Il drammone è lì a un passo, palpabile, quasi fisico, si insinua anche tra i più scettici, e si riassume in una sola, semplice, definitiva, domanda: e se Lui rivince? Ecco, se B. dovesse rivincere per la ventesima volta (perdonate la stima per modestissimo eccesso ma ci ha talmente sfinito a me paiono davvero venti) qualche piccola, sincera, conclusione sarebbe il caso di tirarla. Se B. vince le prossime elezioni da Pregiudicato, quale ormai il casellario giudiziario lo considera, la primissima è cade d’incanto tutto l’impianto complottardo che ha ispirato la sua litania in questo faticoso ventennio e cioè che sia stato immaginato, ordito, e infine degnamente rappresentato, un gigantesco complotto dei giudici ai suoi danni. Il mondo intero sosteneva che quest’ultima mazzata della sentenza definitiva, dei ceppi ai suoi arti inferiori, della clausura forzata da qualche buon prete che ne accetti i servigi come redenzione sociale, ne avrebbe definitivamente sedato gli istinti assassini. E invece, come matematicamente osservano quasi tutti i sondaggisti, con il passaggio a destra-destra di quell’uomo dalla schiena modulabile che è Pierferdinando Casini, l’amico Fritz arriverebbe al 37,5 per cento, appena mezzo punticino oltre la fatidica soglia del premione di maggioranza. Capite, mezzo punticino, neanche un punto intero, roba da presa per i fondelli.

Ma torniamo a bomba. Torniamo al fatto che i giudici, quelli almeno che in maniera disomogenea in tutti questi anni si sono applicati al Cavaliere, non sono riusciti nel loro obiettivo. Che era poi quello – hanno raccontato in moltissimi – di annientarlo. Dal che si potrebbero applicare un paio di conclusioni: la prima è che i medesimi non contassero una cippa o che almeno il mestiere di annientatori non lo sapessero fare, la seconda è che non ne avessero la più pallida intenzione. Da parte nostra, ma è un parere più che personale, pensiamo che qualcuno si sia accanito un po’ troppo ma che la stragrande maggioranza abbia agito semplicemente per codici. La morale è che adesso se il Caimano rivince, non la potrà più menare con quella litania dei giudici complottardi, dovrà trovarsi qualche altro passatempo, ma pensiamo che rivincere a quasi ottant’anni gli potrà restituire almeno la voglia di qualche festino.

Piuttosto, toccherà a noi cittadini trovare qualche lenimento morale per evitare un suicidio di massa. Uno, straordinario, è quello di pensare che ancora una volta il Partito Democratico è riuscito nell’impresa di perdere quando il suo avversario, ai blocchi di partenza, partiva senza un braccio e una gamba. Impresa davvero titanica a cui sembra che anche Matteuccio Renzi stia offrendo il suo valido contributo. Il paradosso se vogliamo anche molto divertente è che il sondaggista Noto ci certifica che prenderebbe più voti se si facesse il suo partito, la sua lista personale, la sua “Matteo Renzi and friends”. E quella di Noto, in fondo, è la certificazione matematica e scientifica, che il nostro ragazzo di Firenze con la sinistra non c’entra una beneamata mazza. E che quindi, ma questolo diciamo noi, sarebbe forse il caso di portare finalmente i libri del Pd in tribunale per sarcirne il definitivo fallimento. Insomma, come vedete, se rivince B. non tutto verrà per nuocere.

Ps. non ho mai nominato Berlusconi in tutto l’articolo. Lo faccio solo adesso. Mi sono comportato come Veltroni in quella famosa campagna elettorale, quando credette che fosse molto fico ignorarlo (e umiliarlo) in quel modo. Regolarmente perse. Batterlo politicamente, mai pensato?