessore alla cultura di Arezzo, Pasquale Macrì, che attende anche Dario Fo tra gli ospiti per inaugurare la kermesse, “sull’opera contestata posso intanto dire che l’animale non è stato ucciso appositamente e che l’obiettivo di Hirst è quello di mostrarci i diversi aspetti della morte, impossibile da immaginare per noi vivi perché non la vediamo, sganciandola da quell’alone di paura e dolore che spesso la circonda”.

“È una gran caduta di stile dell’amministrazione aretina che si era contraddistinta, oltretutto, per aver approvato un “Regolamento Comunale di Tutela e Benessere animali” all’avanguardia”, spiega Alessandra Capogreco, presidente Enpa di Arezzo, al fattoquotidiano.it, “Non siamo critici d’arte, ma pensiamo esista un’etica che pone limiti all’artista oltre i quali non andare. Provocatoriamente mi chiedo: perché allora, per esempio, non vengono mostrati feti abortiti come opere d’arte? La verità è che non sappiamo con certezza se Hirst abbia ucciso o meno quell’animale. Pensiamo che sia un’operazione commerciale per richiamare turisti ad Arezzo, città che ha ben altro da ammirare come i dipinti di Piero Della Francesca”. Le associazioni animaliste avevano dapprima organizzato un sit-in per domenica 15 giugno davanti al museo di Piazza San Francesco, poi hanno lasciato in sospeso il loro intento: “Formalmente la protesta non è confermata – conclude la Capogreco – certo è che se qualcuno dei nostri associati passa di lì e dichiara ad alta voce il suo dissenso mi aggiungo volentieri, e credo che questo lo farebbero anche altri. Il malumore creato in città da questa faccenda è elevato”.

“Se domenica gli animalisti protestano hanno tutta la mia approvazione”, dichiara Vittorio Sgarbi a ilfattoquotidiano.it, “a mio avviso Hirst è una sorta di vetrinista, le sue pecore tagliuzzate non mi interessano. Risponde appieno alla mia distinzione tra arte implicata, un’arte che ci prende e ci travolge nella sua dimensione spirituale come Bacon o Balthus, e arte applicata, dove l’arte coincide con la pubblicità, la comunicazione, il marketing come in Hirst. E soprattutto smettiamola con la leggenda dove mi si dipinge come colui che odia l’arte contemporanea: affermazione falsa, tanto che a Icastica suggerisco la visione delle opere di Javier Marin, un genio”.