Carlo Giovanardi ed Ivo Opstelten sono nei rispettivi paesi, i due ‘’ultimi giapponesi” della guerra alla droga.

Il primo non ha bisogno di presentazioni, lo conosciamo tutti fin troppo bene, mentre il secondo è un curioso personaggio che dal 2010 ricopre l’incarico di ministro della giustizia dei Paesi Bassi.

Cosa hanno in comune i due? Molto più di quanto non sembri: Opstelten è un conservatore vecchia scuola, uno uomo di apparato che ha ricoperto la carica di sindaco in ben cinque città diverse ed è noto all’opinione pubblica del paese per le dichiarazioni ‘telegrafiche’ alla stampa: “si”, “no”, “decido io, non loro”, “tolleranza zero”. Tra i bersagli preferiti dalle iene olandesi di “Powned”, è il nemico giurato dei coffee shop e della politica di tolleranza sulla cannabis.

Tanto lui, quanto Giovanardi, possono “vantarsi” di aver provocato, con la loro grottesca visione del mondo (e delle droghe), catastrofi politiche e sociali annunciate: lo dicevamo in tanti, nel 2006, che l’equiparazione tra droghe leggere e droghe pesanti della Fini-Giovanardi avrebbe aperto le porte del carcere ai consumatori, lo dicevamo in tanti nel 2012 che in Olanda la chiusura dei coffee shop agli stranieri avrebbe riportato lo spaccio in strada. Entrambe le profezie, puntulamente, si sono avverate. Anzi no, su una cosa sbagliavamo, tutti noi che da anni seguiamo le politiche pubbliche sulle droghe: non avevamo previsto  la portata con cui si sarebbero materializzati gli effetti nefasti della Fini-Giovanardi, in Italia, e del wietpas nei Paesi Bassi. Oggi le carceri italiane sono colme di gente  dentro per  droga, le strade delle città olandesi di frontiera, sono invase di spacciatori. E tutto questo solo per accontentare la smania di visibilità mediatica del mini-zar antidroga di turno.

Se quella di Giovanardi è sempre più una battaglia solitaria e senza orizzonte (e ora senza neppure la legge che aveva difeso con le unghie e con I denti per ben otto anni) quella dell’imperturbabile Opstelten vive anch’essa solo grazie al suo generale; i sindaci delle grandi città, di tutte le grandi città dei Paesi Bassi, vorrebbero che le loro amministrazioni fossero autorizzate a coltivare cannabis e rifornire i coffee shop, cosi da far uscire completamente dall’illegalità.

Ma Ivo non ci sta “No. Decido io, non loro”. Evviva la democrazia ed il dialogo! E infondo lo zar antidroga all’amatriciana (o se preferite al cotechino, prodotto tipico della sua terra), non è stato in questi anni da meno del suo collega al cacio di Gouda: tra Carlo Giovanardi e Giovanni Serpelloni, suo fedele scudiero al Dipartimento Politiche Antidroga (Dpa una sorta di versione low-cost del Ddea americano, che di questo scimmiotta anche la sigla) hanno dato un bel filo da torcere a chiunque abbia osato criticare le assolute verità del Dipartimento, eretto quest’ultimo a custode della incostituzionale l.46. Caduta quest’ultima, aspettiamo con impazienza anche la soppressione del Dpa (già cancellato dal governo Prodi nel 2006 e resuscitato nel 2008, all’indomani della vittoria di Berlusconi). 

Se Ivo oggi, con l’ ultima trovata della distanza dei coffee shop dalle scuole, ha messo in atto solo l’ultimo di una serie di “dispetti” (non potendo fare di più, si accontenta però di ”infastidirli”) a Carlo non resta che tuonare contro la Corte Costituzionale gridando al complotto e strapparsi i capelli elencando la lista di sciagure che si abbatteranno sull’Italia privata della sua legge.

Magari per risparmiare delusioni ad entrambi, sarebbe ora che qualcuno, con tatto, li informasse che possono deporre le armi: la guerra è finita.