Tu chiamalo, se vuoi, il Forza Italicum. Anche per i sondaggisti la nuova legge elettorale rischia di far vincere il partito di Arcore. E sarebbe un bel guaio per il segretario Pd, che in tal caso la fossa se la sarebbe scavata da solo, concordando la legge elettorale direttamente con l’avversario. L’ultimo ad avvertirlo del rischio, in ordine di tempo, sembra sia stato un peso da novanta come Romano Prodi: “Attento Matteo, con l’Italicum rischi non solo di far rinascere il Cavaliere ma anche di farlo vincere”. Boatos a sinistra, subitanee smentite da parte del professore, ma la frittata è fatta. Ma è davvero così? Se non si fida degli amici, Renzi può sempre prestare l’orecchio ai nemici come Matteo Salvini (“Se c’è uno che può ridere è Berlusconi”). E se anche questa campana non basta, restano appunto i sondaggi politici che, numeri alla mano, indicano che l’allarme a sinistra è più che giustificato: l’ottimismo da goldenboy di Renzi, che punta sul proprio gradiente personale e sull’autosufficienza del partito, è un fattore di altissimo rischio per il centrosinistra. E di belle speranze per Berlusconi.

Certo è che la strategia del Pd sembra sorprendere anche gli osservatori più scaltri e avvezzi a individuare ragioni di calcolo elettorale. Sulle mosse di Renzi in materia, a quanto pare, ci sono molti dubbi. “Le coalizioni sono praticamente alla pari al 36,5% e quella che vince rischia di passare al fotofinish, per qualche decimale” spiega Antonio Noto di Ipr Marketing. “Il centrodestra, dunque, potrebbe essere avvantaggiato dalla legge elettorale che ha concordato con Renzi perché ha una maggiore forza di aggregazione, come dimostra il repentino riposizionamento di Casini. Inoltre può contare su partiti satellite che su una forbice dell’1-2% possono fare la differenza”. E dunque, perché puntare tanto sul premio di coalizione? “La speranza del centrosinistra, evidentemente, è di andare al ballottaggio dove potrebbe incassare i voti di 2/3 dei grillini e battere il centrodestra per dieci punti, il 55% contro il 45%”.

Renzi si sta scavando la tomba da solo? “Diciamo che la sua strategia è un po’ alla Veltroni, come se bastasse solo il Pd. Mentre Berlusconi apre la coalizione in vista del premio, Renzi lancia messaggi opposti, al motto ‘non bisogna conquistare i leader ma i voti degli elettori’” continua Noto. Sbaglia? “Nel suo massimo exploit, Veltroni non era andato oltre il 33%. E’ vero che Renzi ha un forte gradimento, sicuro oltre il 50%. I dati ci dicono anzi che il suo consenso è superiore a quello del Pd, al punto che paradossalmente il partito per lui è una zavorra, ne imbriglia il potenziale elettorale.  Molti moderati voterebbero lui ma non il Pd” è il parere del sondaggista di Ipr Marketing. E quindi come si spiega la sua strategia? “Dipende dal posizionamento che ha in mente. Se pensasse di fare un altro partito Renzi avrebbe azzeccato tutte le mosse, ma se pensa ancora di essere il candidato del Pd allora giocare sull’autosufficienza rischia di rivelarsi una strategia perdente per lui e vincente per Berlusconi”. 

Anche secondo un altro sondaggio questo rischio è tutt’altro che remoto. L’istituto Ixè di Trieste diretto da Roberto Weber ha misurato la forza dei leader registrando effettivamente una crescita dei consensi di tutto rispetto per il sindaco di Firenze: il 58% delle preferenze, praticamente il doppio del gradimento rispetto a tutti gli altri leader, da Berlusconi (24%) ad Alfano (23%) e fino a Grillo (32%). Ma se si va a vedere l’effetto sul Pd non c’è trascinamento. Il Partito Democratico si conferma il primo partito politico italiano con il 31,4% delle intenzioni, che salgono dello 0,3% rispetto alla precedente rilevazione ma ancora molto lontane dalla soglia del 37% che metterebbe il Pd al riparo dalla sconfitta (e dal rischio di aver regalato l’ennesima vittoria a Berlusconi). 

Anche per Maurizio Pessato, presidente di Swg, non c’è automatismo che tenga: la nuova legge elettorale riapre più che mai giochi che sembravano chiusi. “Certo qualcosa il Pd ha recuperato rispetto all’autunno, al tempo di Bersani per capirci – spiega Pessato – Ma non bisogna confondere il gradimento personale del leader con quello del partito. Non dimentichiamoci che storicamente in Italia centrodestra e centrosinistra sono andati più volte alla pari e poi il primo ha mostrato una forza di recupero sul secondo inaspettata e dirompente. Poi c’è il M5S – continua il sondaggista – ma certo aver improntato la partita verso la vittoria tra due grandi coalizioni da una parte riduce il rischio del terzo incomodo, dall’altra rende l’esito delle sfida tra i primi due assai poco scontato. E Berlusconi, da questo punto di vista, torna in campo con grandi possibilità di vincere”.

Lo stesso scenario ipotizza un sondaggio Ipsos dei giorni scorsi, che ha subito “benedetto” il ritorno dei centristi nell’alveo del centrodestra. L’istituto di Nando Pagnoncelli ha fatto sapere che l’alleanza tra Fi e Udc porterebbe il centrodestra ad ottenere il 37,9% dei consensi, affermandosi al primo turno e, con il premio di maggioranza, a conquistare 326 seggi. Insomma, conferma il rischio che la legge elettorale partorita da Renzi e Berlusconi possa produrre uno scenario potenzialmente pericoloso per il Partito democratico.