Lo scrittore e musicista Gianfranco Manfredi, la cui pagina Facebook, se non insegnata a scuola, dovrebbe essere letta quale poderoso antipiretico per gli stati febbrili a cui il nostro Io è periodicamente sottoposto, ha, tempestivamente, pubblicato una evidenza:

“Oggi è il giorno di quelli cui dell’Oscar non gliene frega un cazzo al punto che solo dell’Oscar scrivono. Poi ci sono quelli che proprio non capiscono che gli Oscar si danno ai film e non al nostro personale giudizio sui film. Se danno l’Oscar a un film che ti è piaciuto, non l’hanno dato a te. E se viceversa danno l’Oscar a un film che non ti è piaciuto non ti hanno necessariamente dato del cretino. Tu non sei preso in considerazione dalla giuria, fattene una ragione!”

Nel fiorir di giudizi, critiche, panegirici, esaltazioni, recensioni, accuse è la riflessione più fulminante mi sia toccato in sorte di leggere. E non è un caso se a scriverla è un artista schivo e fuori dalle orbite, tante e tutte autoreferenziali, a cui ci hanno abituato le chiacchiere salottiere del mondo mass mediatico.

Afflitti da evidente sindrome egomanica, ad eccezione delle prime comunioni e delle cresime, discettiamo con apparente autorevolezza di tutto. Dall’economia alla fisica, dall’arte alla medicina, dal crimine alla cucina. E ci adombriamo se i giudizi, gli scritti, gli intenti derivanti da questa nostra enciclopedica conoscenza, non vengono soppesati con adeguata considerazione o non attraggono l’interesse di chi di dovere.

Pare che la scolarizzazione di massa sia fallita nel pilastro fondamentale, ovvero nella capacità di formare un cittadino il cui esercizio critico non possa esimersi dalla consapevolezza del senso del limite. Pare, in altre parole, che spalmare il proprio ego su tutto e su tutti sia pratica da cui non ci si possa esimere.

Un “odore” che da maggior gusto all’universo a cui manca, terribilmente manca, il nostro contributo.