Con un post firmato semplicemente “Elon”, il suo nome di battesimo, il fondatore della Tesla annuncia sul blog della casa di avere preso seri provvedimenti per proteggere il pacco di batterie dell’elettrica Model S, la superberlina da 70 mila euro in su, già premiata in America con il massimo punteggio in sicurezza mai assegnato dall’ente federale Nhtsa. “Nel 2013, degli insoliti incidenti hanno danneggiato il sottoscocca di due Model S e portato all’incendio delle auto”, si legge nel blog di Elon Musk. “Purtroppo questi incidenti hanno ricevuto più titoli nazionali rispetto agli altri 200.000 incendi di auto a benzina avvenuti lo scorso anno solo in Nord America”, nota con vena polemica. Per mettere a tacere l’allarmismo verso le elettriche, prosegue Musk, la casa ha deciso mantenere più elevata l’altezza da terra dell’auto e, contemporaneamente, di proteggere il sottoscocca con uno scudo composto da tre strati di alluminio, plastica e titanio. Per dimostrarne l’efficacia, la Tesla ha effettuato prove severissime: i collaudatori hanno persino lanciato l’auto in velocità sopra grossi pezzi di metallo e blocchi di calcestruzzo, pubblicando sul blog i video che dimostrano la tenuta della lastra. Tutte le Model S prodotte dal 6 marzo escono dalle linee di montaggio dell’impianto californiano di Freemont già aggiornate, ma i clienti che volessero fare modificare l’auto e aggiungere lo scudo sottoscocca lo potranno fare senza spese.

Tesla

Il 42enne Elon Musk, fondatore fra l’altro anche del sistema di pagamento PayPal e della compagnia aerospaziale SpaceX, si sta scontrando con le lobby e le leggi della rigida industria automobilistica americana. Non solo ha subìto l’indagine conoscitiva dell’ente federale Nhtsa sugli incidenti incendiari (in cui, ci tiene a precisare Musk, non c’è stato nemmeno un ferito): la giovane azienda sta anche affrontando i problemi sorti in diversi Stati con le associazioni di categoria che proteggono gli interessi dei concessionari. In alcuni Stati americani, infatti, sono in vigore leggi che obbligano le case automobilistiche a distribuire i loro prodotti esclusivamente attraverso una rete di concessionari. A causa di questi regolamenti, la Tesla non avrebbe il permesso di commercializzare direttamente le sue auto nei punti vendita aziendali. Eppure, spiega Musk nel blog, la distribuzione diretta è l’unico modo di sopravvivere per la Tesla: i concessionari non hanno interesse a promuovere le elettriche quando possono molto più facilmente piazzare le auto tradizionali, che per giunta hanno anche bisogno di più manutenzione e dunque assicurano guadagni continui alle officine. Lo scontro è aperto: nel New Jersey, per esempio, il governatore Chris Christie ha approvato un regolamento che il fondatore della Tesla non esita a definire “mafioso” per proteggere i concessionari; basta leggere il tono dei suoi post sul blog Tesla per capire che Elon Musk non ha intenzione di piegarsi alla “lobby dei dealer”. Per aggirare la legge, i punti vendita Tesla nel New Jersey diventeranno dei semplici show room e gli acquisti si perfezioneranno on line. Più morbido l’approccio dello Stato di New York, che non farà chiudere i cinque saloni esistenti, ma chiede il ricorso alle concessionarie esterne per eventuali ulteriori espansioni della rete commerciale. 

Nonostante questi intoppi, comunque, la Tesla non arresta la sua corsa verso il successo: secondo Elon Musk, nel primo trimestre di quest’anno l’azienda dovrebbe finalmente registrare il suo primo profitto, dopo aver ammortizzato i costi per la progettazione e l’avvio produttivo della Roadster e della Model S. Nel 2015 debutterà un terzo modello, la crossover elettrica Model X (nella foto sopra, dietro a Musk), costruita sulla base della Model S. Per il 2016 o il 2017 è attesa anche una più piccola ed economica berlina elettrica. Il progetto, nel medio termine, è ambiziosissimo: assemblare circa 500.000 Tesla l’anno entro il 2020 (per farsi un’idea, la Model S è attualmente a quota 20.000 unità l’anno), i cui accumulatori saranno costruiti in una fabbrica chiamata “Gigafactory” in grado di produrre più batterie agli ioni di litio di quante non siano state prodotte in tutto il mondo nel 2013, con costi del 30% inferiori rispetto ai concorrenti già a partire dal 2017. Nella Gigafactory, che nascerà in uno degli Stati sud-occidentali degli Usa, Tesla e i suoi finanziatori investiranno fra i 4 e i 5 miliardi di dollari, a cui s’aggiungono i costi di sviluppo dei nuovi modelli e l’espansione della rete di vendita e di ricarica: altri miliardi di dollari. Alcuni osservatori sono scettici sulle possibilità, per la Tesla, di passare da marchio di nicchia a costruttore di grande volume, ma al ragazzo delle start-up, ormai è chiaro, piace pensare in grande.