Trecentosedici esuberi, che riguardano 298 operai (su circa mille) e 18 impiegati (su 64), e 32 milioni di investimento. E’ quanto prevede il piano di Electrolux per lo stabilimento di Porcia per il 2014-17. Nel corso dell’incontro con i sindacati in un albergo di Roma, l’impresa ha confermato la riduzione di tre euro sul costo dell’ora lavorata ma ha assicurato che non avrà un impatto sui salari perché si agirà sulla decontribuzione. Ma i numeri, secondo la Uilm, non tornano. “Il piano per Porcia – ha affermato il coordinatore nazionale del settore degli elettrodomestici, Gianluca Ficco prevede 450 esuberi su 1050 dipendenti, a causa di una riduzione progressiva dei volumi da 1,15 milioni di pezzi odierni a 750 mila nel 2017”. Il sindacalista ha spiegato che il numero degli esuberi è calcolato sull’orario contrattuale di 40 ore settimanali, che l’azienda “ha messo nero su bianco di non voler mettere in discussione”.

Per lo stabilimento in provincia di Pordenone, che già si posiziona nella gamma medio-alta, l’azienda punta sull’innovazione del prodotto e sul rafforzamento dell’alto di gamma. L’azienda, sottolineano fonti interne, ha inoltre indicato come indispensabile il rifinanziamento per i contratti di solidarietà, in modo da proseguire con lo schema del “sei più due”, mentre considera non percorribile l’ipotesi di non poter ricorrere alla solidarietà. La scorsa settimana il ministro uscente dello Sviluppo, Flavio Zanonato, aveva però detto che al momento non ci sono le risorse per rifinanziare tale misura. Electrolux ha inoltre rivisitato il piano industriale per lo stabilimento di Susegana, in provincia di Treviso, per il quale ha prospettato il mantenimento della produzione di 94mila frigoriferi della linea Cairo 3 dei 158mila che inizialmente aveva previsto di trasferire in Ungheria.

L’obiettivo del governo è che “Electrolux non chiuda neanche uno dei centri di produzione, incluso quello più a rischio”, Porcia (Pordenone). Ma non di soli investimenti per la ricerca è composta la ricetta Zanonato per trattenere le imprese in Italia. Ci sono anche gli ammortizzatori sociali, come sottolinea lo stesso ministro: “Cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali che consentano ai lavoratori di conservare il loro reddito”.

“E’ molto importante quanto emerso finora nella riunione tra la Electrolux e le organizzazioni sindacali; il piano industriale illustrato contiene infatti investimenti per 150 milioni di euro nei prossimi quattro anni destinati agli impianti di Porcia, Susegana, Solaro e Forlì”. Ha afferma Anna Trovò, segretaria nazionale della Fim-Cisl, impegnata nel faccia a faccia con i vertici di Electrolux a Roma. 

“Sulla vertenza Electrolux occorre ritrovarsi con le parti al tavolo presso il dicastero dello Sviluppo economico e per farlo attendiamo la composizione del nuovo governo e la nomina del ministro competente”. Lo ha detto Rocco Palombella, segretario generale della Uilm ai microfoni di ‘News Economy – Ultime dall’economia”‘ su Radio 1 Rai. “Domani – ha anticipato – sarò a Porcia per tenere le assemblee con gli addetti interessati. Questo stabilimento, in provincia di Pordenone, è il cuore della multinazionale svedese degli elettrodomestici in Italia e solo per questo non può chiudere. La lotta dei lavoratori è stata utile a ridimensionare la posizione della proprietà, ma tutto va ora consolidato in sede ministeriale al più presto”.

Per la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, quello di oggi è “solo l’inizio della trattativa, un punto di partenza da cui proseguire per sviluppare un discorso più articolato e più soddisfacente”. “L’oggetto vero della discussione e il nodo da sciogliere – ha proseguito Serracchiani – non è il numero dei posti di lavoro da tagliare, ma la qualità dell’investimento strategico nello sviluppo dello stabilimento. Questo sarebbe un piano industriale propriamente detto, altrimenti continuiamo a parlare di esuberi e di riduzione del potenziale produttivo, che non ci interessano”. “Confermo che la Regione è pronta a mantenere gli impegni presi ma questo – ha concluso – non può valere a senso unico”.