Basta guardarsi intorno per rendersi conto che siamo circondati dalla plastica! C’è quella utile, di cui non potremmo mai fare a meno (si pensi ai presidi medico-sanitari), e quella inutile. E’ lì davanti, la bottiglietta da cui abbiamo bevuto solo un sorso prima di lanciarla nel cestino. Delle migliaia di tonnellate di plastica che arrivano ogni giorno negli oceani e nel nostro Mediterraneo, l’80 per cento è polietilene ad alta e bassa densità e polipropilene, la schiuma di polistirolo espanso, cioè appunto buste di plastica, bicchieri, bottiglie, involucri vari. Roba inutile di cui non ci libereremo mai. Galleggerà in eterno senza che si riesca a raccoglierla. Mentre guardo la distesa che soffoca il mare, vengo preso da un senso di impotenza, di ineluttabilità”.

A scrivere questo esemplare epitaffio della nostra società e di questo insulso modello di sviluppo è Nicolò Carmineo, che insegna Diritto della navigazione e dei trasporti all’Università di Bari e che ha scritto per Chiarelettere un libro che tutti, ma proprio tutti, dovremmo leggere: “Com’è profondo il mare – La plastica, il mercurio, il tritolo e il pesce che mangiamo”.

Ogni anno muoiono circa centomila esemplari tra tartarughe e mammiferi marini. Un milione di uccelli vengono sterminati da semplici tappi di plastica, ugelli degli spray, persino soldatini e spazzolini da denti. Tutta quella plastica che abbiamo consumato, quasi divorato, va a finire nel nostro piatto. Perché è nel pesce che diamo da mangiare ai nostri figli, convinti che faccia bene alla salute…

Carmineo ha fatto da sentinella, da inviato speciale nella più grande discarica del pianeta, il mare appunto. Ci parlerà di cosa ha scoperto sabato 7 giugno al circolo Fuori Orario a Taneto di Gattatico (RE), alle 15, in occasione della festa del Fatto QuotidianoViva l’Italia viva!”.

A dialogare con lui Silvia Ricci, responsabile per i Comuni Virtuosi della campagna nazionale “Porta la Sporta”, grazie alla quale siamo riusciti a mettere al bando, con un’azione costante e dal basso, l’insensatezza delle borse di plastica per fare la spesa.