Ci sono 820 mila ragioni che rendono Matteo Renzi poco convincente quando promette di fare sul serio contro la corruzione dilagante, dall’Expo al Mose. Ogni giorno sentiamo suonare dai grandi quotidiani le fanfare dell’arrivano i nostri.   

Su Repubblica, ieri, Simona Bonafé prometteva: “Chi sbaglia deve pagare”. Sul Corriere, Debora Serracchiani garantiva: “Con la nuova guardia non ci saranno più ambiguità”. Renzi ieri ha assicurato i poteri al super commissario anti-corruzione Raffaele Cantone e ha annunciato il Daspo per i dirigenti che sbagliano. Intanto, però, continua a lasciare al suo posto di Capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture, Ercole Incalza.

Se Renzi vuole tenere Incalza a comandare la cabina di regia delle grandi opere ha una sola strada: prima deve farsi spiegare dal suo dirigente perché l’architetto Zampolini ha tirato fuori 820 mila euro (520 mila euro in assegni circolari e 300 mila euro in assegni bancari) nel 2004 per pagare una casa al genero del dirigente pubblico, che ha tirato fuori solo 390 mila euro. Nello stesso periodo in cui la Cricca di Anemone pagava parte della casa di Scajola, faceva esattamente lo stesso con la casa scelta dalla figlia di Incalza, mai indagato per questo, anche se Zampolini ha raccontato che andò con lui a fare un sopralluogo in questa casa da sogno: 8,5 vani catastali a due passi da piazza del Popolo, valore reale di un milione e 140 mila euro, come da preliminare curato dal solito Zampolini.

Incalza è stato confermato da Lupi nel febbraio 2014, nonostante la storia della casa e nonostante sia indagato a Firenze per la vicenda del Tav, che coinvolge anche l’ex presidente dell’Umbria del Pd, Rita Lorenzetti. Se non vuole perdere la faccia, Renzi prima di creare per decreto la nuova Autorità dovrebbe togliere dal suo posto chiave un dirigente amico di Lupi, che guida le grandi opere da 12 anni. E anche Cantone ha una bella responsabilità: se accetterà di fare il commissario allo stesso tavolo di Incalza, trasformerà la sua bella storia in una brutta foglia di fico.

il Fatto Quotidiano, 8 Giugno 2014